Significato Oh, Vita!

di Jovanotti
Significato della canzone Oh, Vita! di Jovanotti
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Secondo me il significato di questo nuovo brano di Jovanotti, oltre a essere una celebrazione della vita a tutto tondo, è anche riflessione gioiosa intorno alla sua vita e al suo modo di essere italiano. Un modo che rispecchia quello di una generazione intera.

Aspetto che si riflette nei riferimenti di cui il brano è disseminato e che favorisce una certa immedesimazione in chi lo ascolta.

Rispetto alla vita di Lorenzo Cherubini, la componente autobiografica è sicuramente rinforzata dal video, come dichiara infatti lo stesso cantante: "Volevo che questa canzone fosse raccontata da un video che mi connettesse con qualcosa di mio, che fosse un mio fatto personale, un 'mio filmino’", spiega Jovanotti.

"Per questo ho pensato alla mia vita, alle mie origini. E per questo ho scelto Roma, dove ho vissuto per i miei primi 20 anni. Adesso in quella casa non ho più nessuno, è vuota e pronta per una nuova famiglia, e ho chiesto al portiere del palazzo, che conosco da sempre, se mi faceva entrare a filmare la mia finestra, questa che è stato il mio panorama tutti i giorni per 20 anni", (fonte http://www.105.net)

Quel che trovo molto interessante del brano è il tentativo di condensare il prototipo dell'italiano medio con alcuni degli stimoli culturali che possono avere influenzato il Lorenzo bambino e adulto.

Mix che ha dato vita alla sua carriera artistica ma che, ad un tempo, sono caratteristica dell'apertura che l'Italia dagli anni '70 in poi ha avuto nei confronti del resto del mondo, in un equilibrio molto curioso tra resistenza conservatrice e innovazione.

Ecco che dalle prime battute del testo troviamo un riferimento a Hellis, Queens: quartiere residenziale nella zona sud-est di New York a prevalenza di abitanti afro-americani, che Jovanotti richiama come primo stimolo che ebbe da giovanissimo.

Segue un forte richiamo al latino-america e in particolare a Gabriel Garcìa Marquez, nato ad Aracataca in Colombia, che appare qui affiancato a Valentino Rossi e ad Happy Days. Un livellamento votato ad appiattire le differenze tra questi tre?

Non credo. Sinceramente questo accostamento mi fa piuttosto pensare a diverse tipologie di stimolo che hanno costituito l'hummus da cui il cantante ha tratto ispirazione e che restituisce, qui, tutte assieme, nel tentativo di restituire il senso di un crocevia culturale (Colombia/Italia/Stati Uniti).

O, se non questo, qui emergono se non altro le varie radici culturali che, in modi dissimili, posso pensare che abbiano influenzato la sua musica e le sue coordinate artistiche.

In modo simile interpreterei le strofe successive, costituite da felici giustapposizioni quali: i "must" televisivi vs l'incerta certezza religiosa; l'ovvietà di certi luoghi comuni fortemente rivisitati (la lingua batte dove il dente vuole vs Alcatraz.

Sono solo alcuni esempi tratti dal testo che qui riporto. Una successione di strofe/immagine che si imprimono facilmente nella memoria e che, ripercorrendo i tratti salienti della vita di Lorenzo mediante una dichiarazione d'amore alla musica/vita, fungono da celebrazione più ampia della vita stessa in ogni suo aspetto.

Una vita che ha tanto il sapore internazionale, quanto quello squisitamente italiano dell'abbinata pomodoro e mozzarella ma dove, l'uno senza l'altro, perdono in qualche modo ragion d'essere.

Nel suo essere, dunque, cantante Lorenzo si dichiara qui profondamente migrante, a riprova che scrivere una canzone (come qualsiasi gesto artistico, aggiungerei io) sono al contempo il frutto di apertura e conoscenza, consapevolezza e riconoscimento. In questo a mio avviso si può ritrovare uno dei significati di questo nuovo singolo.

Solo in questo modo le radici non divengono delle catene che ci ancorano a una determinata terra ma, parafrasando lo stesso Jovanotti, diventano piedi per camminare. Per andare lontano.

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  • Cosa significa Oh, Vita!? Questo il titolo del nuovo singolo di cui siamo in trepidante attesta, ultimo lavoro di Lorenzo Cherubini che anticiperà l’uscita del nuovo album omonimo.

    Copertina in bianco e nero, ritratto frontalmente, fortemente contrastato, maturo, barbuto, T-shirt bianca, tatuaggi in vista e il ritorno di quel nome JOVANOTTI che ne ha costituito lo pseudonimo degli esordi.

    Sono passati trent’anni, come nota il corriere.it da quel “Jovanotti for president” ma ora Jovanotti è tornato.. ma perchè tornare a quel nome, inizialmente bocciato pure da Claudio Cecchetto che lo lanciò alla fine degli anni ’80?


    (Giovanni Stefano Ghidini firma questo scatto).

    Forse perché il significato di vita è sia intrinseco, che estrinseco?
    E’ una celebrazione alla vita, ad un fare musica che è piuttosto un radunarsi attorno alla musica, che celebrazione di sè. E alla sua complessità e bellezza, anche negli anfratti più bui.. alle stroncature, agli angoli silenziosi. Oh, vita! come la chiusura di un cerchio? Un ritorno alle origini che è comprensione di quelle origini stesse da cui il Cantante proviene?

    Forse. E forse è questa la ragione della presenza di un'aneddotica relativa all'infanzia e ora raccontata in musica.

    Jason Lader (bassista), Pino ‘Pinaxa’ Pischetola (ingegnere del suono) sono tra e persone che hanno maggiormente collaborato con il Cantante per la realizzazione dell’intero album.

    Sulla sua pagina FB a fine settembre commentava in questo modo l’uscita del nuovo lavoro discografico:

    Nell’intervista in esclusiva uscita oggi per Vanity Fair, Lorenzo si racconta percorrendo la sua carriera, le critiche degli esordi, le difficoltà nel rielaborare le stroncature degli anni ’90. Su quel periodo dichiara:

    “L’imbarazzo non ha niente a che vedere con la vergogna. Io non mi vergogno di niente. Non vorrei mai cancellare quel pezzo di storia, il mio passato, né far finta che non sia esistito. Soprattutto dei disastri di un debutto. Li osservo con allegria. Perché ho imparato che poche cose sono più importanti di saper ridere di sé”.

    Un'attenzione particolare agli inediti in questo album, che non sono solo le 14 tracce che lo compongono (naturalmente tutte inedite), ma gli episodi stessi della vita del Cantante.

    Come il figlio di un amico di famiglia, incontrato e frequentato in giovane età, che anni dopo prese parte al rapimento di Aldo Moro. Pezzetti di vita di Lorenzo Cherubini, che contribuiscono a illuminarci rispetto al significato di questo suo nuovissimo lavoro.

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