I matti

di Francesco De Gregori · 1987

Traccia 8 di 9 dell'album Terra di nessuno

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Quando ascolto un autore che conosco bene, rischio di chiedergli sempre le stesse canzoni. Riascoltare non dovrebbe voler dire soltanto riconoscere. Con I matti mi capita il contrario: non aspetto il ritornello da cantare insieme agli altri, seguo una voce che lascia spazio a un disagio. È un buon motivo per tenerla in una playlist, accanto ai brani che cerco per conforto.

De Gregori l'ha ripresa nel disco dal vivo Nevergreen (Perfette sconosciute), dedicato al repertorio meno frequentato. Per me il senso durevole di quel recupero sta qui: un canzoniere non coincide con i suoi successi. Chi arriva da Rimmel può provare ad ascoltare anche questa, senza pretendere che gli dia la stessa cosa.

Airoldo · A cura della Redazione ·

In questa canzone non compare mai un nome. Molte frasi ripartono dallo stesso soggetto collettivo, i matti, come fa la gente quando parla di qualcuno che ha deciso di non conoscere. Secondo me De Gregori comincia proprio da lì: dalla voce del paese, non da quella dei matti.

Il primo indizio è quel "contenti" che torna più volte. Chi lo dice? Non loro, che nella canzone non parlano mai. Lo dice chi li guarda passare da lontano, e lo dice perché fa comodo: se sono contenti, non c'è niente da fare. Ma accanto a quella parola la canzone mette subito un'altra frase, che la smentisce senza alzare la voce.

anche se strillano chi li sente, anche se strillano che fa

Per me è la riga più dura. Non dice che nessuno li sente: dice che sentirli non cambierebbe niente. Il problema non è il silenzio dei matti, è la sordità degli altri.

Poi succede una cosa che mi commuove ogni volta. La voce che li liquidava comincia a sapere troppo, e arrivano dettagli che da lontano nessuno può conoscere.

I matti ancora lì a pensare a un treno mai arrivato
e a una moglie portata via da chissà quale bufera

A me quei dettagli fanno immaginare qualcuno che si sia seduto accanto a loro e li abbia ascoltati. Qui, credo, la canzone cambia natura: il ritratto di gruppo si incrina e dietro la categoria spunta una persona con una storia, perfino con un matrimonio alle spalle. Quel "chissà" è onesto: chi racconta ha ascoltato, ma non ha capito tutto. Nessuno capisce tutto di un altro.

Io la sento anche come una fotografia del suo tempo. La legge Basaglia avviò il superamento dei manicomi e il passaggio alla cura nei servizi territoriali. Non significava lasciare le persone per strada. La riga sui matti chiusi a chiave dentro la notte mi suona come la memoria di quei reparti; il traffico fermato con la mano mi fa invece pensare a quanto sia difficile abitare uno spazio comune senza sentirsi accolti. Non ricavo da queste immagini una cronaca della riforma. È una mia lettura: De Gregori, che io sappia, non l'ha mai detto, e la canzone regge anche senza.

Dove mi convince meno è proprio in quel "vanno contenti". Il matto felice, libero dalle regole, è un luogo comune antico e un po' pericoloso, perché assolve chi guarda. De Gregori lo usa come esca e poi lo smonta, ma la melodia è così dolce che a tratti lo rende credibile, e io resto con un piccolo disagio.

Il finale lascia la domanda aperta. Si fermano a riposare "le ossa e le ali", e sono le uniche creature della canzone ad avere le ali. Poi entrano in chiesa e fumano davanti all'altare centinaia di sigarette, come fossero ceri. Profanazione o preghiera? Io propendo per la seconda: mi piace immaginare una liturgia improvvisata, un modo di stare davanti a un altare senza dover trovare le parole giuste. Ma non ne sono sicuro, e la canzone si ferma un passo prima di dircelo.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Il disco Terra di nessuno · 1987 Contiene I matti

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Foto: Iaconianni family, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

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  1. I matti vanno contenti, tra il campo e la ferrovia
    da I matti, Francesco De Gregori

    Il primo verso mette i matti in un luogo preciso, e non è un luogo qualsiasi. Tra il campo e la ferrovia c'è quella striscia che non è più campagna e non è ancora città: scarpate, erba alta, recinzioni, il posto dove...

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  2. A caccia di grilli e serpenti
    da I matti, Francesco De Gregori

    È un gioco da bambini d'estate, cercare grilli nell'erba e bisce lungo i fossi, e qui lo fanno degli adulti. Mi piace che De Gregori non lo spieghi: lo mette lì, e lo ripete, come si ripete un gesto ossessivo. Poi c'è...

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  3. come stelle cadenti, nel mare della Tranquillità
    da I matti, Francesco De Gregori

    Il nome mi porta al Mare della Tranquillità, sulla Luna: è la regione dove nel 1969 allunò l'Apollo 11, un mare senza acqua. Non mi serve la maiuscola di una trascrizione per leggere questo richiamo. Nella canzone...

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  4. I matti non hanno il cuore o se ce l'hanno è sprecato
    da I matti, Francesco De Gregori

    Qui sento la voce di chi racconta inciampare. Parte con la frase fatta, quella che si dice al bar, e a metà verso si corregge, come chi si accorge di averla detta grossa. Ma la correzione è forse più amara...

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