La Montanara

di Coro della SAT, Toni Ortelli e Luigi Pigarelli · 1927

1 interpretazione, 3 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Il posto dove oggi la sento più viva non è un rifugio ma una pista di hockey. In Leventina, nel Canton Ticino, quando l'Ambrì-Piotta vince in casa, i tifosi della Gottardo Arena cantano La Montanara tutti insieme: un rito che era già una tradizione negli anni Novanta e dura ancora, anche dopo i derby con il Lugano. Una squadra di due paesi di montagna che festeggia con un canto di montagna.

Mi piace che la si impari ancora così, sugli spalti, da chi ti sta accanto. È lo stesso modo in cui la imparò il primo coro che la portò in pubblico, la SOSAT di Trento, che nel 1929 la cantò alla radio a orecchio, un anno prima che ne uscisse la prima edizione.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • L'armonizzazione a quattro voci della Montanara è di Luigi Pigarelli, compositore e magistrato trentino, che la firmò con lo pseudonimo di Pierluigi Galli. Toni Ortelli aveva consegnato melodia e parole nel 1927 a Nino Peterlongo, anima del Coro della SOSAT di Trento.
    Fonte: it.wikipedia.org
Toni Ortelli ha raccontato di aver trovato la prima riga quasi per caso. Era il luglio del 1927, al Pian della Mussa, nelle valli di Lanzo: da lontano, verso la Ciamarella, saliva un canto giovanile, forse un pastorello con il suo gregge, e lui si accorse di cantare "senz'avvedermene". Mi piace partire da qui, perché La Montanara nasce come un'eco: qualcuno canta lontano, qualcun altro risponde senza saperlo. Ed è esattamente quello che la canzone racconta di sé.

Il ritornello, a guardarlo bene, è strano. Non dice niente della montagna, né del cantico d'amore che la prima strofa annunciava. Dice soltanto che la si sente cantare, e invita a cantarla:
Cantiam la montanara
E chi non la sa
È una canzone che parla di una canzone. "La montanara" può essere una ragazza di montagna e può essere il canto stesso, la canzone dei monti: il testo non sceglie, e io credo che questa ambiguità sia il suo trucco migliore. Quel "e chi non la sa" ha la forma di una domanda senza punto interrogativo: chi è che non la conosce? Nessuno, è la risposta sottintesa. Il ritornello dichiara la propria fama prima ancora di averla, e il bello è che poi ha avuto ragione.

Dove mi convince meno è la prima strofa. Le "valli d'or" e, più avanti, i "rivi d'argento" sono metalli da cartolina, il paesaggio come lo ricorda chi torna in città la domenica sera e vuole tenersi stretta la gita. Ortelli aveva ventidue anni ed era uno studente dell'università di Torino, e si sente. Ma la canzone si salva nella seconda strofa, quella che nei cori di solito canta un solista, quando la voce si fa piccola:
Era la piccola
Dolce dimora
Il tempo è l'imperfetto: era. La capanna fiorita di Soreghina non c'è più, ammesso che ci sia mai stata. Ortelli dedicò il canto al ricordo di un amico, una guida valdostana morta sul Monte Rosa, e da quando l'ho letto non riesco più a sentire quella strofa come un idillio. È una casa perduta raccontata con dolcezza, come si parla di chi non c'è più.

Forse è per questo che la cantano cori così lontani dalle valli dove è nata: dentro c'è una montagna vista da lontano, desiderata, e insieme qualcosa che è già passato. Resta la domanda del ritornello, che a me non sembra del tutto retorica. Sappiamo davvero la montanara, o sappiamo soltanto cantarla?

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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