L'ultima lettera non si spedisce: si consegna a voce, cioè si canta. È come se Jannacci ci dicesse che tutte quelle di prima erano già canzoni. Il destinatario è il più numeroso di tutti, la gente per bene, e gli aggettivi gentile e normale fanno ridere proprio perché stanno accanto a ipocrita. La rabbia era vera: all'uscita del disco disse al manifesto di non sopportare più l'aria che tirava in un paese di furbi e di egoisti. Ma qui la rabbia si scioglie in una risata amara, e io ho il sospetto che tra i destinatari ci siamo anche noi.
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