Dio è morto

Video per il significato della canzone Dio è morto di Francesco Guccini

Richiesto da Alessandro

Pubblicato 13 maggio 2013

Ultima interpretazione 03 febbraio 2019

Interventi 7 · Visualizzazioni 1205 · Annotazioni 3

Alessandro Descovi che muove le mani

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Dio è morto "parla apertamente di corruzione e meschinità, di falsi miti e di falsi dei. È una canzone importante, [...] che apre la canzone di protesta italiana a temi ulteriori rispetto a quello del pacifismo, e più precisamente veicola un'opposizione radicale all'autoritarismo, all'arrivismo, al carrierismo, al conformismo" [P. Jachia, Francesco Guccini, Editori Riuniti, Roma 2002, p. 30].

Equivocando sul titolo (che richiama la celebre espressione nietzschiana) e fraintendendo il significato del testo, la Rai censurò questo brano che rappresenta uno dei vertici, non solo della produzione gucciniana, ma dell'intera canzone d'autore italiana. 

Il sospetto di blasfemia per quanto riguarda questa canzone può infiltrarsi soltanto in una mente ottusa e "malata" (anche se, dicendo ciò, non ho alcuna intenzione di offendere i responsabili di quella censura): ne sia prova il fatto che Dio è morto venne invece trasmessa da Radio Vaticana. 

Perché? Perché qualche persona intelligente aveva compreso che la canzone in realtà non celebra la morte di Dio ma proclama la necessità di una nuova rinascita spirituale e morale, e rappresenta una critica al "perbenismo interessato", al falso moralismo, all'imperante ipocrisia, al vuoto consumismo, al becero edonismo: e per capire tutto ciò basta fare attenzione alla chiusa, dove di Dio (e non di falsi idoli) si dice apertamente che "è risorto". In fondo, la "morte di Dio" si è manifestata (si manifesta?) "nelle auto prese a rate... nei miti dell'estate... nei campi di sterminio... coi miti della razza... con gli odi di partito"; ma l'autore pensa che la sua generazione (ed essa con lui, vorrei dire) è preparata 

 a un mondo nuovo a una speranza appena nata 
 ad un futuro che ha già in mano a una rivolta senza armi 
 perché noi tutti ormai sappiamo 
 che se Dio muore è per tre giorni e poi risorge. 
 In ciò che noi crediamo Dio è risorto 
 in ciò che noi vogliamo Dio è risorto 
 nel mondo che faremo Dio è risorto. 

La ripresa anaforica finale, l'insistenza sulla "resurrezione" di Dio (cioè sull'esigenza di valori etici, e comunque non dogmatici e definitivi), non suona retorica perché se ne avverte la verità profonda, come del resto dimostra una dichiarazione dello stesso Guccini: 

"Aggiunsi una speranza finale non perché la canzone finisse bene, ma perché la speranza covava veramente". 

Vorrei chiudere questa breve analisi citando ancora Jachia, il cui libro è davvero prezioso e fondamentale per capire a fondo l'ideologia e la poesia di Francesco Guccini.
Scrive dunque l'autore: "Questa canzone, ma in realtà ogni sua canzone di questo e degli altri dischi, è così non solo una trincea di resistenza etica, umana e civile rispetto all'immoralità politica dominante nel mondo e in Italia, ma veicola al suo interno un'organizzazione logico-estetica capace di sopravvivere al passare delle stagioni e delle mode e alle facili strumentalizzazioni politiche.

Non stupisce quindi, ad esempio, il continuo apprezzamento di Auschwitz e Dio è morto da parte dei giovani, laici e cattolici, susseguitisi in questi trentacinque anni" [cit., pp. 31-32]. 

Ma vorrei chiudere davvero con le parole che lo stesso Guccini ha usati per questi due evergreen: 

"A volte mi chiedo come Auschwitz o Dio è morto, canzoni scritte nel 1964-66, piacciano ancora così tanto e appaiano sempre attuali... Il merito però, devo dire, non è del tutto mio ma degli sponsor di queste canzoni, i razzisti e gli imbecilli che, a quanto pare, tornano periodicamente alla ribalta". 

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A volte ci sentisiamo soli,insicuri e abbandonati per le tante ingiustizie che ci sono nella vita, nella storia , nel mondo. Ma se poi pensiamo alle cose meravigliose e belle pensiamo che "dio muore per tre giorni ma poi risorge", e torniamo a sorridere perché sappiamo dopotutto che dio è in noi e ci sarà sempre.

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Per me il significato di questa canzone e che se anche sembra che non c'è piu niente da fare non bisogna mai...mai perdere la speranza

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Ho trovato molto interessante il testo originario, di prima battuta che Francesco Guccini scrisse attorno al 1968 poiché rivela più nel dettaglio quali erano le intenzioni dell'autore e come poi queste si siano fatte piegare da nuove elaborazioni.

Ho visto la gente migliore
della mia generazione
nelle strade di automobili
morire sull'asfalto
morire nel cemento
sparire nelle notti
non credere all'amore
non credere più in niente
perché la civiltà di macchine
ha divorato tutto
non abbiamo più regole
per ciò che è diritto o storto
21 pollici a rate
hanno cambiato il mondo

Emerge un testo originariamente, forse, più ecologista e schiettamente anticapitalista.

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Come si sa, questa canzone censurata dalla Rai è stata trasmessa da Radio vaticana ed ha avuto gli apprezzamenti del Papa dell’epoca, ora beato, Paolo VI. Vediamo perché. Guccini ha composto tre lunghe strofe: nella 1° ha visto, nella 2° mi han detto, nella 3° penso.
HA VISTO giovani che nel ricercare cose che non trovano, si danno all’alcol o a “pastiglie”, facendo ”morire” dentro di loro il proprio Dio creatore.

MI HAN DETTO: “che è venuto ormai il momento di negare la falsità, le fedi fatte di abitudine e paura, una politica che è solo far carriera. Il Dio dell’amore lo facciamo morire nei campi di sterminio, nel razzismo e nell’odio”.
MA PENSO che la mia generazione crede ad una “rivolta senza armi”( in contrasto col folle gesto della ”bomba proletaria” della lotta di classe), come crede che Dio risorge nel mondo che desideriamo. Questa è la speranza. Che, per chi ha fede, è certezza.

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Canzone molto profonda, basata sul nuovo testamento biblico. Grande Guccini! :)

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Ba

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Altre canzoni di Francesco Guccini

Testo

Ho visto
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente,
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate,
dentro alle stanze da pastiglie trasformate,
lungo le nuvole di fumo, nel mondo fatto di città,
essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
e un dio che è morto,
ai bordi delle strade dio è morto,
nelle auto prese a rate dio è morto,
nei miti dell'estate dio è morto...

Mi han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede,
nei miti eterni della patria o dell' eroe
perchè è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
l'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
e un dio che è morto,
nei campi di sterminio dio è morto,
coi miti della razza dio è morto
con gli odi di partito dio è morto...

Ma penso
che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi,
perchè noi tutti ormai sappiamo
che se dio muore è per tre giorni e poi risorge,
in ciò che noi crediamo dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo dio è risorto,
nel mondo che faremo dio è risorto...

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