Dio è morto, significato

di Francesco Guccini
Significato della canzone Dio è morto di Francesco Guccini
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Dio è morto "parla apertamente di corruzione e meschinità, di falsi miti e di falsi dei. È una canzone importante, [...] che apre la canzone di protesta italiana a temi ulteriori rispetto a quello del pacifismo, e più precisamente veicola un'opposizione radicale all'autoritarismo, all'arrivismo, al carrierismo, al conformismo" [P. Jachia, Francesco Guccini, Editori Riuniti, Roma 2002, p. 30].

Equivocando sul titolo (che richiama la celebre espressione nietzschiana) e fraintendendo il significato del testo, la Rai censurò questo brano che rappresenta uno dei vertici, non solo della produzione gucciniana, ma dell'intera canzone d'autore italiana. 

Il sospetto di blasfemia per quanto riguarda questa canzone può infiltrarsi soltanto in una mente ottusa e "malata" (anche se, dicendo ciò, non ho alcuna intenzione di offendere i responsabili di quella censura): ne sia prova il fatto che Dio è morto venne invece trasmessa da Radio Vaticana. 

Perché? Perché qualche persona intelligente aveva compreso che la canzone in realtà non celebra la morte di Dio ma proclama la necessità di una nuova rinascita spirituale e morale, e rappresenta una critica al "perbenismo interessato", al falso moralismo, all'imperante ipocrisia, al vuoto consumismo, al becero edonismo: e per capire tutto ciò basta fare attenzione alla chiusa, dove di Dio (e non di falsi idoli) si dice apertamente che "è risorto". In fondo, la "morte di Dio" si è manifestata (si manifesta?) "nelle auto prese a rate... nei miti dell'estate... nei campi di sterminio... coi miti della razza... con gli odi di partito"; ma l'autore pensa che la sua generazione (ed essa con lui, vorrei dire) è preparata 

 a un mondo nuovo a una speranza appena nata 
 ad un futuro che ha già in mano a una rivolta senza armi 
 perché noi tutti ormai sappiamo 
 che se Dio muore è per tre giorni e poi risorge. 
 In ciò che noi crediamo Dio è risorto 
 in ciò che noi vogliamo Dio è risorto 
 nel mondo che faremo Dio è risorto. 

La ripresa anaforica finale, l'insistenza sulla "resurrezione" di Dio (cioè sull'esigenza di valori etici, e comunque non dogmatici e definitivi), non suona retorica perché se ne avverte la verità profonda, come del resto dimostra una dichiarazione dello stesso Guccini: 

"Aggiunsi una speranza finale non perché la canzone finisse bene, ma perché la speranza covava veramente". 

Vorrei chiudere questa breve analisi citando ancora Jachia, il cui libro è davvero prezioso e fondamentale per capire a fondo l'ideologia e la poesia di Francesco Guccini.
Scrive dunque l'autore: "Questa canzone, ma in realtà ogni sua canzone di questo e degli altri dischi, è così non solo una trincea di resistenza etica, umana e civile rispetto all'immoralità politica dominante nel mondo e in Italia, ma veicola al suo interno un'organizzazione logico-estetica capace di sopravvivere al passare delle stagioni e delle mode e alle facili strumentalizzazioni politiche.

Non stupisce quindi, ad esempio, il continuo apprezzamento di Auschwitz e Dio è morto da parte dei giovani, laici e cattolici, susseguitisi in questi trentacinque anni" [cit., pp. 31-32]. 

Ma vorrei chiudere davvero con le parole che lo stesso Guccini ha usati per questi due evergreen: 

"A volte mi chiedo come Auschwitz o Dio è morto, canzoni scritte nel 1964-66, piacciano ancora così tanto e appaiano sempre attuali... Il merito però, devo dire, non è del tutto mio ma degli sponsor di queste canzoni, i razzisti e gli imbecilli che, a quanto pare, tornano periodicamente alla ribalta". 

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Immagine dell'utente Alessandro | 30 Punti
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Alessandro67

Bravissimo la tua interpretazione rasenta la perfezione, forse neppure Guccini avrebbe saputo spiegarla meglio complimenti

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Enzo

Un messaggio di speranza di cambiamento contro le violenze, le ingiustizie, l'egoismo, il razzismo, l'arrivismo, il cinismo, l'opportunismo.

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A volte ci sentisiamo soli,insicuri e abbandonati per le tante ingiustizie che ci sono nella vita, nella storia , nel mondo. Ma se poi pensiamo alle cose meravigliose e belle pensiamo che "dio muore per tre giorni ma poi risorge", e torniamo a sorridere perché sappiamo dopotutto che dio è in noi e ci sarà sempre.

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Immagine dell'utente Damiano | 84 Punti
8 persone trovano utile questo significato

Per me il significato di questa canzone e che se anche sembra che non c'è piu niente da fare non bisogna mai...mai perdere la speranza

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Immagine dell'utente Serse | 19 Punti
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Ho trovato molto interessante il testo originario, di prima battuta che Francesco Guccini scrisse attorno al 1968 poiché rivela più nel dettaglio quali erano le intenzioni dell'autore e come poi queste si siano fatte piegare da nuove elaborazioni.

Ho visto la gente migliore
della mia generazione
nelle strade di automobili
morire sull'asfalto
morire nel cemento
sparire nelle notti
non credere all'amore
non credere più in niente
perché la civiltà di macchine
ha divorato tutto
non abbiamo più regole
per ciò che è diritto o storto
21 pollici a rate
hanno cambiato il mondo

Emerge un testo originariamente, forse, più ecologista e schiettamente anticapitalista.
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Immagine dell'utente Alessandro D. | 235 Punti
2 persone trovano utile questo significato

Come si sa, questa canzone censurata dalla Rai è stata trasmessa da Radio vaticana ed ha avuto gli apprezzamenti del Papa dell’epoca, ora beato, Paolo VI. Vediamo perché. Guccini ha composto tre lunghe strofe: nella 1° ha visto, nella 2° mi han detto, nella 3° penso.
HA VISTO giovani che nel ricercare cose che non trovano, si danno all’alcol o a “pastiglie”, facendo ”morire” dentro di loro il proprio Dio creatore.

MI HAN DETTO: “che è venuto ormai il momento di negare la falsità, le fedi fatte di abitudine e paura, una politica che è solo far carriera. Il Dio dell’amore lo facciamo morire nei campi di sterminio, nel razzismo e nell’odio”.
MA PENSO che la mia generazione crede ad una “rivolta senza armi”( in contrasto col folle gesto della ”bomba proletaria” della lotta di classe), come crede che Dio risorge nel mondo che desideriamo. Questa è la speranza. Che, per chi ha fede, è certezza.

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Immagine dell'utente Marco | 122 Punti
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