Ta-pum

di Coro della SAT · 1917

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Ta-pum è diventato il nome stesso della memoria dell'Ortigara. Quando Leo Ortolani, il creatore di Rat-Man, ha raccontato quella battaglia in un romanzo a fumetti, l'ha intitolato Tapum: un libro di Feltrinelli Comics uscito nell'ottobre 2025, che a Lucca Comics 2026 gli è valso lo Yellow Kid come autore dell'anno. A chi legge oggi basta il ritornello per capire di quale guerra si parla.

E ogni luglio gli alpini risalgono fino alla Colonna Mozza, a quota 2.105, il cippo posato dai reduci nel 1920 con il motto "Per non dimenticare". Il canto fa lo stesso lavoro con meno pietra: mette in bocca a chi non c'era la fatica e i nomi dei posti, e li fa ripetere in coro.

Ettore · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Prima di arrivare nelle trincee dell'Ortigara, il ritornello di Ta-pum si cantava tra i minatori che scavavano la galleria ferroviaria del San Gottardo, costruita tra il 1872 e il 1882: lì il ta-pum era lo scoppio delle mine. La paternità del canto degli alpini resta discussa: è rivendicata anche dall'ardito Nino Piccinelli di Chiari.
    Fonte: italianisti.it
Il titolo non è una parola, è un rumore. Ta-pum era lo sparo dei tiratori austriaci come lo sentivano gli alpini dalla trincea, e il canto lo ripete strofa dopo strofa, finché quel colpo diventa un passo, un respiro, quasi una ninnananna storta. A me questo è sempre parso il cuore della canzone: uomini che mettono in musica la cosa che può ucciderli, e la cantano insieme, come per tenerla a bada.

Venti giorni sull'Ortigara
senza il cambio per dismontar
L'attacco è un conto, non un lamento. Venti giorni lassù e nessuno che venga a darti il cambio. Non c'è una parola di gloria né di bandiera: c'è la stanchezza, detta come la direbbe un muratore alla fine di una settimana troppo lunga. Chi la cantava allora non aveva bisogno di altre spiegazioni, gli bastava il nome di quella montagna.

Poi la canzone scende al piano e fa l'appello. "Battaglione non hai più soldà": il reparto parla a sé stesso e si accorge di essere quasi vuoto. Per me è la strofa più dura, perché non racconta la battaglia, racconta il dopo, quando si contano quelli che mancano. Subito accanto c'è il soldatino dietro il muretto, che "non puoi più parlar". Si può sentirla in due modi, e credo che il canto li tenga tutti e due: là dietro bisogna stare zitti per non farsi trovare, oppure chi è rimasto là dietro non parlerà più.

In mezzo c'è una sola strofa che guarda verso casa, quella della mamma lasciata "per fare il soldà". È detta in fretta, senza lacrime, come una cosa a cui non ci si può permettere di pensare a lungo.

Il cimitero e quel forse
Cimitero di noi soldati
forse un giorno ti vengo a trovar
Qui, secondo me, c'è tutto. Il cimitero dietro il ponte è già "di noi soldà": appartiene a quelli che lo cantano mentre sono ancora vivi. E l'ultimo verso tiene due destini in una parola sola. Andarlo a trovare da superstite, con il cappello in mano, oppure andarci per restare. Quel "forse" è la misura della vita in trincea: nessuno sa quale delle due visite gli toccherà. Ci sono versioni che cantano "presto un giorno", e suonano come una condanna; il forse lascia una porta socchiusa, ed è più vero.

Chi la riascolta oggi, magari da un coro di montagna, rischia di sentirci soltanto una bella armonia. Io suggerisco di fare caso al ritornello. Ogni ta-pum è un colpo partito da qualche parte, verso qualcuno. Contarli fino alla fine è il modo più semplice per capire di che cosa parla questa canzone: non della guerra in astratto, ma di uomini che la stavano contando a voce alta.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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  1. senza il cambio per dismontar
    da Ta-pum, Coro della SAT

    "Dismontar" è smontare detto alla veneta, come si smonta da un turno di guardia. Ma la parola che pesa è "il cambio", perché il cambio non è una cosa: sono altri uomini, quelli che salgono da sotto a prendere il tuo...

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  2. Quando poi ti discendi al piano
    da Ta-pum, Coro della SAT

    Quel "ti" davanti al verbo non è un errore: nel veneto "ti" è il pronome soggetto, e "ti discendi" vuol dire semplicemente "tu scendi". Ma a me colpisce di più a chi parla il canto. Nelle prime strofe dice sempre...

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  3. Quando sei dietro a quel mureto
    da Ta-pum, Coro della SAT

    "Mureto" è il muretto detto alla veneta, con una t sola. Io me lo immagino come un riparo di sassi messi uno sull'altro, l'unica cosa fra una testa e il mirino di un tiratore. Ma quello che mi resta addosso è il...

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  4. Dietro il ponte, un cimitero
    da Ta-pum, Coro della SAT

    In questa versione il verso non ha verbo. Non "c'è un cimitero", come cantano altri, ma solo il luogo e la cosa, divisi da una virgola. Sembra l'indicazione che si dà a uno appena arrivato, come si direbbe "dietro la...

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