Campo de' Fiori

di Antonello Venditti · 1974

1 interpretazione, 3 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Se passi a Campo de' Fiori un sabato sera la trovi piena di ragazzi: la piazza del mercato è diventata uno dei ritrovi notturni dei più giovani, romani e stranieri, e la statua di Giordano Bruno sta lì in mezzo, tra i tavolini. Ogni anno, nell'anniversario del rogo, un rappresentante del Comune di Roma porta ancora una corona ai suoi piedi e i liberi pensatori si ritrovano sotto il monumento. E Venditti non l'ha lasciata negli anni Settanta: nel 2014 l'ha rimessa nella scaletta del tour 70.80 Ritorno al futuro e nel doppio cd con lo stesso titolo.

Secondo me resiste per questo. La piazza è ancora quella dove si corre la sera a vent'anni, e la canzone è di chi si ferma a guardarla. Una paura "per" la libertà non passa di moda.

Nina · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Uscì nel 1974 nell'album Quando verrà Natale e sul retro del 45 giri Marta. La lunga introduzione è suonata al charango da Pablo Romero, e nello stesso periodo la canzone fu incisa anche dalla Schola Cantorum, il gruppo vocale di Edoardo De Angelis.
    Fonte: it.wikipedia.org
Ascoltala fino in fondo, perché il finale non è quello che ti aspetti. Per sei minuti hai sentito un ragazzo che sembra aver fatto pace con la sua giovinezza, e poi, quando la musica sta per chiudere, ti lascia con questa:
e adesso ho un po' paura per la libertà.
Torna alla prima strofa e trovi quasi la stessa frase, girata al contrario:
e non ho più paura della libertà.
Secondo me tra quel "della" e quel "per" c'è tutta la canzone. Avere paura della libertà è una cosa da ragazzi: ti spaventa perché è tua, perché devi decidere tu cosa farne, chi essere, con chi stare. Avere paura per la libertà è un'altra cosa. Vuol dire che la libertà non è più un peso da portare, ma qualcosa che qualcuno ti può togliere.

E qui un fatto cambia davvero il modo di sentirla. Venditti ha raccontato di averla cominciata seduto sotto la statua di Giordano Bruno, il filosofo bruciato vivo proprio in quella piazza nel 1600, appena uscito dal processo per la sua canzone A Cristo, denunciata per vilipendio della religione. Pensaci: un ragazzo trascinato in tribunale per una canzone va a sedersi ai piedi di un uomo mandato al rogo per quello che pensava. Da lì viene quel "per".

Eppure non è una canzone arrabbiata, ed è la cosa che mi colpisce di più. Non c'è un giudice, non c'è un nemico, Bruno non viene nemmeno nominato. C'è una piazza chiamata per nome, come si chiama un amico, e c'è uno che le dice:
Campo de' Fiori io non corro più,
Io ci sento due corse. Quella di quando ci arrivavi di corsa la sera, perché lì c'erano tutti, e quella di quando da lì si scappava. Dire "non corro più" non è arrendersi, e nemmeno invecchiare. È restare in piazza invece di andarsene, un po' come quella statua che sta ferma in mezzo al mercato da più di un secolo.

Gli amici di ieri, le ombre di un'età: il tempo, dice, le ha già sconfitte. Ma non ha vinto su tutto. Gli amori, dice lui ripetendo la parola due volte, "sono proprio veri". Mi piace che in una canzone che finisce con la paura ci sia questa certezza nel mezzo, detta con l'ostinazione di chi vuole convincere prima di tutto sé stesso.

E poi c'è quel "un po'", che è la parola che ricordo sempre. Non è una frase da corteo, non c'è nessuno slogan. È la voce di uno che ha appena capito quanto vale una cosa, perché l'ha vista in pericolo. A vent'anni hai paura di cosa farne. Più avanti hai paura di perderla. Venditti ti lascia esattamente lì, nel passaggio, e chiude senza consolarti.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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Foto: Io, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

Qui trovi le frasi commentate dalla redazione e dai lettori.

  1. rubano sempre ma non tradiscono mai.
    da Campo de' Fiori, Antonello Venditti

    Chi sono questi bambini? Il "tuoi" della riga prima è rivolto alla piazza, come a una madre: sono i ragazzi di Campo de' Fiori, cresciuti tra i banchi del mercato e i vicoli intorno. Rubano, e la canzone non li...

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  2. i soldi di papà,
    da Campo de' Fiori, Antonello Venditti

    Il verso intero dice che il tempo ha già sconfitto i soldi di papà, e per me è la riga più autoironica della canzone. Venditti veniva da una famiglia della media borghesia romana, con il padre funzionario dello Stato...

    Leggi la nota
  3. ma le partite stavolta sono proprio vere
    da Campo de' Fiori, Antonello Venditti

    Partita è una parola da ragazzi: il pallone in cortile, le carte, il gioco tra amici. Qui torna dentro una canzone in cui tutto il resto si è fatto serio, e io la leggo così: prima si giocava a fare i grandi, a...

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