Cattiva

di Samuele Bersani · 2003

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Io la riascolto quando mi accorgo che sto seguendo una storia di cronaca come si segue una serie: aspetto la svolta, cerco un dettaglio, voglio sapere prima degli altri. Cattiva mi serve a interrompere quell'automatismo. Non perché informarsi sia sbagliato, ma perché posso chiedermi che cosa sto cercando davvero: una notizia che mi aiuti a capire oppure un nuovo particolare da raccontare a qualcuno?

È una domanda che resta utile anche cambiando schermo. Prima di condividere un video o inoltrare una fotografia, la canzone mi offre una pausa. A volte basta quella per ricordarmi che una persona coinvolta in un delitto non è un personaggio a disposizione della mia giornata.

Dante · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Cattiva vinse la Targa Tenco 2004 per la migliore canzone. Nello stesso anno Samuele Bersani ebbe anche la Targa per il miglior album con Caramella smog, il disco da cui la canzone è tratta, e bissò così il premio per l'album già ottenuto nel 2000 con L'oroscopo speciale.
    Fonte: clubtenco.it
  • Nel marzo 2003 il Corriere della Sera scriveva che Bersani stava preparando un album di inediti intitolato Socio di minoranza, con Cattiva tra i brani già pronti. Il disco uscì nello stesso anno con il titolo Caramella smog, e Socio di minoranza diventò la canzone d'apertura.
    Fonte: web.archive.org
Il titolo è un aggettivo femminile, e per quasi tutta la canzone non si sa a chi appartenga. Parto da qui perché secondo me Cattiva è un indovinello che si risolve solo nell'ultima strofa, e la soluzione chiama in causa chi ascolta.

All'inizio c'è un "tu" che decide la strada e un "io" che resta dietro. Ho pensato a una coppia, poi a una cattiva compagnia; oggi credo che quel tu sia già lei, la protagonista senza nome, e che il narratore la segua come si segue una voglia. La sua vita è ferma: un passatempo inutile, il quartiere, l'uscita del sabato una volta al mese. E proprio quel sabato, che coincidenza, la gita finisce davanti al colpevole, con le istruzioni del ritornello: guardalo da vicino, toccalo, fagli una domanda. È il vocabolario dei fan, applicato a chi ha ucciso.

Poi arriva il primo indizio su di lei, e qui Bersani gioca con le parole come un enigmista:
Con il foro di entrata
Senza visto di uscita
Il foro di entrata è il gergo dei referti, il buco che lascia un proiettile. A me quel foro fa pensare anche al tribunale, un altro significato della parola. E al posto del foro di uscita che ci aspetteremmo c'è un visto, la parola dei passaporti e delle frontiere. Io lo leggo così: qualcosa ci entra dentro come una pallottola e non ha il permesso di andarsene. Resta lì, come i proiettili che non si riescono a togliere.

La seconda strofa fa un salto che all'inizio mi spiazzava. Il narratore emette la sua sentenza dal divano (è stato lui, io lo so) e subito dopo si ricorda di altre vite: soldato con la spada, spettatore in piazza davanti ai roghi e ai processi. Non lo sento come un delirio. È lo stesso spettatore che attraversa i secoli e cambia soltanto lo schermo. Quando dice di essere di un'altra razza mente, o si illude: appartiene alla razza più antica che ci sia, quella della folla. Bersani, parlando del disco a Musical News, notava che ogni generazione ha avuto i suoi criminali; io aggiungo che ha avuto anche il suo pubblico.

La soluzione arriva nel finale:
È la mia curiosità impregnata
Di pioggia televisiva
Per me cattiva e spietata non è soltanto la televisione, come si legge spesso, e nemmeno l'assassino: è soprattutto la curiosità di chi canta. La televisione c'è, ma come pioggia: qualcosa che bagna piano, ogni giorno, finché sei zuppo senza essertene accorto. E a me fa venire in mente anche il formicolio grigio dello schermo senza segnale, quello che di solito si chiama neve: qui è diventato pioggia, e non smette. Mi piace che Bersani non si chiami fuori: il dito non punta solo verso lo schermo, torna indietro su chi guarda.

L'ultimo verso annuncia che comincia un'altra partita, e non so decidere se sia una minaccia o una confessione. Forse tutte e due: il caso successivo arriverà, ci divideremo di nuovo in due squadre, e la curiosità sarà già in campo prima di noi.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Foto: Capannori Eventi, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

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  1. Raccolgo i sassi rotondi in una scatola quadrata
    da Cattiva, Samuele Bersani

    Un'immagine piccola che per me regge tutta la canzone. Il narratore passa il tempo a fare una cosa inutile e un po' ostinata: mettere oggetti rotondi in un contenitore che non ha la loro forma, dove ballano e non...

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  2. Chiedi un autografo all'assassino
    da Cattiva, Samuele Bersani

    È costruito come un ordine, e mi chiedo sempre chi lo dia. Secondo me la curiosità stessa, che parla come un animatore che sprona il pubblico. Subito dopo aggiunge di approfittarne finché lui resta dov'è: l'assassino...

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  3. Mi ricordo quando ci fu Galileo e Giovanna D'Arco
    da Cattiva, Samuele Bersani

    Il narratore giura di esserci stato, in piazza. Ma la sua memoria mescola due scene diverse: Giovanna d'Arco morì sul rogo a Rouen nel 1431, mentre Galileo non fu giustiziato. Fu processato a Roma e costretto ad...

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  4. Chiedigli il poster e l'adesivo
    da Cattiva, Samuele Bersani

    Nel secondo ritornello l'autografo non basta più: arrivano il poster e l'adesivo, cioè il merchandising. È il passo che trasforma un caso di cronaca in un oggetto da appendere in camera. Nel 2003, intervistato da...

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