O Gorizia tu sei maledetta

di Tradizione popolare e Giovanna Marini · 1916

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Oggi Gorizia non è più soltanto il nome di una battaglia. Nel 2025 lei e Nova Gorica, la città slovena cresciuta dall'altra parte del confine dopo il trattato di pace del 1947, sono state insieme Capitale europea della cultura: la prima volta per due città di due Stati diversi. La piazza Transalpina, che un muro tagliava a metà, oggi è il posto dove ci si incontra.

Per questo riascoltare il canto adesso fa un effetto strano, e utile. Le parole maledicono una città che ha scelto di diventare un simbolo di confini aperti. Chi lo riprende oggi, magari insieme a Bella ciao, con cui nel 1964 condivise lo spettacolo di Spoleto che contribuì a farle conoscere in tutta Italia, sa che la condanna non era per quelle strade ma per la guerra che le aveva attraversate.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Nel giugno 1964, al Festival dei Due Mondi di Spoleto, Michele Straniero cantò nello spettacolo Bella Ciao del Nuovo Canzoniere Italiano la strofa "Traditori signori ufficiali", da una versione raccolta a Pomponesco (Mantova) dalla voce dell'ex partigiano Pasicrate Remagni. Seguirono proteste in sala e una denuncia per vilipendio delle forze armate; il caso arrivò in Parlamento.
    Fonte: treccani.it
Di solito un canto di guerra se la prende con il nemico. Questo se la prende con una città. Mi sono chiesto a lungo perché proprio Gorizia, che non aveva sparato a nessuno ed era soltanto il nome da conquistare. Credo che la risposta stia lì: per i fanti quella città era insieme il premio e il conto da pagare, e il nome della vittoria coincideva con il nome del lutto. Maledirla era il loro modo di dire che quella vittoria non avevano nessuna voglia di festeggiarla.

L'attacco ha il passo di una cronaca: una mattina, una data, le truppe che si muovono. Sembra un bollettino, e invece è il suo rovescio, perché subito dopo comincia a piovere e la gente comincia a cadere. Poi il canto si volta e guarda indietro, verso chi la guerra non la fa:

con le mogli sui letti di lana
È il verso che mi colpisce di più, proprio perché non urla. Mette accanto due materiali: la lana calda dei letti di chi se ne sta a casa e l'acqua che al fronte cade senza tregua. Non serve altro per capire da che parte sta la canzone. È un'accusa costruita con le cose, non con gli slogan, e credo che sia per questo che ha fatto tanta paura a chi doveva difendere la versione ufficiale.

Poi arriva la strofa che per me è il centro di tutto:

Voi chiamate il campo d'onore
questa terra di là dei confini
Qui la lite non è sulle armi, è sulle parole. Gli altri la chiamano campo d'onore; chi ci sta dentro la chiama soltanto "questa terra". Tutta la canzone è una correzione di vocabolario, fatta da chi paga il prezzo delle parole altrui. La sento vicina a molte cose di oggi, ogni volta che un nome solenne serve a coprire qualcosa che da vicino nessuno vorrebbe guardare.

E poi, all'improvviso, la voce si abbassa. Il soldato che muore parla alla moglie, affida i figli ai compagni che ha accanto, e chiude così:

che io muoio col suo nome nel cuor
Un attimo prima le dava del tu ("Cara moglie che tu non mi senti"); qui dice "suo". Può darsi che sia soltanto il modo di parlare di chi la cantava. A me però piace pensare che in quello scivolare dal tu alla terza persona ci sia già la distanza: lei non lo sente, e lui finisce per parlarne come di qualcuno di lontano. È l'unico momento in cui la canzone non accusa nessuno.

Poi torna il ritornello, identico, come se dopo quel congedo non potesse cambiare niente. Mi resta un dubbio, ogni volta che la sento cantare a piena voce, magari in piazza: quella rabbia lascia ancora spazio alla voce bassa della moglie e dei bambini? Forse la canzone ha bisogno di tutte e due, e lascia a chi la canta la scelta di quale tenere più forte.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Testo

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La mattina del cinque d'agosto
si muovevan le truppe italiane
per Gorizia, le terre lontane
e dolente ognun si partì

Sotto l'acqua che cadeva al rovescio
grandinavan le palle nemiche
su quei monti, colline e gran valli
si moriva dicendo così:

Oh Gorizia tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu

Oh vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letti di lana
schernitori di noi carne umana
questa guerra ci insegna a punir

Voi chiamate il campo d'onore
questa terra di là dei confini
Qui si muore gridando assassini
maledetti sarete un dì

Cara moglie che tu non mi senti
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini
che io muoio col suo nome nel cuor

O Gorizia tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.

E per te cosa significa?

Racconta come la leggi tu: cosa dice, cosa ti ricorda, a chi la dedicheresti.

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