Marechiare

di Luciano Pavarotti, Salvatore Di Giacomo e Francesco Paolo Tosti · 1886

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Questa è una canzone che puoi andare a trovare. A Marechiaro, sulla costa di Posillipo, la finestrella che secondo la leggenda ispirò Di Giacomo c'è ancora: sul davanzale c'è sempre un garofano fresco, e accanto una lapide di marmo con alcune note dello spartito e i nomi degli autori. Qualcuno, ogni volta, quel fiore lo cambia.

A me sembra il modo più bello di tenere viva una canzone: non un museo, un fiore da rinnovare. E Marechiare non è rimasta sola: secondo l'Archivio della Canzone Napoletana, quasi duecento canzoni classiche sono dedicate a questo angolo di Posillipo o lo nominano. Se ci vai al tramonto, con questa canzone nelle cuffie, capisci perché in tanti hanno voluto tornarci, almeno con le parole.

Nina · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Salvatore Di Giacomo non amava Marechiare, la più celebre delle sue canzoni. All'amico Alfredo Schettini confidò che era la più brutta che avesse scritto e che la sua fama spettava tutta alla bella musica di Tosti. Il giornalista Roberto Minervini ricordava che lo infastidiva essere presentato come l'autore di Marechiare, e non di Ariette e sunette o di Assunta Spina.
    Fonte: it.wikipedia.org
C'è una cosa che succede a chiunque si innamori, e questa canzone la dice nel primo verso: all'improvviso il mondo intero sembra d'accordo con te. Marechiare comincia con la luna che sorge su un piccolo borgo sul mare di Posillipo, e da quel momento niente sta più fermo.
Quanne sponta la luna a Marechiare
pure li pisce nce fanno a l'ammore,
"Quando spunta la luna a Marechiaro, anche i pesci ci fanno l'amore." Subito dopo anche il mare si mette in agitazione. È un'esagerazione, e secondo me Di Giacomo lo sa benissimo: dentro questi versi c'è un sorriso. Chi è innamorato vede l'amore perfino nei pesci. Io la prima strofa la leggo così, come lo sguardo un po' esaltato di uno che sta per fare una cosa importante e si sente tutto il golfo dalla sua parte.

Il cuore vero della canzone, per me, arriva nella terza strofa. Lui parla degli occhi di lei e li chiama stelle. Fin qui niente di nuovo, lo fanno mille canzoni d'amore. Poi però dice una cosa che mi ha fermata:
sti doie stelle li ssaccio io sulamente,
dint'a lu core ne tengo li ppònte.
"Queste due stelle le conosco solo io, dentro il cuore ne tengo le punte." Le punte. Le stelle, quando le disegni, hanno le punte, e lui se le sente piantate nel petto. Quegli occhi brillano e fanno male, tutte e due le cose insieme. E sono un segreto: le conosce solo lui. Il resto del mondo guarda il cielo, lui ha due stelle tutte sue, e gli pungono.

Poi c'è l'ultima strofa, che è una sveglia. Ha aspettato tanto, "quanno maie tanto tiempo aggio aspettato?", quando mai ho aspettato così tanto, e stasera si è portato la chitarra. Io lo immagino sotto casa di lei, con lo strumento accordato e il discorso pronto da giorni, che non ce la fa più a stare zitto:
Scétete, Carulì, ca l'aria è doce!
"Svegliati, Carolina, che l'aria è dolce." Carulì è il diminutivo di Carolina, e "scétete" vuol dire svegliati. Mi piace che il motivo per svegliarla non sia lui: è l'aria. Non dice "svegliati per me". Dice svegliati, che questa notte è troppo bella per dormirci sopra.

Ecco, io la sento così: la serenata di uno che ha guardato il mare, il cielo e due occhi, e ha deciso che stanotte non si aspetta più. Se ti è mai successo di scrivere a qualcuno a notte fonda solo perché fuori si stava bene e volevi dirglielo, sai già di cosa parla.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Testo

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Quanne sponta la luna a Marechiare
pure li pisce nce fanno a l'ammore,
se revotano l'onne de lu mare,
pe la priezza cagneno culore,
quanno sponta la luna a Marechiare...

A Marechiare ce sta na fenesta,
la passiona mia ce tuzzulea,
nu carofano addora int'a na testa,
passa l'acqua pe sotto e mmurmureia...
a Marechiare ce sta na fenesta....

Chi dice ca li stelle so' lucente
nun sape st'uocchie ca tu tiene n' fronte,
sti doie stelle li ssaccio io sulamente,
dint'a lu core ne tengo li ppònte....
Chi dice ca li stelle so' lucente?...

Scétete, Carulì, ca l'aria è doce,
quanno maie tanto tiempo aggio aspettato?
P'accumpagnà li suone cu la voce,
stasera na chitarra aggio purtata....
Scétete, Carulì, ca l'aria è doce!...

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