Napule è

di Pino Daniele

1 interpretazione, 4 annotazioni, letta 2 volte.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

In queste settimane Napule è si riascolta al cinema: è nella colonna sonora di Je so' pazzo, il film sui primi anni di Pino Daniele, in sala dal 15 ottobre e primo al botteghino per due fine settimana di fila. Ma a Napoli non aveva bisogno di un film per tornare.

L'11 gennaio 2015, una settimana dopo la morte del suo autore, i cinquantamila del San Paolo la cantarono con le sciarpe alzate prima di Napoli-Juventus. Lo stadio l'ha cantata di nuovo nella festa per lo scudetto del 2023, e per i 2500 anni della città la Fondazione Pino Daniele ne ha fatto una versione nuova, Napule è millenaria. Una canzone scritta a diciotto anni è diventata il modo in cui Napoli si saluta e si festeggia. Chi vuole restare ancora un po' nella sua Napoli può continuare con Tutta n'ata storia.

Ettore · A cura della Redazione ·

Napule è non racconta una storia. Non c'è un amore che finisce, non c'è un personaggio, non succede niente. C'è una frase che torna, sempre la stessa, e ogni volta prova a finire in un modo diverso. A me sembra che il segreto sia tutto qui: è una definizione che non riesce mai a chiudersi. Pino Daniele ci prova con i colori, con il mare, con i vicoli, e a ogni tentativo la città gli scivola via.

E ci prova quasi sempre per coppie: a ogni immagine bella ne segue una che fa male, spesso cambiando una parola sola. Nessuna bellezza arriva da sola, senza la sua ferita accanto. Eppure non c'è rabbia. Le cose belle e quelle brutte sono messe in fila con la stessa voce calma, come si parla di uno di famiglia: se ne conoscono i difetti, e non per questo gli si vuole meno bene.

Allora, a sentirla per la prima volta, colpiva proprio questa voce. Tante canzoni su Napoli la guardano da lontano, con la nostalgia di chi è partito o con l'orgoglio di chi la mostra ai forestieri. Qui invece chi canta sta dentro. Napoli è una camminata nei vicoli, in mezzo agli altri: non un panorama da ammirare dall'alto, ma un posto che si conosce solo passandoci a piedi, spalla a spalla con la gente. E in mezzo a quella gente c'è il suono che a me commuove di più:
Napule è 'a voce de' criature
Che saglie chianu chianu
Criature sono i bambini, e a me è sempre piaciuto che il napoletano li chiami così, creature, come chi è appena venuto al mondo. La loro voce sale piano piano, dalla strada verso le finestre. Subito dopo la canzone si volta verso chi ascolta e gli dice che non è solo. In mezzo alle mille paure trova il tempo di consolare qualcuno. Non promette che le cose cambieranno: dice soltanto che intorno c'è sempre qualcuno, e che quel brusio di bambini è una compagnia. Mi pare la cosa più napoletana di tutta la canzone.

Oggi la riascolto e mi fermo sull'ultima riga della terza strofa. Tutto il mondo conosce Napoli, dice la canzone, eppure:
Ma nun sanno 'a verità
Questo verso pesa più adesso di allora. Napoli la vediamo nei film, nelle serie, nelle fotografie, e ognuno ha un'idea già pronta prima ancora di arrivarci. Perfino il film che in queste settimane racconta i primi anni di Pino Daniele è, in fondo, un altro ritratto della città. La canzone non ci rimprovera: ci avverte con gentilezza che conoscere una città a memoria non vuol dire sapere com'è. Per saperlo bisogna fare come lui: scendere nei vicoli, camminare in mezzo agli altri e ascoltare le voci che salgono. E scoprire, come è successo a lui, che la frase che comincia con Napule è non si chiude mai.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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  1. Napule è mille culure
    da Napule è, Pino Daniele

    È l'attacco, e contiene già il metodo di tutta la canzone. Culure sono i colori, e mille è il numero di chi non li sa contare. Io me li immagino così: il mare, i panni stesi, le facciate, le bancarelle. Ma la canzone...

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  2. Napule è addore 'e mare
    da Napule è, Pino Daniele

    Addore è l'odore, il profumo. In una strofa tutta in salita, tra un sole amaro e una carta sporca, questa per me è l'unica riga senza ombra. La sento come un respiro: per un attimo la canzone smette di giudicare e...

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  3. Napule è 'na carta sporca
    da Napule è, Pino Daniele

    È l'immagine più povera della canzone: un pezzo di carta per terra, di quelli che nessuno raccoglie. E la riga dopo lo dice, a nessuno importa. A me colpisce questo passaggio: la sporcizia vera non è la carta, è...

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  4. Napule è tutto nu suonno
    da Napule è, Pino Daniele

    In napoletano suonno vuol dire sonno, e vuol dire anche sogno. A me piace tenerli tutti e due. Napoli è un sogno perché è bella in un modo che sembra irreale, ma è anche una città che dorme, che aspetta, che non si...

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