La tradotta che parte da Torino

di Tradizione popolare e Coro A.N.A. di Milano

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Chi prende un treno tra Torino e Milano conosce l'annuncio dei convogli che "non fermano": oggi vuol dire arrivare prima. Nel canto la stessa frase porta dritti al Piave, ed è per questo che fa ancora effetto: la sentiamo ogni giorno senza pensarci, e a chi conosce La tradotta capita di ricordarsene sul binario.

Il canto, poi, non è mai uscito dal repertorio. Nel 2014, per il centenario della Grande Guerra, Massimo Bubola lo ha messo nel suo disco Il testamento del capitano, accanto a Ta-pum, e lo ha cantato in concerto. Nel 2016 il Coro ANA lo ha inciso di nuovo per Universal con il maestro Massimo Marchesotti: un canto senza autore che continua a trovare interpreti.

Dante · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • 5 ottobre 1963
    La tradotta fu tra le canzoni della prima puntata di Canzoniere minimo, il programma di canti popolari di Giorgio Gaber e Umberto Simonetta trasmesso dal Secondo canale Rai il 5 ottobre 1963. Settimana Radio TV scrisse che, con quello che era sopravvissuto alla censura, La tradotta compresa, un tempo Gaber sarebbe stato incriminato di vilipendio.
    Fonte: giorgiogaber.org
Di solito questo canto si ascolta per il treno e per il fiume. Io vorrei partire da un conto, perché prima di essere un lamento La tradotta è una sottrazione fatta ad alta voce, e i numeri, qui, sono la parte più eloquente.

Siam partiti, siam partiti in ventisette,
solo in cinque siam tornati qua,
e gli altri ventidue?
Ventisette meno cinque fa ventidue: la canzone fa il conto e lo mette in bocca a chi canta, come un appello. Poi ho messo in fila le versioni che cori e raccolte hanno conservato, e mi sono fermato su un dettaglio. In alcune si parte in ventinove e si torna in sette. Cambiano quelli che partono, cambiano quelli che tornano, ma i morti restano sempre ventidue. La memoria popolare ha lasciato correre i vivi e ha tenuto fermi i caduti. Non so se sia una scelta o un caso dell'orecchio; so che, cantato in coro, quel ventidue smette di essere una cifra e diventa quasi un nome collettivo.

C'è anche un indizio che viene da sotto terra. Lo stesso conto, ventinove, sette e ventidue, torna in un canto dei minatori dei grandi trafori alpini, il Gottardo e il Sempione, e secondo lo studio di Savona e Straniero ai minatori si attribuiva anche questa tradotta. Se è così, i ventidue sono morti due volte: prima in galleria, poi sul Piave. Il canto ha cambiato divisa ai suoi caduti senza cambiare la cifra, come se per chi scavava e per chi combatteva la perdita avesse la stessa misura.

Il secondo indizio è un nome. In tutto il canto ce n'è uno solo, ed è un diminutivo:
A Nervesa, a Nervesa c'è una croce
mio fratello è sepolto là,
io c'ho scritto su Ninetto,
Il fratello non scrive il cognome, il reparto, la data. Scrive il nome di casa, quello con cui lo chiamava la madre, e la strofa spiega subito perché: "che la mamma lo ritroverà". La croce diventa un indirizzo, scritto nella lingua della cucina e non in quella dei registri militari. Nervesa è ai piedi del Montello, dove si combatté nel giugno del 1918; il paese, dal 1923, si chiama Nervesa della Battaglia.

Qui devo ammettere un dubbio. Franco Castelli ed Emilio Jona, in Al rombo del cannon, trovano questa strofa in un'edizione fonografica del 1933, quindici anni dopo la battaglia. Non so dire se sia nata in trincea o più tardi, da chi tornava sul Piave a cercare un nome. Secondo me poco importa: vuol dire che il canto ha continuato a crescere a guerra finita, una strofa alla volta, come crescono i nomi su una lapide.

E resta la domanda, "e gli altri ventidue?", che nella versione cantata torna più volte prima di avere risposta. Per me il cuore è lì: per qualche verso la domanda resta sospesa, e chi ascolta ha il tempo di fare il conto da solo. Quando la risposta arriva non aggiunge niente. Conferma soltanto quello che la sottrazione aveva già detto.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Testo

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La tradotta che parte da Torino
a Milano non si ferma più
ma la va diretta al Piave,
ma la va diretta al Piave.
La tradotta che parte da Torino
a Milano non si ferma più
ma la va diretta al Piave,
cimitero della gioventù.

Siam partiti, siam partiti in ventisette,
solo in cinque siam tornati qua,
e gli altri ventidue?
e gli altri ventidue?
Siam partiti, siam partiti in ventisette,
solo in cinque siam tornati qua,
e gli altri ventidue?
sono morti tutti a San Donà.

A Nervesa, a Nervesa c'è una croce
mio fratello è sepolto là,
io c'ho scritto su Ninetto,
io c'ho scritto su Ninetto.
A Nervesa, a Nervesa c'è una croce
mio fratello è sepolto là,
io c'ho scritto su Ninetto,
che la mamma lo ritroverà.

Cara suora, cara suora son ferito
a domani non c'arrivo più,
se non c'è qui la mia mamma,
se non c'è qui la mia mamma.
Cara suora, cara suora son ferito
a domani non c'arrivo più,
se non c'è qui la mia mamma,
un bel fiore me lo porti tu.

E per te cosa significa?

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