Barcarolo romano

di Gabriella Ferri, Romolo Balzani e Pio Pizzicaria · 1926

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Quasi un secolo dopo, i cantanti romani continuano a misurarsi con questa canzone. Ad aprile 2024 Brusco, uno dei pionieri del reggae in Italia, ne ha fatto un singolo con suoni caraibici e un testo nuovo, ironico, sulla Roma di tutti i giorni, spiegando che "ogni cantante romano prima o poi deve confrontarsi con gli stornelli e la canzone popolare". Prima di lui l'avevano cantata Claudio Villa, Gigi Proietti e Gabriella Ferri, la stessa voce di La società dei magnaccioni.

Io credo che resista perché la sua storia non ha bisogno del costume: un amore chiuso con una frase di troppo, il pentimento che arriva tardi, il fiume che intanto va avanti. Si capisce anche senza sapere il romanesco, e chiunque abbia sbagliato un addio la sente sua.

Ettore · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Barcarolo romano fu presentata per la prima volta nel 1926 al festival di San Giovanni, a Roma. La sua notorietà crebbe con la vittoria alla gara canora della Sagra dell'uva di Marino, ai Castelli Romani.
    Fonte: it.wikipedia.org
A Roma Barcarolo romano si canta a fine cena, col bicchiere in mano, e tutti sanno il ritornello. Eppure, se la si ascolta parola per parola, racconta una storia che a tavola nessuno racconterebbe: un uomo lascia la sua donna, lei se ne va dicendogli che non lo dimenticherà, e lui la ritrova nel Tevere. Io credo che la sua forza stia tutta qui: è una confessione travestita da serenata.

Il primo a parlare, del resto, non è l'uomo. È il fiume, che "fiotta": il verbo, dice il Treccani, si usa per l'acqua che gorgoglia e per le persone che brontolano e piagnucolano. Il Tevere della prima strofa fa tutte e due le cose, e annuncia già la fine: se c'è un'anima che cerca la pace, la può trovare soltanto lì. Chi canta lo sa dal primo minuto, e va avanti lo stesso.

La parola su cui gira tutta la canzone, secondo me, è proprio pace, e cambia senso tre volte. C'è la pace del fiume, che è il riposo di chi non ce la fa più. C'è quella che chiede l'uomo, quando dopo più di un mese la cerca ancora e prega il fiume come si prega un santo:
Si è vero fiume che tu dai la pace
me so' pentito fammela trova'
"Se è vero, fiume, che tu dai la pace, mi sono pentito, fammela trovare". Lui intende: fammi ritrovare lei, fammi rimediare. E c'è la pace che Ninetta gli aveva chiesto, e che lui le ha negato: il fiume, alla fine, gliela dà a modo suo. Il fiume lo esaudisce alla lettera: gliela fa trovare, sì. È una delle preghiere più crudeli della canzone italiana, perché viene ascoltata.

Mi commuove come la canzone tratta lei. Non spiega come ci sia finita, in quell'acqua: c'è un grido, un tonfo, qualcuno che dice di correre, e poi solo "poveraccia" e un "chissà" su quanto penava. Quel "chissà" è il rispetto più grande che le si potesse fare. Nessuno pretende di sapere il suo dolore, nemmeno chi lo ha causato. E le ultime parole che le sentiamo dire non sono un'accusa: "io pero' nun me scordo de te", io però non mi scordo di te. Lei se ne va fedele, lui resta colpevole.

Poi arriva l'insulto, e lì la canzone diventa romana fino in fondo. L'uomo chiama il fiume "boiaccia", il peggiorativo di boia: il boia che esegue le condanne, e insieme il mascalzone. È il fiume, dice, che le ha dato la pace. Ma chi aveva detto "quest'amore è ormai tramontato"? Io in quell'insulto sento un uomo che non riesce a dire la parola giusta su se stesso e la scarica sull'acqua. Il Tevere diventa il colpevole di comodo, come succede tra persone di famiglia: a Roma si litiga con chi ti è più vicino.

Ecco perché, quando la cantiamo in coro, mi pare che stiamo facendo il mestiere del barcarolo: andiamo contro corrente, verso un errore che non si può più correggere, e la voce ci torna indietro. A chi la riascolta oggi dice una cosa semplice e dura: certe frasi dette con leggerezza non si riprendono più, e a volte basta un mese perché diventino per sempre.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Frasi commentate e traduzione

Le frasi più importanti, con la traduzione in italiano e il commento della redazione e dei lettori.

  1. disgraziato chi sogna e chi spera
    da Barcarolo romano, Gabriella Ferri, Romolo Balzani, Pio Pizzicaria

    Sembra una massima da osteria, di quelle che si dicono col bicchiere vuoto, e infatti la prima strofa è tutta così: la pena della sera, il soffrire che tocca a tutti. Ma riletto dopo la fine, questo verso cambia peso....

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  2. Er barcarolo va contro corente
    da Barcarolo romano, Gabriella Ferri, Romolo Balzani, Pio Pizzicaria

    TraduzioneIl barcaiolo va controcorrente

    "Er barcarolo" è il barcaiolo, chi porta la barca sul fiume, e "corente" è la corrente, con la erre sola della pronuncia romana. È il verso che tutti cantano, e secondo me tiene dentro la canzone intera in...

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  3. Je corsi appresso ma, nun l'arivai
    da Barcarolo romano, Gabriella Ferri, Romolo Balzani, Pio Pizzicaria

    TraduzioneLe corsi dietro ma non la raggiunsi

    "Je" sta per "le", a lei; "appresso" vuol dire dietro; "nun l'arivai" è "non la raggiunsi", con l'arrivare romano che significa riuscire a prendere qualcuno. Mi colpisce quanto sia breve: mezza riga per la corsa,...

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    da Barcarolo romano, Gabriella Ferri, Romolo Balzani, Pio Pizzicaria

    TraduzioneLa luna lassù fa capolino

    "Fare capoccella", in romanesco, è fare capolino, affacciarsi appena: viene da capoccia, la testa. È un'espressione quasi giocosa, da bambino che spia da dietro una porta, e arriva nel momento più tragico della...

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