L'albero delle noci

di Brunori Sas · 2025

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Perché ascoltarla

La riascolterei la sera in cui in casa arriva qualcuno di nuovo, o in quei periodi in cui le cose vanno bene e non ci si crede. È una canzone per chi ha paura di essere felice, e non siamo pochi. A Sanremo 2025 è arrivata terza e ha vinto il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo: un premio alle parole, che è il motivo giusto per tornarci con calma, lontano dal palco.

Nell'autunno del 2026 Brunori torna nei teatri con TuttoBrunori, uno spettacolo di canzoni e monologhi in cui tornano suo padre e la paternità. Messa accanto a quei racconti, si capisce meglio che è una canzone di passaggio fra generazioni: chi è stato figlio impara a fare il padre, e se ne spaventa.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Ci ho messo qualche ascolto ad accorgermi che in L'albero delle noci la persona a cui si dà del tu cambia strada facendo. All'inizio Brunori parla alla donna con cui vive: è nei suoi occhi che si accende qualcosa di nuovo. Alla fine parla alla bambina, e quella donna è diventata "tua madre", la mano grande che tiene la manina. In mezzo c'è il passaggio da coppia a famiglia, e secondo me la canzone è proprio questo spostamento dello sguardo, più che una dedica.
E nei tuoi occhi di mamma adesso splende una piccola fiamma
Lui stesso ha raccontato di averla scritta per la compagna, Simona, e insieme come il racconto della rivoluzione arrivata con la figlia. Mi piace che non abbia scelto: le due persone stanno nella stessa canzone come stanno nella stessa casa.
Poi c'è l'uomo che parla, ed è un uomo che fa i conti. Si descrive come un ragioniere in bilico, uno che tiene la contabilità persino degli affetti. Non è una posa: è la paura di chi non si fida della felicità. Viene da una terra dove si impara presto che una vita si può spezzare per un pezzetto di pane, e dove la gioia si tiene d'occhio come un debito. Per questo dice due volte la stessa cosa con parole diverse: questo amore non lo posso sostenere, a questa felicità non mi posso abituare. Brunori aveva già scritto una Canzone contro la paura; qui la paura non la combatte, la confessa.
Il punto in cui tutto si gira, per me, è nell'ultima strofa, ed è una parola piccolissima.
E tutta questa felicità forse la posso sostenere
Perché hai cambiato l'architettura e le proporzioni del mio cuore
Quel forse pesa più di tutto il resto. Non dice di essere guarito: dice che il cuore che conosceva "benissimo", di cui sapeva le dimensioni, adesso ha un'altra forma, e le vecchie misure non servono più. Cambia anche la stella polare. A metà canzone si vantava di saper navigare senza; alla fine ne ha una nuova, e mi pare il rovescio esatto della fierezza di chi basta a se stesso. Le canzoni dei nostri cantautori ai figli sono spesso consigli o promesse. Questa è una confessione dell'adulto, che è un'altra cosa.
Dove mi convince meno è il ritornello. Il desiderio di cantare senza parole e senza mentire lo capisco, ma arriva dritto, quasi dichiarato, dopo strofe piene di immagini precise come la neve e il miele o le corone di spine. Lì sento il palco più che la stanza di casa.
Brunori ha detto che il noce sta davanti al suo studio e che da anni è convinto sia lui a suggerirgli le canzoni. Mi resta una domanda che il testo non chiude: se la felicità si può sostenere solo forse, quanto dura quel forse? Non lo so, e credo non lo sappia neanche lui. Magari per questo alza gli occhi verso l'albero, che cresce ogni anno senza chiedersi se se lo merita.
Fonti: LaPresse, 24 maggio 2025 (la canzone scritta per la compagna Simona e sull'arrivo della figlia); Radio Italia, 7 febbraio 2025 (il noce davanti allo studio che gli suggerisce le canzoni)

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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Foto: Eugeniatta, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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