Lettera da lontano

di Enzo Jannacci · 2001

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Una canzone costruita come una serie di lettere può continuare a parlarci anche senza pronunciarne le parole. Paolo Jannacci ha rieseguito Lettera da lontano per il documentario Enzo Jannacci, vengo anch'io; nella colonna sonora compare anche la versione per pianoforte e orchestra. È una possibilità d'ascolto che mi interessa: accostare la voce del padre a un brano affidato agli strumenti.

A me viene voglia di tornarci proprio per questo, per provare ad ascoltare anche quello che non è scritto. Conoscendo le parole, possiamo aspettarle; senza conoscerle, possiamo partire dalla musica. Non occorre condividere tutti i destinatari di quelle lettere per trovare il proprio posto nell'ascolto. Una canzone può avvicinarci prima ancora che sappiamo spiegarla.

Ettore · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Lettera da lontano vinse la Targa Tenco 2002 per la migliore canzone, assegnata a Enzo e Paolo Jannacci, entrambi accreditati come autori anche nell'audio ufficiale. Nel 2003 Enzo Jannacci vinse di nuovo nella stessa categoria con L'uomo a metà.
    Fonte: clubtenco.it
  • Nel 2002, l'anno della Targa a Jannacci, Davide Van De Sfroos vinse quella per l'album in dialetto con ... E semm partii. Tre anni dopo, alla Rassegna della canzone d'autore del Club Tenco del 2005, fu proprio lui a cantare Lettera da lontano, in duo con Francesco Baccini.
    Fonte: it.wikipedia.org
Una lettera, di solito, finisce con una firma. Questa canzone ne comincia una dopo l'altra e non ne firma nessuna: anzi, quasi subito una dichiara di essere proprio senza firma. Jannacci non scrive una lettera. Apre la cassetta della posta di una vita intera e ce la rovescia davanti.

Dentro c'è di tutto, e in un ordine che sembra a caso. La lettera dal carcere sta accanto a quella profumata della vecchia amante, quella per chi era in guerra poco prima di quella per il pianoforte. Io la sento come il modo di parlare di certi milanesi di una volta, che ti raccontavano una disgrazia e una barzelletta con lo stesso tono, senza cambiare sedia. Il dolore degli altri e le cose di casa hanno la stessa intestazione, e nessuna lettera conta più dell'altra. È una democrazia della posta, e a me pare la cosa più giusta della canzone.

Poi, a metà, arriva il verso che mi ferma ogni volta:
Lettera per mio figlio che mi ha guardato cantare come fossi io il figlio
Qui i ruoli si rovesciano. Il padre canta, e il figlio lo guarda come si guarda un bambino alla recita di fine anno, con quella mescolanza di tenerezza e di apprensione. Accanto a lui, in quegli anni, a costruirgli intorno le canzoni c'era proprio Paolo, e il disco era dedicato al padre di Enzo: tre generazioni, se ci pensate, attorno alla stessa riga. A me sembra la cosa più disarmata che Jannacci abbia scritto su se stesso: un padre che si lascia guardare come un figlio, e non se ne vergogna.

Più avanti c'è un'altra lettera che per me è un piccolo autoritratto:
Lettera a chi si rifiuta di accettare comici, musicanti, poeti, medicastri
Rileggete l'elenco pensando a lui. Il cabaret, il pianoforte, le poesie, il camice da medico (che si chiama da solo medicastro, con quella modestia ironica che era tutta sua), le canzoni. È il suo curriculum, messo in fila come una lista di imputati. La mia lettura è questa: la lettera è indirizzata a chi non l'ha mai preso sul serio perché faceva troppe cose, e lui non si difende, si limita a elencarle.

Chi la ascoltava appena uscita poteva prenderla per lo sfogo di un uomo stanco dell'aria che tirava, e in parte lo era. Oggi la sento in un altro modo. Le lettere da lontano adesso le leggiamo davvero seguendo le parole con l'indice, ma su un vetro, e tante le scriviamo e poi non le spediamo. Questa canzone è fatta di quelle: righe cominciate, destinatari scelti con cura, nessuna busta chiusa. Forse è per questo che non finisce. Da lontano, adesso, quella posta arriva a noi.

Fonti: Enzo Jannacci, Wikipedia (il disco dedicato al padre, il lavoro con il figlio Paolo); il manifesto, 2 novembre 2001 (le parole di Jannacci all'uscita del disco); Club Tenco, albo d'oro (la canzone firmata da Enzo e Paolo Jannacci).

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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Foto: Lucarelli, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

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  1. Lettera scritta fuori dai denti
    da Lettera da lontano, Enzo Jannacci

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