Quanno chiove

di Pino Daniele

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

A luglio, al Giffoni Film Festival, una sala gremita canta Quanno chiove insieme a Napule è e Quando, in attesa dei protagonisti di Je so' pazzo, il film di Nicola Prosatore su Pino Daniele. ANSA racconta quel coro e le parole di Massimiliano Caiazzo, che si rivolge ai ragazzi presenti: spera che il film li faccia innamorare di questa musica.

È un buon motivo per riascoltarla oggi: una canzone può arrivare prima del film che dovrebbe farla conoscere. La sala la sa già, la canta mentre aspetta. Per proseguire quell'ascolto ci sono anche Napule è e Je so' pazzo: un piccolo percorso nella voce di Pino, senza bisogno di aver vissuto quegli anni.

Ettore · A cura della Redazione ·

Si comincia da un rumore di passi. Qualcuno scende le scale di corsa, senza guardare, e qualcun altro lo sente. Io mi immagino due vicini, una porta socchiusa, una vita che arriva all'altra attraverso i rumori. Non lo dice il testo: è la scena che mi viene in mente ascoltandolo. Al centro sento un'attenzione che dura più di uno sguardo. Chi canta vede quella persona ogni giorno e si accorge che qualcosa è cambiato:
Ca ridenno vaje a fatica'
Ma mo nun ride cchiù
Prima andava al lavoro ridendo. Adesso no. È un dettaglio minuscolo: a me sembra che notarlo conti più di ogni dichiarazione.

Su chi sia lei, e su quale sia il suo lavoro, se ne sono dette tante. Una lettura, riportata anche da Wikipedia, ne fa una prostituta: c'è il buio che arriva, c'è lei che si veste, c'è la vergogna di farsi incontrare. Pino Daniele, nella nota sul disco che si legge sul suo sito, la chiama una delle sue prime canzoni d'amore. Non ho trovato parole sue che sciolgano il dubbio, e non voglio inventarle. La canzone sceglie di non dirlo, e in quel silenzio c'è già una presa di posizione: di lei non conta il mestiere, conta come sta.

E come sta lo dice la seconda strofa, quella che a me stringe di più. A lei restano le parole, e la vergogna. Poi qualcuno passa:
Ma passanno quaccheduno
Votta l'uocchie e se ne va
Qualcuno passa, le rivolge uno sguardo e se ne va. Non leggo quel gesto come un rifiuto esplicito: il verso non dice che distolga gli occhi. A colpirmi è piuttosto quel congedo immediato, dopo un'occhiata. Chi canta, invece, ha seguito abbastanza a lungo la sua giornata da riconoscere il sorriso che manca. L'amore, qui, è non fermarsi alla prima occhiata. Non c'è una dichiarazione, non c'è un abbraccio, forse lei non sa nemmeno di essere guardata. C'è un'attenzione ostinata, che a me sembra la forma più povera dell'amore e anche la più tenace.

Allora la pioggia di questa canzone sembrava una promessa. Lei aspetta che piova, si lascia bagnare, e intanto spera che il tempo cambi. Non è un lieto fine: è la pazienza di chi non ha altro. Ma credo che in tanti, in quegli anni, ci abbiano sentito anche la propria attesa, quella di chi abitava un palazzo qualsiasi e aspettava che cambiasse qualcosa, sulle scale, davanti a una porta.

Oggi la riascolto e penso a quante persone incrociamo così: la vicina che esce presto la mattina, il ragazzo del bar che un giorno non sorride, chi lavora di notte mentre noi dormiamo. Possiamo incrociare qualcuno ogni giorno, magari con gli occhi dentro un telefono, senza sapere niente di lui. Quanno chiove non ci chiede di salvare nessuno. Ci chiede una cosa più piccola e più difficile: accorgersi che qualcuno ha smesso di ridere. Il resto, come la pioggia, arriva e passa.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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Foto: Iaconianni family, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

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  1. E te sento quanno scinne 'e scale
    da Quanno chiove, Pino Daniele

    Il primo verbo della canzone non è vedere, è sentire. Prima ancora di comparire, la persona a cui si rivolge è un rumore: passi che scendono le scale. Io mi immagino un palazzo dove le vite degli altri entrano in casa...

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  2. E t'astipe pe nun muri'
    da Quanno chiove, Pino Daniele

    Astipà, in napoletano, è il verbo delle provviste: si astipa quello che si ripone nello stipo, nella credenza, per quando servirà. Qui la donna astipa se stessa. Mentre la vita le scappa lontano, lei si conserva, si...

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  3. L'acqua te 'nfonne e va
    da Quanno chiove, Pino Daniele

    'Nfonnere vuol dire bagnare. La pioggia qui non è un fastidio da cui ripararsi. Ti arriva addosso, ti inzuppa, e se ne va. Io ci sento una specie di sollievo: per un momento qualcosa la tocca senza chiederle niente,...

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  4. Tanto l'aria s'adda cagna'
    da Quanno chiove, Pino Daniele

    Tanto l'aria deve cambiare. Quel tanto è napoletano fino in fondo: non è una speranza ingenua, è una scrollata di spalle che si fa coraggio. Pino Daniele, nella nota sul disco pubblicata sul suo sito, cita proprio...

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