La collina dei ciliegi

di Lucio Battisti · 1973

Traccia 1 di 8 dell'album Il nostro caro angelo

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Nel 2024, a più di cinquant'anni dall'uscita, la FIMI le ha assegnato il disco di platino per vendite e streaming dal 2009: centomila unità contate dal 2009, cioè in un tempo in cui il 45 giri non si compra più. Vuol dire che qualcuno la cerca ancora, la mette in una playlist, la impara per suonarla a qualcun altro. Io credo che resista perché è una canzone che si rivolge a una persona precisa, e le lascia una domanda, "perché?", a cui ognuno può rispondere a modo suo.

La rimetterei accanto a Il mio canto libero, uscita l'anno prima: lì il volo è una dichiarazione, qui diventa un invito. In un tempo in cui la prudenza sembra la scelta più ragionevole, quell'invito a non restare dietro la collina suona meno ingenuo di quanto sembri.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Il 45 giri uscì nel settembre 1973 per la Numero Uno, con Il nostro caro angelo sul lato B. Nella classifica settimanale dei singoli arrivò al primo posto il 10 novembre 1973 e ci rimase per dodici settimane di fila, fino al 26 gennaio 1974.
    Fonte: it.wikipedia.org
Mi ha sempre colpito che una canzone fatta quasi tutta di volo cominci con una collina che nasconde. Prima dei ciliegi, prima delle braccia tese, c'è un verso che sembra un proverbio di campagna:
E quasi sempre dietro la collina è il sole
Il sole c'è, ma da qui non si vede. All'inizio la collina è un ostacolo, la cosa che sta in mezzo tra noi e la luce. Solo verso la fine diventa un prato da risalire di corsa, "Potremmo correre sulla collina". In mezzo c'è tutta la canzone: il passaggio da una collina che copre a una collina che si sale.

Se la si ascolta con questa idea in testa, ci si accorge che nel testo tutto sale o scende, e niente resta fermo. Qualcosa precipita "giù, giù, giù", e subito dopo i due vanno "ancor più su". Io ci sento una specie di bilancia: perché loro si alzino, qualcosa deve cadere. E i gesti che fanno cadere le cose sono piccoli, quasi maleducati, un colpo di becco e un calcio:
E dando un calcio ad un sasso
Residuo d'inferno
Mi piace molto quel "residuo". L'inferno qui non si sconfigge in battaglia, se ne avanza un pezzo e lo si allontana con la punta della scarpa, come si fa camminando su una strada sterrata. E qualche verso prima la canzone ha già detto di che inferno si tratta: le antiche gelosie, "la paura che inquina e uccide i sentimenti". Non un nemico esterno, una cosa che ci si porta dentro. Per questo la liberazione ha l'aria di un gioco da ragazzi più che di una rivoluzione.

Mentre la riascoltavo pensavo a Cosimo del Barone rampante di Calvino, che a dodici anni sale su un albero per non piegarsi alla tavola di famiglia e non scende più. Anche lì c'è una ribellione che consiste nel salire. Ma Cosimo sale da solo, e la sua è una libertà che lo separa da tutti. Qui invece non si sale senza l'altra: tutto il testo è un invito, quasi una supplica rovesciata.

Ed è proprio qui che la canzone mi convince un po' meno. Il narratore chiede a lei di cancellare "quella supplica dagli occhi", ma poi la condizione per lasciarsi alle spalle le antiche gelosie è "Se segui la mia mente". La libertà proposta passa per una guida, e la guida è lui. Il verso più bello, "Le anime non hanno sesso, né sono mie", dice esattamente il contrario del possesso, e io gli credo; però resta il fatto che è sempre lui a sapere dove andare, e lei a dover trovare il coraggio di seguirlo.

Forse è inevitabile: chi invita qualcuno a lasciare la prudenza deve per forza parlare per primo. Non so se lei, alla fine, gli dia la mano. La canzone fa la domanda, "perché?", e non riporta la risposta. Mi chiedo se non sia questa la sua parte più onesta: dietro la collina c'è il sole, ma bisogna essere in due a volerlo vedere.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Il disco Il nostro caro angelo · 1973 Contiene La collina dei ciliegi

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Foto: Rai, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

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  1. Troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante
    da La collina dei ciliegi, Lucio Battisti

    È il verso che somiglia di più a un aforisma, e infatti la gente lo cerca da solo. Mogol non se la prende con la saggezza, se la prende con la sua imitazione: la prudenza che non si muove più. "Stagnante" è una parola...

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  2. Come un colombo intorno a un pallone frenato
    da La collina dei ciliegi, Lucio Battisti

    Il pallone frenato non è un pallone da calcio: è un aerostato trattenuto a terra da un cavo, come quelli che si usavano per osservare dall'alto. Sale, ma solo fin dove la fune lo lascia andare. Per me è l'immagine...

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  3. Planando sopra boschi di braccia tese
    da La collina dei ciliegi, Lucio Battisti

    Qualcuno ci vide il saluto romano, e il verso è rimasto addosso a Battisti come un indizio. Mogol, al Corriere della Sera nel 2005, ha chiamato "sciocchezze" le voci su un Battisti fascista e ha spiegato che le...

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  4. Ora figli dell'immensità
    da La collina dei ciliegi, Lucio Battisti

    Arriva subito dopo "Se chiudi gli occhi un istante", e il paradosso mi piace: l'immensità si vede a occhi chiusi. La parola decisiva per me è "figli". Non padroni dell'immensità, non conquistatori dello spazio: figli,...

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