Sora Rosa

di Antonello Venditti e Edmondo Giuliani · 1972

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Venditti non l'ha lasciata nel cassetto del Folkstudio. Nel 2014, quando ha riportato in giro per l'Italia le sue canzoni degli anni '70 e '80, il doppio cd dal vivo 70.80 Ritorno al futuro si apre proprio con Sora Rosa, la prima che abbia mai scritto, prima ancora di Roma capoccia. E chi ama il cinema romano di quegli anni la ritrova in La banda del gobbo, dove il Gobbo di Tomas Milian chiama Venditti "un cantautore che nun se batte" e ne ripete i versi.

Io credo che resista perché la vergogna di cui parla non è passata. Una terra che non ti aiuta, gente che si distingue per la cravatta, la voglia di andarsene tenendo per mano qualcuno: la riconosce chiunque abbia fatto una valigia per lavoro, o ci abbia pensato una sera.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • La prima incisione di Sora Rosa non è di Venditti. Edoardo De Angelis e Stelio Gicca Palli, che l'avevano sentita cantare al Folkstudio dall'amico Antonello, la misero nel loro album Il paese dove nascono i limoni, uscito nell'aprile del 1972, qualche mese prima di Theorius Campus. Per questo era l'unico brano del disco di Venditti e De Gregori già conosciuto.
    Fonte: it.wikipedia.org
Ascoltandola mi sono messo a contare le ossa. In Sora Rosa tornano tre volte, e ogni volta passano di mano. La prima è nella strofa contro il "paese marcio", quello
Che vvò mmagnà sull'ossa de chi ssoffre
cioè che vuole mangiare sulle ossa di chi soffre. Le consonanti raddoppiate (vvò, mmagnà, ssoffre) sono il romanesco scritto come si pronuncia, con quella forza in più che i romani mettono sulle parole. Qui le ossa sono il piatto: chi sta in alto mangia, chi sta in basso è mangiato.

La seconda volta le ossa le nomina chi sta in basso, e lo fa ridendo di sé: "Anche se ssemo du' ossa de prosciutti", anche se siamo due ossi di prosciutto, cioè quello che resta quando il prosciutto è finito e nessuno vuole più. È la stessa ironia della battuta più nera della canzone, quando qualcuno invita i poveri giù all'inferno perché almeno lì avranno "er foco pell'inverno", il fuoco per l'inverno. Secondo me la rabbia di Sora Rosa si salva proprio con le battute: senza, sarebbe solo un comizio.

La terza volta è alla fine, ed è un rovesciamento:
Che fforze un giorno chi mmagna troppo adesso
Possa sputà le ossa che ssò ssante
Che forse un giorno chi mangia troppo adesso possa sputare le ossa, che sono sante. Le ossa dei poveri, che all'inizio erano avanzi, diventano reliquie, e restano in gola a chi le ha mangiate. A me è venuto in mente il Magnificat, il canto di Maria nel Vangelo di Luca, dove Dio "ha rimandato i ricchi a mani vuote". Ma la differenza conta: il Magnificat parla al passato, come di una cosa già fatta; qui c'è un "forse" e un congiuntivo, "possa". È una speranza, non una profezia, e mi pare più onesta.

Dove la canzone mi convince meno è nei momenti in cui alza troppo la voce. Il grido "Io mo mme bbutto ar fiume!" (io adesso mi butto nel fiume) è un melodramma da ragazzo, e del resto Sora Rosa è la prima canzone che Venditti abbia scritto, a quattordici anni. Era il figlio di una famiglia della media borghesia, e qualcosa di preso in prestito in questa voce di povero si sente. Eppure regge, perché non parla mai dall'alto: dice "noi", e accetta di non contare "gnente", niente.

Resta Rosa, a cui tutto è detto e che non risponde mai. "Sora" è il modo romanesco di dire signora, e ha le stesse quattro lettere di Rosa, come se il nome si specchiasse nel titolo. Lui le chiede di andare via insieme, "tenémose pe mmano", teniamoci per mano. Ma dove? La canzone non lo dice. I soli posti che nomina sono l'inferno della battuta e il fiume della disperazione. Forse il posto dove andare è la speranza stessa, l'unica cosa che lui chiama "de vero". O forse Rosa è rimasta lì, e la canzone è tutto quello che lui le ha lasciato.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Foto: Io, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate e traduzione

Le frasi più importanti, con la traduzione in italiano e il commento della redazione e dei lettori.

  1. Ah Sora Rosa, me ne vado via
    da Sora Rosa, Antonello Venditti, Edmondo Giuliani

    TraduzioneAh signora Rosa, me ne vado via

    "Sora" in romanesco è signora, accorciato come "sor" per signore, e si mette davanti al nome di una donna che si conosce bene: la vicina, l'ostessa, quella del banco al mercato. L'"ah" iniziale è il richiamo con cui a...

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  2. Che nun ha mmai preso 'na farce 'n mano
    da Sora Rosa, Antonello Venditti, Edmondo Giuliani

    Traduzioneche non ha mai preso una falce in mano

    "Farce" è la falce: il romanesco cambia spesso la l in r davanti a una consonante, come in "er" e "ar" per il e al. Chi non ha mai preso una falce in mano è chi non ha mai lavorato con le mani, nei campi o altrove....

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  3. Se ssemo sotto li calli della ggente
    da Sora Rosa, Antonello Venditti, Edmondo Giuliani

    Traduzionese siamo sotto i calli della gente

    "Se ssemo" è se siamo, "li calli" sono i calli. Stare sotto i calli della gente vuol dire stare sotto i piedi, essere calpestati, come nel modo di dire "pestare i calli" a qualcuno. Ma i calli sono anche quelli che...

    Leggi la nota
  4. Che a ppoco a ppoco m'ha succato l'occhi
    da Sora Rosa, Antonello Venditti, Edmondo Giuliani

    Traduzioneche a poco a poco mi ha succhiato gli occhi

    "M'ha succato l'occhi" è mi ha succhiato gli occhi. È la vita da cui chi parla vuole finirla, una vita che non lo ha colpito con un colpo solo ma lo ha consumato piano. Gli occhi sono la prima cosa che si spegne: per...

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