Funiculì funiculà

di Luciano Pavarotti, Luigi Denza e Peppino Turco · 1880

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

La funicolare del Vesuvio non esiste più, ma per entrare in questa canzone non occorre averla mai vista. A me interessa proprio questo scarto: si può condividere una memoria senza averla vissuta. Il nome del mezzo di trasporto resta sulle labbra come un gioco di suoni, anche quando il suo viaggio è diventato difficile da immaginare.

La riascolterei per quel momento in cui una canzone deve passare da una persona all'altra, non restare nelle cuffie. Non occorre ricordare tutta la storia: bastano poche sillabe riconoscibili per tentare di seguirla. Il piacere non è fare bella figura cantando, ma trovare un punto in cui unirsi. Per me è un buon antidoto all'idea che la musica appartenga soltanto a chi sa eseguirla.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Funiculì funiculà nacque quasi per scherzo nel 1880 a Castellammare di Stabia: il giornalista Peppino Turco invitò Luigi Denza a scrivere una canzone per la festa di Piedigrotta, per celebrare l'inaugurazione della funicolare del Vesuvio. Il successo fu immediato: in un solo anno l'editore Ricordi ne vendette un milione di copie.
    Fonte: treccani.it
Quasi tutti la cantano come una filastrocca allegra, e io per anni l'ho sentita così: un trenino che sale, un coro che batte le mani, una voce di tenore che spinge sempre più in alto. Poi ho letto con calma la prima strofa, in napoletano, e mi sono accorto che racconta una fuga. Il ragazzo dice a Nannina che ieri sera è salito "tu saje addó", tu sai dove: in un posto dove il suo cuore ingrato non può più fargli dispetto.

Quel posto è la cima del Vesuvio, e il motivo per cui lassù si sta bene è detto con una precisione che mi sorprende ogni volta:
Addó lu fuoco coce, ma se fuje
te lassa sta! Te lassa sta!
Lassù il fuoco scotta, ma se scappi ti lascia stare: non ti corre dietro, non ti consuma solo a guardarlo. È un paragone rovesciato. Il vulcano è il fuoco buono, quello da cui ci si può allontanare; il fuoco che non perdona è Nannina, che brucia anche da lontano, con lo sguardo. Si sale sul Vesuvio per mettersi al riparo da una donna. Per una canzone nata per festeggiare una funicolare, è un attacco che non mi aspettavo.

Mi è tornata in mente La ginestra di Leopardi, scritta sulle pendici dello stesso monte, lo "sterminator Vesevo". Per Leopardi il vulcano è la natura che non si cura degli uomini e li cancella. Poco più di quarant'anni dopo, Turco lo addomestica: ci si arriva tirati da una fune, e il pericolo vero è un altro. Non so se sia leggerezza o una forma napoletana di saggezza: il disastro si guarda in faccia, la paura vera è l'amore.

Poi la salita fa il suo effetto. Dalla cima si dovrebbe vedere il mondo, e il testo lo promette con un'esagerazione da imbonitore:
Se vede Francia, Proceta e la Spagna...
Io veco a tte! Io veco a tte!
Si vedono la Francia, Procida e la Spagna, e io vedo te. Qui la canzone mi convince del tutto: il panorama più largo del Mediterraneo si stringe in una persona sola. Il ragazzo era salito per scappare e la ritrova in cima, al posto del paesaggio. La fuga fallisce nel momento esatto in cui riesce.

Dove mi convince meno è il coro. Quel "jamme, jamme 'ncoppa" che torna a ogni giro è irresistibile, ma copre tutto: chi canta in gruppo sente la festa e perde il ragazzo che si confessa. Con l'orchestra e il coro alle spalle la cosa è ancora più evidente: la storia di uno che ha paura di innamorarsi diventa un trionfo. Forse è il destino delle canzoni scritte per far conoscere qualcosa: il ritornello deve vincere sulla strofa.

Eppure l'ultima strofa rimette le cose a posto, almeno per me. Alla fine non è più lui a salire: è la testa che gli è "sagliuta", che gli gira attorno a lei, e dalla bocca esce una proposta di matrimonio. Allora mi chiedo se "jamme 'ncoppa", andiamo su, sia mai stato davvero un invito a prendere la funicolare. Forse era rivolto a lei fin dall'inizio, e la funicolare era solo il pretesto più alto che Napoli avesse in quell'estate.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Frasi commentate e traduzione

Le frasi più importanti, con la traduzione in italiano e il commento della redazione e dei lettori.

  1. Jamme, jamme 'ncoppa, jamme jà
    da Funiculì funiculà, Luciano Pavarotti, Luigi Denza, Peppino Turco

    TraduzioneAndiamo, andiamo su, andiamo, dai

    Parola per parola: "jamme" è andiamo, "'ncoppa" vuol dire sopra, in alto, e "jà" è un'esortazione, come il nostro "dai" o "su". Chi non parla napoletano la canta lo stesso, perché sta tutta nel ritmo. La voce della...

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  2. Nu passo nc'è! Nu passo nc'è!
    da Funiculì funiculà, Luciano Pavarotti, Luigi Denza, Peppino Turco

    TraduzioneC'è un passo! C'è un passo!

    Qui leggo "un passo c'è", non "non c'è un passo": in napoletano "nu" è l'articolo, un, mentre la negazione è "nun". Il verso dice il contrario: dalla terra alla montagna c'è un passo solo. È la promessa della...

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  3. Tirato co la fune, ditto 'nfatto
    da Funiculì funiculà, Luciano Pavarotti, Luigi Denza, Peppino Turco

    TraduzioneTirato con la fune, detto fatto

    "Ditto 'nfatto" è il nostro "detto fatto": appena detto, è già fatto. Tirati da una fune si va in cielo. A me colpisce che il verbo sia passivo: chi sale non fa niente, si lascia tirare. La tecnica del 1880, carrozze...

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  4. Stu core canta sempe nu taluorno
    da Funiculì funiculà, Luciano Pavarotti, Luigi Denza, Peppino Turco

    TraduzioneQuesto cuore canta sempre un lamento

    "Taluorno" indica un lamento prolungato, una cantilena insistente che non finisce mai. Il cuore del ragazzo canta sempre la stessa lagna, e la lagna è una frase sola: sposiamoci. Mi piace l'autoironia, perché chi...

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