Parlando del naufragio della london valour, significato

di Fabrizio De Andrè
Significato della canzone Parlando del naufragio della london valour di Fabrizio De Andrè
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Parlando del naufragio della London Valour” è un brano scritto da Fabrizio De André e Massimo Bubola, inserito nell'album “Rimini” del 1978. 
Non è una canzone, ma il racconto, in chiave simbolica, forse onirica, di un fatto reale, narrato sullo sfondo di una colonna sonora dal ritmo impetuoso, a evocare l'immagine di un mare in tempesta. 
Il testo si compone di cinque strofe di versi dalla metrica variabile. 
E' forse il brano più criptico di De André, che sovrappone fatti di cronaca a metafore e descrizioni allegoriche, rese con un linguaggio “ermetico” che non consente un'interpretazione univoca. 
Infatti, gli autori rievocano un avvenimento reale, assurto a metafora di una realtà umano-politico-sociale che riguardava l'Italia della fine degli anni settanta e per comprenderne il senso bisogna riferirsi, per quanto possibile, all'evento tragico che lo ha ispirato. 

Il 9 aprile 1970 il mercantile britannico “London Valour” era ancorato in rada, poco più di un chilometro a sud della diga foranea che protegge il porto di Genova, in attesa di entrare nello scalo dalla bocca di levante. 
Quel giorno sul Golfo Ligure si abbatté un fortunale d'inaudita violenza per quel tratto di mare, con libeccio a forza otto e onde fino a quattro metri. 
Da terra non si riuscì ad allertare la nave né l'equipaggio si avvide del rischio e, verso le quattordici e trenta, il mercantile non più trattenuto dall'ancora, cominciò a scarrocciare verso la diga, schiantandosi sull'antistante scogliera frangiflutti. 
I soccorsi si attivarono subito con motovedette, pilotine, rimorchiatori e anche un elicottero, ma le condizioni, già proibitive, peggiorarono dopo che dalla nave, spezzata in due, si riversò in acqua il carburante, rendendo più arduo per i marinai nuotare nel mare tempestoso e anche denso di nafta. Inoltre, era difficile per i soccorritori individuare i naufraghi che, ricoperti di combustibile, si mimetizzavano nell'acqua annerita. 
Venne anche improvvisata una doppia fune di naylon fra la diga ed il ponte del mercantile, con una carrucola munita d'imbracatura che consentiva il salvataggio di un naufrago per volta. Ma i movimenti dell'imbarcazione rilasciavano e tendevano la fune, sbalzando i marinai in acqua o sugli scogli. Quando la fune si spezzò, la moglie del capitano cadde dall'imbracatura proprio sotto gli occhi di suo marito, perdendosi fra le onde, nonostante i tentativi di un vigile del fuoco di porla in salvo. 
Forse proprio a seguito della perdita della moglie, il comandante della “London Valour”, Donald Muir, rifiutato l'aiuto dei soccorritori, si slacciò il giubbotto di salvataggio e si lasciò andare tra i flutti. Ma un'altra versione sostiene che in realtà fu trascinato in acqua, con altri membri dell'equipaggio, da una delle tante onde che spazzavano il ponte. 
La sciagura si svolse sotto gli occhi di centinaia di persone che da terra assistevano agli eventi, come fossero gli spettatori di una tragica rappresentazione. 
Alla fine si contarono ventidue vittime fra l'equipaggio, prevalentemente di nazionalità indiana e filippina, mentre la nave venne rimorchiata al largo e affondata in acque profonde. 
Dal relitto furono recuperati il timone, la campana e la bandiera. Il primo fu donato all'Ospedale S. Martino che aveva curato i superstiti, la seconda venne sistemata nella Chiesa Anglicana di Genova e la bandiera fu presa in consegna dalla Capitaneria di Porto che la conserva tuttora. 

Quindi De André s'ispira a una tragedia marittima realmente accaduta per simboleggiare un naufragio di ben altra natura e portata. Difatti, solo alcune parti del testo sono direttamente riconducibili alla cronaca, per quanto trattate con evidente valenza allusiva, mentre altre “misteriose” figure, estranee ai fatti di Genova, sono apparentemente avulse, ma tutte diversamente corresponsabili del naufragio. 
Probabilmente il naufragio sociale a cui si riferisce De André è quello della contestazione, sia pacifica che violenta, che caratterizzò gli anni precedenti i fatti della “London Valour”. Un movimento finito in parte nella disillusione e in parte nella ferocia, prima che s'imponesse una normalizzazione. 
Il brano si apre con “...i marinai foglie di coca [che] digeriscono in coperta...”. Un verso allusivo all'uso della droga, molto diffuso nel clima di ribellione che aveva caratterizzato soprattutto quell'ultimo decennio. 
La seconda figura è “...il capitano [che] ha un amore al collo venuto apposta dall'Inghilterra...”, allusione alla moglie del comandante della “London Valour”, che viaggiava insieme al marito ed è affogata nel naufragio. 
Segue il primo dei personaggi enigmatici: “...il pasticcere di Via Roma [che] sta scendendo le scale [e] ogni dozzina di gradini trova una mano da pestare [e che] ha una frusta giocattolo sotto l'abito da té...” Il riferimento a “Via Roma” ci fa pensare che il pasticcere non sia parte dell'equipaggio. E' un commerciante piccolo borghese che vende cose dolci, ma con un tratto di crudeltà (...ogni...trova una mano da pestare...), probabilmente dedito a pratiche sado-masochistiche simboleggiate dalla “frusta giocattolo” nascosta sotto “l'abito da té” del perbenismo di facciata. 
 “...E la radio di bordo è una sfera di cristallo, dice che il vento si farà lupo, il mare si farà sciacallo...” La citazione si riferisce alla nave e ai bollettini di allerta per la tempesta imminente, tanto sottovalutati che il mercantile, a differenza di altre imbarcazioni, non prese il largo né tentò di riparare dentro la diga foranea. L'inchiesta stabilì che era in corso una (incauta) manutenzione che non avrebbe consentito alla nave di manovrare prontamente. 
La “radio-sfera di cristallo”, però, rimanda a un destino ineludibile, come se l'esito di quella navigazione (in mare come nella storia) fosse prefissato e senz'altro esito possibile. Il “vento lupo” e il “mare sciacallo” richiamano un ambiente che si rivolta contro chi segue rotte che non è opportuno o consentito seguire. 
Il secondo “strano” personaggio è “... il paralitico [che] tiene in tasca un uccellino blu cobalto [e] ride con gli occhi al Circo Togni quando l'acrobata sbaglia il salto...”. Una persona dall'esistenza (simbolicamente) immobile, tanto possessiva da tenere in tasca un uccellino, che non agisce e non si compromette, ma si compiace se chi lo fa commette un errore (“...l'acrobata sbaglia il salto...”). 
Quando la tragedia si compie perché “...le ancore hanno perduto la scommessa e gli artigli, “...i marinai [come] uova di gabbiano piovono sugli scogli...”, secondo un (prevedibile) destino crudele e cruento. 
Il “...poeta metodista [con] spine di rosa nelle zampe...” è un altro personaggio astruso. Un tipo che ritorna a rifugiarsi nel suo mondo “sofisticato”, pentito e penitente (“...ha spine di rosa nelle zampe...”) per gli applausi ricevuti dopo aver vinto una “volgare” gara. Egli rifugge i fatti reali perché li concepisce solo se funzionali alla sua attività poetica-intellettuale. 
Dopo che “...con uno schiocco di lingua parte il cavo dalla riva [e] ruba l'amore del capitano attorcigliandole la vita...” , compare l'ultimo personaggio: un “...macellaio mani di seta [che] si è dato un nome da battaglia [e] tiene fasciate dentro il frigo nove mascelle antiguerriglia [e] ha un grembiule antiproiettile tra il giornale e il gilè...”. 
E' la sola figura chiaramente politica, un “macellaio raffinato” che non si sporca le mani (mani di seta), ma scende in campo (...si è dato un nome da battaglia...) in funzione antiguerriglia. Le “nove mascelle” restano un simbolismo indecifrabile, se non in riferimento ai tratti somatici del duce fascista (ma questa può essere solo una suggestione). Significativo è il riferimento a “un grembiule antiproiettile” invece che a un giubbotto, possibile riferimento ad un affiliato alla massoneria. 
E' a questo punto che tutti i personaggi esterni alla nave “...si ritrovarono sul molo con sorrisi da cruciverba...”, ovvero non immediatamente comprensibili a tutti, “...a sorseggiarsi il capitano che si sparava negli occhi...”, cioè si suicidava per l'avvenuto naufragio. 
Infine “...si fiutarono compatti nei sottintesi e nelle azioni contro ogni sorta di naufragi o di altre rivoluzioni...”. Un accordo per mantenere inalterato lo stato di cose, gli equilibri e gli interessi consolidati ed evitare altre possibili “rivoluzioni”. 
Evidentemente l'obiettivo prefissato richiedeva l'uso delle armi, perché “...il macellaio mani di seta distribuì le munizioni...”. 


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Parlando del naufragio della London Valour è una canzone "difficile", con un testo volutamente slegato dalla musica e recitato; il tema del titolo, il naufragio della London Valour, è nascosto in una storia apparentemente "favolistica", costruita sulla libera associazione di idee, in un testo in cui si trovano anche riferimenti alla realtà politica degli anni settanta, i cosiddetti anni di piombo.Va letta come seguito di Storia di un impiegato e anticipazione di La domenica delle salme, e insieme ad altri testi di Rimini, tra cui l'omonima canzone title track, ma anche Coda di lupo e Andrea.

Il naufragio della London Valour, evento reale accaduto a Genova nel 1970 con protagonista una nave inglese mercantile, in tal senso, potrebbe essere una metafora dell'intera società italiana di quel periodo. Tra l'altro, l'intenzione di De André era quella di descrivere i comportamenti della massa, rappresentati in questo caso dagli abitanti della zona portuale di Genova, che quando si imbatte in una sciagura altrui vi assiste spinta dal solo movente della curiosità.

Il testo è volutamente criptico (a differenza di altri brani a sfondo politico dell'album), più in sintonia con lo stile di Bubola che quello di De André (forse è una delle canzone di De André di interpretazione più ardua, assieme a quelle composte con De Gregori in Volume 8), e maschera così le accuse più dirette al potere costituito, che avevano fruttato critiche al cantautore nel caso di Storia di un impiegato, che pure faceva ampio uso dell'ambientazione onirica e simbolica. Esso è da collegare anche alla precedente canzone Coda di lupo, della quale è l'ideale continuazione (dopo che il potere e le stragi hanno distrutto la contestazione pacifica degli studenti, quello che rimane è solo il terrorismo delle Brigate Rosse a gruppi affini che conduce al naufragio, accennato nella frase "i marinai uova di gabbiano piovono sugli scogli", e la droga, già accennata nel finale di Coda di lupo - con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia, e in altri testi - e anche in questa canzone: "i marinai foglie di coca digeriscono in coperta").

Secondo l'intepretazione di alcuni critici tra cui Cesare G. Romana, non confermata dagli autori, rappresenterebbe la realtà di fine anni '70; ad esempio lo smantellamento dei gruppi di lotta armata, l'anno in cui i sogni rivoluzionari si scontrarono con la dura realtà (il sequestro Moro, le leggi speciali, ecc.) che nel giro di un decennio avrebbe portato alla pace terrificante di cui si parla ne La domenica delle salme (1990), in cui De André ritorna sull'argomento del "colpo di Stato silenzioso"; vi è un possibile riferimento a Carlo Alberto Dalla Chiesa (o ad altre figure politiche e militari del periodo) e a una squadra di 9 assistenti, anche se in realtà il Nucleo Speciale Antiterrorismo era diretto da dieci ufficiali carabinieri, non da nove ("il macellaio mani di seta si è dato un nome da battaglia / tiene fasciate dentro il frigo nove mascelle antiguerriglia / ha un grembiule antiproiettile tra il giornale e il gilè"; da ricordare che Dalla Chiesa venne anche accusato, prima della sua tragica fine ad opera della mafia, di far parte della loggia P2, e il grembiule è parte dell'abbigliamento dei massoni, come gli scacchi citati dopo sono un possibile riferimento ai pavimenti dei templi massonici; mascella è inoltre il soprannome dato a Mussolini nella canzone di De Gregori-De André Le storie di ieri; macellaio perché De André, anarchico, non condivide nessuna repressione, le mani di seta sono quella della legalità o i guanti della divisa militari); tutti gli ex partecipanti della scena politica, sia rivoluzionari sia reazionari - "il pasticciere di via Roma" con la "frusta giocattolo sotto l'abito da té", cioè la violenza di Stato sotto l'aspetto rispettabile e legale del potere (compreso quello dei partiti di sinistra, come il PCI, uno dei più forti nemici della contestazione, e divenuto borghese secondo i giovani post-sessantottini), e che "ogni dozzina di gradini trova una mano da pestare" cioè qualcuno con cui prendersela; il "paralitico" con "l'uccellino blu cobalto" e il "poeta metodista" che "ha spine di rosa nelle zampe" (quest'ultimo potrebbe però anche essere riferito a Riccardo Mannerini, poeta anarchico genovese, amico di De André, che era presente sul luogo del naufragio, infatti si dice che "la sua stella si è oscurata / da quando ha vinto la gara del sollevamento pesi": Mannerini si suicidò nel 1980, nella palestra di proprietà della moglie dove lavorava; questa figura, del "poeta con le spine di rosa nelle zampe" ricorda anche quella del "poeta della Baggina" de La domenica delle salme, definito "un pettirosso da combattimento", sempre che il pettirosso non sia un riferimento di nuovo alla lotta armata), che possono rappresentare gli ex rivoluzionari e gli intellettuali - dopo aver guardato la fine del capitano della nave, che si uccise dopo la morte della moglie annegata nel porto (cioè, nella lettura allegorica, questa è la fine della contestazione e anche della sua propaggine violenta; da ricordare che questo è il periodo dell'arresto del fondatore delle BR Renato Curcio, della morte in un conflitto a fuoco di sua moglie Margherita Cagol, della strategia della tensione e degli arresti di massa con le leggi speciali antiterrorismo; spararsi negli occhi è un suicidio simbolico, in quanto significa che la lotta armata è fallita e da allora diverrà solo terrorismo sanguinario senza scopo) si accordano tutti insieme contro «ogni sorta di naufragi o di altre rivoluzioni / e il macellaio mani di seta distribuì le munizioni». Questo è anche un ulteriore possibile riferimento ai membri della sinistra extraparlamentare, che criticavano da sempre De André perché "borghese", ma lentamente si spostarono invece su posizioni conservatrici, accanto ai nemici di un tempo, come si vedrà negli anni seguenti); il tutto però, raffigurato allegoricamente nella vicenda del naufragio. A Curcio e alle BR De André fa riferimento anche in Andrea: "sui monti di Trento" e ne La domenica delle salme: "sulla strada di Trento" e "l'amputazione della gamba / di Renato Curcio, il carbonaro" (ad opera dello Stato e degli ex comunisti che si vergognano dell'"album di famiglia") e forse in Rimini con il verso "e Colombo la chiama dalla sua portantina, lei gli toglie le manette ai polsi, gli rimbocca le lenzuola" (anche Colombo è un marinaio, a capo di una nave, come il capitano della London Valour, al punto che si può azzardare un altro collegamento criptico con la figura di Curcio; tuttalpiù che Teresa, la protagonista di Rimini, spazia nel tempo tra rivoluzioni e guerre, e potrebbe essere il simbolo di molti giovani ingenui che speravano che la lotta armata cambiasse le cose e migliorasse la vita di tutti). Va detto che De André (spiato dai servizi segreti perché sospettato di essere - a torto - amico di brigatisti) non condivideva, moralmente, ideologicamente e per molti altri motivi, il terrorismo rosso, ma come sempre ammirava e rispettava umanamente le figure di ribelli e di sconfitti, come emerge da un intervista su La domenica delle salme.

Come svelato da Cristiano De Andrè, la canzone contiene anche una velata frecciatina a Francesco Guccini nel verso "il paralitico tiene in tasca un uccellino blu cobalto / ride con gli occhi al circo Togni quando l'acrobata sbaglia il salto" (probabilmente vuol dire che gli artisti di talento nascondono le loro capacità per compiacere una parte politica, ma ridono per invidia quando gli artisti liberi sbagliano le loro mosse; Guccini viene quindi associato ai sostenitori intellettuali della sinistra extraparlamentare, rivoluzionaria solo a parole), evidentemente come risposta ai riferimenti critici fatti da Guccini agli altri cantautori, tra cui De Andrè, in alcune sue canzoni, quali Via Paolo Fabbri 43 e L'avvelenata ("Colleghi cantautori, eletta schiera, / che si vende alla sera / per un po' di milioni, / voi che siete capaci fate bene / aver le tasche piene / e non solo i coglioni").

Immagine dell'utente Bright1 (Stefano R) | 3 Punti
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Immagine dell'utente Bright1 (Stefano R)

Ho sbagliato, ho inserito due volte il significato. Scusate. Il testo è qui:http://www.angolotesti.it/F/testi_canzoni_fabrizio_de_andre_1059/testo_canzone_parlando_del_naufragio_della_london_valour_393500.html

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Anonimo

Caro signore, tu hai un sacco di fantasia, ma che galoppa dalla parte sbagliata. In giro ci sono libri che parlano del significato delle canzoni di Fabrizio, cercane uno, leggilo e cancella questa roba

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Mauro

i migliori sono questi qui, che arrivano, sminuiscono le idee degli altri, facendo riferimenti imprecisati, e non hanno manco il coraggio di scrivere il loro nome. Io dico, amico mio, che dovresti chiedere il conto a chi ti ha allevato per questa cattiveria gratuita che hai dentro.

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