Un'avventura

di Lucio Battisti · 1969

Traccia 1 di 12 dell'album Lucio Battisti

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Questa canzone non è rimasta chiusa nei juke box. Nel 2019 ha dato il titolo a un film di Marco Danieli, Un'avventura, in cui Michele Riondino e Laura Chiatti cantano le canzoni di Mogol e Battisti; nel 2021 è tornata sul palco dell'Ariston con Bugo e i Pinguini Tattici Nucleari, nella serata delle cover del Festival di Sanremo. E la FIMI l'ha certificata disco di platino: vuol dire che continua a girare, una riproduzione dopo l'altra, non solo che la si ricorda.

Credo che il motivo sia semplice. È la canzone che si dedica quando si ha paura di sembrare una storia di passaggio, e quella paura non è cambiata. Ogni generazione ha la sua parola per dire "avventura", ma il bisogno di sentirsi dire il contrario, possibilmente cantando, è sempre lo stesso.

Ettore · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • L'abbinamento con Wilson Pickett a Sanremo 1969 fu un'idea di Ezio Leoni, label manager della Ri-Fi, che allora distribuiva in Italia il catalogo Atlantic di Pickett. Pickett la cantò quasi tutta in inglese, con versi di Carl Sigman, e la pubblicò su 45 giri; nella sua incisione suona la batteria Billy Cobham. Fu l'unica volta di Battisti in gara a Sanremo come interprete.
    Fonte: it.wikipedia.org
Chi aveva vent'anni allora conosceva bene il peso di quella parola. "Avventura" era quello che le madri temevano e che i ragazzi raccontavano agli amici al bar: la storia d'estate, la ragazza conosciuta al mare e salutata a settembre. Battisti e Mogol la mettono nel titolo, in bella vista, e poi passano tutta la canzone a dire che non è quella. Mi è sempre sembrato un piccolo paradosso affettuoso: da più di cinquant'anni chiamiamo questa canzone con il nome della cosa che rifiuta.

Non sarà
Un'avventura

Se la si ascolta con attenzione, è fatta quasi tutta di no. Non sarà, non può essere, non è una stella, non è un fuoco, e quella fila di "no" cantata in fondo alla prima strofa. È una dichiarazione d'amore costruita in negativo: il ragazzo non descrive lei, non racconta dove si sono conosciuti, non dice nemmeno che cosa faranno insieme. Risponde. E viene da chiedersi a chi, perché nel testo nessuno gli ha detto che sarà una cosa passeggera. Forse lo pensa lei, forse lo dicono gli altri, forse è una paura sua che prova a zittire alzando la voce.

La musica fa la stessa cosa. Comincia piano, quasi una ballata, poi arrivano i fiati e il ritmo si fa più deciso, come succede a chi a forza di ripetere una cosa si scalda. Battisti non la canta come una serenata sotto la finestra: la canta come chi deve convincere qualcuno, e forse prima di tutto se stesso.

Perché non è una promessa
Ma è quel che sarà

Questo è il verso che a me commuove di più, perché è il più ingenuo e il più furbo insieme. Una promessa si può rompere, e lui lo sa: allora non promette, annuncia. Parla del futuro come si parla del tempo che farà domani, come di una cosa già decisa fuori da loro due. È la certezza assoluta di chi è innamorato da poco, quella che a trent'anni fa sorridere e a sessanta fa tenerezza.

C'è poi un dettaglio che si scopre solo a forza di cantarla. Per quasi tutta la canzone il ragazzo non dice mai "io": dice "tu sei mia", "questo amore", "gli occhi miei". Il pronome arriva soltanto alla fine, quando gli argomenti sono finiti:

Perché io sono innamorato

Dopo tanti no, finalmente un sì, e riguarda lui. Tutte quelle previsioni sul futuro, a guardarle bene, si reggono su una cosa sola: quello che sente adesso. Mi piace pensare che sia questa la vera risposta alla domanda che nessuno aveva fatto.

Oggi la riascoltiamo sapendo come vanno a finire tante storie, anche quelle che dovevano vivere quanto il mondo. Qualcuno la sente come una canzone d'altri tempi, e quel "tu sei mia" adesso suona diverso, è vero. Io la sento come una fotografia: non dice che l'amore dura per sempre, dice com'è crederci. E chi l'ha cantata a vent'anni, in macchina o sotto un ombrellone, ci ha creduto davvero, almeno per una sera.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Il disco Lucio Battisti · 1969 Contiene Un'avventura

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Foto: Rai, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

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  1. Non può essere soltanto
    Una primavera
    da Un'avventura, Lucio Battisti

    Qui la primavera non è una stagione, è una misura di tempo: pochi mesi, quanto basta perché qualcosa fiorisca e poi lasci il posto all'estate. Chi l'ascoltava allora capiva al volo che il contrario della primavera, in...

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  2. Non è una stella
    Che al mattino se ne va
    da Un'avventura, Lucio Battisti

    Le stelle, a dire il vero, al mattino non se ne vanno: restano dove sono, è la luce del giorno che le nasconde. Forse è un caso, ma l'immagine dice proprio questo. Gli amori di una notte sembrano luminosi finché è...

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  3. Avran luce per guardare gli occhi tuoi
    da Un'avventura, Lucio Battisti

    È il modo più gentile che conosco per dire "per tutta la vita". Il ragazzo non parla di morte, non usa le parole del matrimonio, "finché morte non ci separi": misura il tempo con lo sguardo. Finché i suoi occhi...

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  4. Non è un fuoco che col vento può morire
    da Un'avventura, Lucio Battisti

    A me questo verso fa tornare in mente una massima di La Rochefoucauld, il moralista francese del Seicento: la lontananza affievolisce le passioni mediocri e accresce le grandi, come il vento spegne le candele e...

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