Significato Nella mia ora di libertà

di Fabrizio De Andrè
Significato della canzone Nella mia ora di libertà di Fabrizio De Andrè
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Per capirne il senso, bisogna considerare che è il brano finale dell'album “Storia di un impiegato” del 1973.
Un concept che De André non amava affatto, perché oscuro nel linguaggio e troppo politico rispetto alla prospettiva, più intimamente esistenzialista, che lui avrebbe voluto seguire.
Vi si narra la vicenda umana di un impiegato, ritroso, individualista e ribelle, durante gli anni delle rivolte studentesche del 1968.
Una metafora impietosa del rapporto fra dimensione individuale, sistema sociale, senso di giustizia, viltà umana e istinto alla ribellione a ciò che è costituito e in cui non ci si riconosce più. A ciò che non è possibile correggere e di cui non ci si può liberare, perché ogni ordine richiede anche un potere che lo imponga e lo faccia rispettare, ma ogni potere si rigenera e si ripropone, sempre uguale a se stesso, dopo ogni ribellione.
E' proprio l'impiegato il protagonista della canzone, che parla in prima persona da carcerato. Colui che si è ribellato all'ordine socio-politico, contestando, da idealista ingenuo e sprovveduto, il concetto stesso di potere ed i suoi simboli e valori di riferimento.
Timoroso e diffidente verso la rivolta studentesca (il maggio francese) decide di adottarla in forma violenta: immagina l'annientamento dei riferimenti culturali più “sacri” (comprese le figure dei genitori) durante un “ballo mascherato”, diviene bombarolo ma fallisce, rivive l'incubo di un “nuovo” potere uguale al precedente (nel quale rivede se stesso come suo padre), finché viene tradito e abbandonato dalla sua compagna. Infine, incarcerato, deve prendere atto che la sua reazione-azione, timorosa e violenta, non ha prodotto nulla di positivo.
Perciò l'impiegato, ora detenuto, non vuole e non può identificarsi nei suoi secondini: li vede strumenti di ciò che ha determinato il suo fallimento e non vuole condividere con essi neanche l'aria.
Per lui l'ora d'aria è solo un'illusione di fugace libertà posticcia (è cominciata un'ora prima e un'ora dopo era già finita...), ma ha la conferma che il sistema che ha combattuto è ancora lì, come sempre, a condannare anche gli innocenti (non mi aspettavo un vostro errore...).
In quella straziante delusione, egli riflette su se stesso, quasi estraneato dalla realtà (...in mezzo al fuori anche fuori di là...). Affronta i dubbi sulla sua dignità di uomo rispetto a ciò che ha fatto (ho chiesto al meglio della mia faccia...di dignità), sulla condizione di detenuto (...vagli a spiegare che è primavera... e poi lo sanno...). Soffre ancora, ricordando la donna che l'ha abbandonato, divenendo (grazie a lui) figura del “circo mediatico” (si sta chiedendo...si suggerisce...da un po' di tempo era un po' cambiato, ma non nel dirmi amore mio).
Infine capisce il suo errore: la sua violenza è scaturita dalla violenza propria del sistema stesso, più forte, protratta, subdola e metodica (...una ginnastica d'obbedienza...), ma ogni sistema prevede una forma di potere che, in quanto tale, non potrà mai essere buona (...da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni). Lottare per un'altra “nuova forma di potere” non aveva quindi senso, perché “non ci sono poteri buoni”. E' la disillusione definitiva, la presa di coscienza del fallimento suo e di chiunque volesse riprovarci in futuro.
La penultima strofa descrive un impiegato rassegnato ma non rinunciatario, il cui pensiero è ancora alla ricerca di una (im)possibile soluzione (imparo un sacco di cose...tranne qual è il crimine...per non passare da criminali...ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame).
La canzone chiude con una chiamata in causa dei distratti, degli indifferenti, degli apatici che si ritengono estranei ad ogni responsabilità: “per quanto voi vi crediate assolti siete lo stesso coinvolti”.

Immagine dell'utente Ron Ron 40 Punti
5 persone trovano utile questo significato
  • Qui però il cantante va giù pesante con i secondini, con i quali non vuole condividere neppure l'aria che respira nel cortile, ma soltanto la prigione.
    Vero che il cantante ha sempre perdonato, anche i suoi carcerieri dopo il rapimento, tuttavia considerava la libertà il bene più prezioso ed i secondini sono sempre stati l'emblema di coloro che vigilano sulla privazione della libertà altrui.
    Tanto per rimanere sul tema del rapimento: il cantante perdonò i rapitori ma disse esplicitamente che non li invidiava considerato che, una volta beccati, sarebbero finiti in carcere.
    In quel carcere che appunto è il luogo della canzone, una sorta di inferno in terra.

    Nella canzone, inoltre, il cantante spiega come si possa finire in carcere anche senza essere cattive persone, ma semplicemente ribellandosi all'ordine costituito.

    Putroppo anche il cantante si trova ad affrontare il paradosso che non esiste un modo legale per ribellarsi.

    La frase più bella, a mio avviso è: "vagli a spiegare che è primavera".

    Il cantante si scaglia contro coloro che tolgono la libertà ai giovani, come nella canzone Geordie dove stanno per impiccare un ragazzo che non ha neppure vent'anni, chiedendo che lo stesso sia impiccato una volta che sia calato "l'inverno sopra il suo viso".

    Il cantante ha molto a cuore la primavera della vita, il mese di aprile o del maggio nelle sue canzoni, ripreso anche nella canzone la Guerra di Piero dove dice che per "crepare di maggio ci vuole tanto troppo coraggio".

    Quindi, nonostante tutte le sue canzoni parlino apertamente di perdono, il cantante non perdona a prescindere.
    Lui, la privazione della libertà, libertario qual era, soprattutto strappata nella giovinezza, la condanna con forza.

    Immagine dell'utente Jones che suonava il Flauto Jones che suonava il Flauto 69 Punti
    1 persona trova utile questo significato
  • Canzone che come quasi tutte le canzoni di De Andrè va contro l'ordine costituito. In quel periodo (anni 70) si dava la colpa di tutto alla società. Eri drogato? Colpa della società Eri un ladro? Colpa della società. Va comque dato atto a De Andrè che lui viveva le sue idee in prima persona. A differenza di tanti buonisti odierni che se la prendono con chi teme ladri, zingari erc, però vivono in ville di lusso e se gli rubi uno stuzzicandenti da buonisti comprensivi vorrebbero darti l'ergastolo, De Andrè restò sempre coerente. Quando fu rapito assieme a Dori Ghezzi ebbe parole di comprensione pe i suoi carcerieri.

    Immagine dell'utente Alessandro67 Alessandro67 830 Punti
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