Cirano

di Francesco Guccini · 1996

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Nel 2021, nella serata delle cover di Sanremo, Cirano l'ha portata Irama, venticinque anni e fan dichiarato di Guccini. Era in quarantena e in onda andò la registrazione della prova, ma ad aprire la canzone c'era la voce di Guccini, che aveva registrato l'attacco apposta per lui. A me quella sera ha detto una cosa semplice: un'invettiva del 1996 può passare di mano a un ragazzo e restare in piedi.

Io la rimetto quando scorro un telefono pieno di opinioni liquidate in pochi secondi. Qui devo restare ad ascoltare per più di sei minuti, anche quando una frase mi irrita. Non serve essere d'accordo con tutti i suoi bersagli per seguire quella voce fino in fondo. È questo che cerco quando la riascolto: il tempo di misurarmi con parole che non sceglierei, invece di passare subito ad altro.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Il verso che mi porto dietro non è uno di quelli arrabbiati. Arriva quasi in fondo, dopo sei minuti di spada, detto come una cosa ovvia:
Ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
Chi conosce il Cyrano de Bergerac di Rostand sa cosa c'è sotto quel balcone: Cirano nascosto nel buio che parla a Rossana al posto di Cristiano, il bel cadetto che non sa trovare le parole. È la scena più famosa del dramma, e Guccini la rovescia con una riga sola. Il suo Cirano non presta più la voce a nessuno, esce allo scoperto. La canzone intera, per me, è il viaggio da quel nascondiglio a quella frase.

Prima, però, c'è la rabbia, e ce n'è tanta. Il ritornello della stoccata viene dal duello del primo atto di Rostand, quasi parola per parola come nella vecchia traduzione italiana. Lì però era un gioco elegante, quasi una festa. Guccini ci infila in mezzo due parole, "non perdono", e il duello diventa un conto aperto: con i poeti sgangherati, i portaborse, i conduttori, i preti e i materialisti, uno dopo l'altro.

Tra i bersagli c'è un dettaglio che mi diverte ogni volta. Se la prende anche con chi ripete che Dio è morto, e io non riesco a non pensare alla sua Dio è morto, scritta tanti anni prima. Non so se sia una frecciata a sé stesso. A me piace leggerla così: un uomo che si mette anche lui nella fila dei nasi corti, e a tutti, credenti e no, chiede la stessa cosa:
Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali

Poi la canzone gira. Quando resta solo, con quel naso che lo precede di mezz'ora, la spada non serve più e Cirano dice apertamente a Rossana ciò che nel dramma lei scopre soltanto alla fine: dietro lo spadaccino c'è un innamorato che teme di non piacere. Per me la rabbia è il vestito della timidezza. Uno che sa infilzare chiunque con le parole non riesce a dire due frasi alla donna che ama, e allora ripiega sull'unica arma che gli resta, la scrittura.

Dove mi convince meno è proprio nella prima metà. L'elenco dei nemici è lungo, e a tratti somiglia alla lista di chi ci sta antipatico al bar: chi non paga le tasse, i liberisti, i politici rampanti. Mi viene quasi da aspettare il nome successivo per applaudire, ma è proprio questo che mi insospettisce: l'invettiva rischia di dare sempre ragione a chi la pronuncia. È il pericolo di ogni Cirano: affezionarsi tanto al proprio naso da farne una bandiera.

Eppure il finale scioglie tutto. "Se mi ami come sono" è la richiesta più semplice e più difficile della canzone, e la fa uno che per tutta la canzone ha giurato di amare essere odiato. Ogni volta che arrivo al nome finale mi resta un dubbio. Quell'uomo che non si nasconde più ha davvero smesso di combattere, o ha solo trovato l'ultimo duello, quello che si vince abbassando la guardia?

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Foto: Niccolò Caranti, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

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  1. Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
    da Cirano, Francesco Guccini

    Anche qui c'è Rostand: i cadetti di Guascogna sono la compagnia di soldati in cui serve Cirano, e nel secondo atto lui li presenta a De Guiche con una canzone che li chiama spadaccini e bugiardi senza vergogna....

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  2. E al fin della licenza io non perdono e tocco
    da Cirano, Francesco Guccini

    Questa frase viene dritta da Rostand. Nel primo atto Cirano si batte a duello e intanto improvvisa una ballata, annunciando che colpirà l'avversario alla fine del congedo, la strofa breve che chiude la poesia e che la...

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  3. Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
    da Cirano, Francesco Guccini

    Sembra una provocazione di Guccini, invece è quasi una citazione. Nel secondo atto del dramma l'amico Le Bret gli rimprovera di farsi solo nemici, e Cirano risponde che quello è il suo vizio: "Déplaire est mon...

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  4. Io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole
    da Cirano, Francesco Guccini

    L'ombra non è solo modestia. Nel dramma Cirano riesce a parlare d'amore a Rossana soltanto al buio, sotto il balcone, quando nessuno lo vede e la sua voce passa per quella di un altro. Qui l'ombra diventa la sua...

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