A prima vista è un'immagine di repertorio: il caffè, il bicchiere, il poeta maledetto alla Verlaine. Ma l'amico a cui la canzone è legata, Adriano Spatola, era davvero un poeta, traduceva dal francese, e in un'altra canzone Guccini lo chiama con il soprannome che gli davano gli amici: Baudelaire. Allora il verso diventa uno scherzo affettuoso tra amici, quasi una strizzata d'occhio. A me piace perché prende in giro con tenerezza la posa del poeta, proprio nel momento in cui la vita gli sta crollando addosso.
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