Scirocco

di Francesco Guccini

1 interpretazione, 4 annotazioni, letta 2 volte.

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Fatti e curiosità

  • Scirocco vinse la Targa Tenco 1987 per la migliore canzone. L'albo d'oro del Club Tenco la accredita a due autori: Francesco Guccini, che scrisse il testo, e Juan Carlos Biondini, il chitarrista argentino della sua band, che ne compose la musica. Nell'incisione originale suona anche il bandoneón di Juan José Mosalini.
    Fonte: clubtenco.it
  • Nel 2026 il Club Tenco ha assegnato il Premio Yorum a Juan Carlos "Flaco" Biondini, coautore di Scirocco. Il premio, istituito nel 2020 con Amnesty International Italia, riconosce la sua carriera e lo indica come rappresentante dei giovani argentini emigrati per sfuggire alla dittatura: Biondini arrivò in Italia a metà degli anni Settanta, poco prima del golpe di Videla del 1976.
    Fonte: clubtenco.it
Ci sono venti che portano soltanto brutto tempo e venti che cambiano il modo di guardare. Lo scirocco di questa canzone è del secondo tipo. Guccini lo dice subito, al secondo verso, e secondo me in quel verso c'è la chiave di tutto il resto.

Che trasforma la realtà abusata e la rende irreale

"Abusata" è una parola strana per una strada. Vuol dire consumata dall'uso, come una moneta che ha perso il conio. Il vento umido e pesante, quello che di solito dà il mal di testa, qui toglie la patina dell'abitudine e restituisce le cose come nuove. Non a caso la parola torna identica nell'ultima strofa, quando si chiede a quel vento di spingerci a guardare dietro alla faccia abusata delle cose. La canzone si apre e si chiude sulla stessa parola, e in mezzo c'è la storia che il vento ha reso visibile.

La storia è minima: un uomo al tavolino di un bar, una donna che arriva, piange, se ne va. Le voci enciclopediche riconoscono in quell'uomo un amico poeta di Guccini, Adriano Spatola, e saperlo aggiunge tenerezza, ma la canzone regge anche senza. A me colpisce dove sta chi racconta. Io immagino il narratore rimasto fuori, davanti al vetro: pensa di entrare, ma il testo non racconta che lo faccia. La scena mi arriva come un film muto: chi guarda prova a indovinare quello che l'amico sente.

C'è poi un passaggio grammaticale che mi sembra il momento più crudele del pezzo. Per due strofe l'amico è un "tu": il narratore gli parla, gli sta accanto. Quando la donna se ne va, il "tu" sparisce e diventa "lui". Chi resta seduto smette di essere qualcuno a cui si parla e diventa un personaggio, uno di cui si racconta la vita da lontano.

Ma è meglio poi un giorno solo da ricordare
Che ricadere in una nuova realtà sempre identica...

Qui la canzone sembra darsi una morale saggia: meglio un ricordo intatto che un amore che si consuma. Ma Guccini non ci crede fino in fondo, e lo tradiscono due indizi. Il primo è la parola "routine": all'inizio c'è il rosso routine nel bicchiere, alla fine la routine d'un bicchiere. La realtà sempre identica che l'uomo voleva evitare è proprio quella che si è tenuto. Il secondo è il desiderio finale: dopo aver lodato il giorno solo, il narratore vorrebbe che lo scirocco tornasse ogni giorno. La saggezza della rinuncia dura una strofa, poi la nostalgia la smentisce.

Dove la canzone mi convince meno è nella donna. La vediamo solo da fuori, il vestito, i fianchi, il pianto: è un'immagine più che una persona, e perfino il vento la riempie come si riempie una vela. Si riscatta in un verso solo, quel come inventa le sere, che finalmente le concede una vita sua, fatta di invenzione e non di attesa.

Resta il dubbio su che cosa sia davvero quello scirocco. Una grazia che ci mostra le cose come sono, o una febbre che le fa sembrare più belle di quanto siano, e che proprio per questo non può durare? La canzone finisce sui puntini di sospensione, dentro di noi, e lascia a chi ascolta decidere se quel vento lo vuole davvero.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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  1. E in via dei Giudei volavan velieri come in un porto canale
    da Scirocco, Francesco Guccini

    Via dei Giudei è una stradina del vecchio ghetto di Bologna, a pochi passi dalle Due Torri, e Bologna il mare non ce l'ha. È lo scirocco a portarlo: un vento umido che arriva dal mare e fa sembrare la città un porto...

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  2. Seduto a un tavolo da poeta francese
    da Scirocco, Francesco Guccini

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    Il dettaglio più domestico della canzone, e forse il più triste. Lui ha davanti il suo bicchiere di rosso, lei ordina un tè col latte: due bevande, due modi di stare al mondo, uno notturno e uno quasi da casa. E il...

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    da Scirocco, Francesco Guccini

    Mi colpisce quel plurale: non la morale contro il desiderio, ma due morali. Guccini non fa il giudice e non dice che una strada è giusta e l'altra sbagliata. Restare per i figli è una morale, seguire la donna che ama...

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