Significato Coda di lupo

di Fabrizio De Andrè
Significato della canzone Coda di lupo di Fabrizio De Andrè
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Secondo me questa canzone racconta dell'incontro tra coda di lupo giovane indiano nativo e gli inglesi e il loro dio così lontani e inconprensibili per chi come lui è abituato a vivere a contatto con la natura e sopratutto nel profondo rispetto verso di essa.
Ma credo che questa sia solo una delle prospettive che vengono citate da de andrè perchè questa canzone parla anche di chi nasce rivoluzionario e integro nelle sue convinzioni e invecchiando è costretto a ridimensionarsi e a vivere secondo degli schemi ben precisi, anche se fino in fondo mantiene sempre una vena critica concludendo il testo con "e a un dio fatti il culo non credere mai".
Diciamo che gli inglesi e il capitalismo sono un tutt' uno con la società borghese contro le tradizioni delle società precolombiane americane intatte e integre.

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Anonimo
Ci sono anche riferimenti alla situazione politica italiana del tempo, come nel verso che termina con "è al dio della scala non credere mai" , che parla di delle contestazioni avvenute a Milano di fronte al teatro alla scala ..
  • Il testo narra metaforicamente la parabola di una vita, dalla fanciullezza alla vecchiaia, personificata da un ideale indiano d'America, ma riferita a tutti coloro che nascono liberi e devono, per forza di un sistema di regole imposte, vivere vincolati. Probabilmente la metafora si riferisce, sul piano socio-politico, anche a chi quell'ideale di dignitosa libertà averebbe dovuto rappresentare e difendere, ma ha finito per tradirlo.
    La fanciullezza (innocenza, libertà e scoperta istintiva del mondo e della vita tessa) è l'unica, iniziale, parentesi di autentica felicità del protagonista, finché egli rimane lontano dal sistema di (falsi) valori degli inglesi, ai quali egli non crede perché perdenti nel rispetto della natura e dell'umano.
    Sarà l'irruzione di quel sistema socio-economico-culturale a determinare l'alienazione dalla “fanciullezza-vita autentica” incarnata da Coda di Lupo, con un evento tragico: l'uccisione (crocefissione) di suo nonno ad opera degli inglesi. L'omicidio si consuma in una bolgia di sangue e di crema, nella notte di Natale (la notte della lunga stella con la coda).
    E' volutamente stridente l'accostamento-contrasto della natività alla crocefissione: il messaggio di fratellanza universale del Redentore, Dio degli inglesi, non c'è perché rinnegato, rimosso, crocefisso come colui che l'ha incarnato. La ricorrenza della natività è solo una festa “pagana” per assecondare il mercatismo, incurante della ferocia perpetrata per alimentare quel sistema: sangue e crema appunto. Perciò non puoi credere ad un Dio goloso.
    Coda di Lupo si ribella, si scaglia contro i simboli della classe che celebra i riti sociali (notte di gala) di quel modello perdente perché innaturale e anti umano: “uccide” uno di quei simboli (lo “smoking”) e se ne impossessa, come fosse lo scalpo di un nemico. I perdenti del confronto col sistema economico-sociale, i sopraffatti da idee che non sentono proprie, coloro i cui principi non sono riconosciuti, cercano una riscossa violenta, perché non si può confidare nello spirito (Dio) della Scala, tempio della società dell'apparire e dello sfoggiare.
    Coda di Lupo va via (forse fugge) per ritrovare il suo modo di essere autentico e libero (la tradizionale caccia al bisonte). Ma non c'è speranza perché l'uomo bianco, “civilizzato”, ha regolamentato tutto secondo i suoi canoni. Non è più possibile vivere naturalmente seguendo “la corrente di cavalli e di buoi” o di bisonti: il numero è chiuso. Non c'è un lieto fine e, quindi, non c'è un Dio a lieto fine.
    L'indiano Coda di Lupo ne ha l'ultima conferma in occasione del discorso di Luciano Lama all'Università La Sapienza di Roma, nel 1977, quando proprio gli indiani metropolitani “non fumano” col sindacalista il calumé ideale dell'alleanza per ottenere più libertà, diritti e dignità, ma lo cacciano come traditore di quegli ideali (“non era venuto in pace”). Non devi credere ad un Dio (fatti il culo) che chiede lavoro senza diritti e dignità, solo perché qualcuno si arricchisca.
    Quando la parabola metaforica della vita del protagonista (ciascuno di noi) è ormai discendente, egli ne trae un bilancio. La nostra “civiltà” comporta lo sposalizio e la procreazione (venti figli sul mio letto di sposo), lo svago (il teatro), l'uso di esplosivo per pescare in maniera selvaggia (le bombe a mano), l'elevazione di monumenti celebrativi del potere costituito a futura memoria (l'arco di Traiano), ma è perso il senso della vita autenticamente libera e a misura d'uomo, senza convenzioni artificiali, credi imposti al servizio di un potere, sistemi economici iniqui, leggi prevaricatrici. Coda di Lupo prova a scavare nella sua storia (storia occidentale) alla ricerca di quei valori autentici dell'animo umano, ma ormai fra gli inglesi (la nostra società) non ce n'è più memoria.

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