Blowin' in the Wind

di Bob Dylan · 1963

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

In A Complete Unknown, arrivato nelle sale italiane nel gennaio 2025, la cantano Timothée Chalamet e Monica Barbaro nei panni di Dylan e Joan Baez. Io partirei da lì per un piccolo esperimento: ascoltare due versioni una dopo l'altra, quella del film e questa originale, senza decidere subito quale sia la migliore.

Quando conosciamo già una melodia, rischiamo di sentirla senza più ascoltare chi canta. Cambiare voce e poi tornare a Dylan, per me, serve a interrompere quell'automatismo: accorgersi di una pausa, del respiro, di quanto cambia una frase detta da solo o insieme a qualcuno. È un modo per ritrovare un ascolto personale, anche dentro una canzone che tutti crediamo di conoscere.

Ettore · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • 27 settembre 1997
    Il 27 settembre 1997 Dylan cantò a Bologna, alla veglia del Congresso eucaristico nazionale, davanti a Giovanni Paolo II e a circa 300 mila giovani. Nel suo discorso di quella sera il Papa riprese la canzone: la risposta soffia nel vento, disse, ma nel vento dello Spirito. E alla domanda su quante strade deve percorrere un uomo rispose: "una!", quella di Cristo.
    Fonte: vatican.va
  • 4 novembre 2026
    Il 4 novembre 2026, alla vigilia del concerto di Roma, papa Leone XIV ha ricevuto Dylan nel Palazzo Apostolico: gli ha regalato un rosario e Dylan ha ricambiato con Chronicles, la sua autobiografia. A luglio, nella prefazione al libro Disarmata e disarmante, il Papa aveva citato i versi di Go Away You Bomb, un testo contro la bomba atomica che Dylan scrisse nel 1963.
    Fonte: vaticannews.va
Ci sono canzoni che danno risposte e canzoni che fanno domande. Questa fa solo domande: nove, una dietro l'altra, e non ne chiude nessuna. Eppure è diventata la canzone che si canta tutti insieme, in piedi, quando c'è qualcosa da chiedere al mondo. Per me il suo segreto sta tutto qui: un inno che non promette niente.

Pensateci. Gli inni di solito gridano una certezza: una bandiera, una vittoria, un domani migliore. Qui invece la voce è quella di un ragazzo che si guarda intorno e conta. Quante strade, quanti mari, quanti anni. Sono domande da bambino, di quelle che da grandi si smette di fare perché si sa che non hanno una risposta comoda. Lui le fa lo stesso, con una calma che a me pare la cosa più disarmante di tutta la canzone.

Poi arriva il ritornello, e la risposta non arriva:
The answer, my friend, is blowin' in the wind
La risposta, amico mio, vola nel vento. C'è chi la sente come una resa: la risposta non si trova, lasciamo perdere. Io la sento al contrario. Quando la canzone uscì su una rivista folk, Dylan la accompagnò con poche righe: la risposta non sta in nessun libro e in nessun film, è nel vento come un pezzo di carta che prima o poi ricade, solo che nessuno si china a raccoglierla. La risposta c'è, è che nessuno la vuole prendere. Non è un mistero: è una distrazione.

E infatti le domande più dure non riguardano il cielo o il mare, ma noi. L'uomo che gira la testa per non vedere. Le orecchie che non bastano mai:
Before he can hear people cry?
Prima che riesca a sentire la gente piangere? Qui la canzone smette di sembrare una filastrocca e diventa un'accusa gentile. Non punta il dito contro un nemico preciso, non nomina una guerra né un paese. Per questo, credo, ha potuto attraversare tutte le guerre e tutti i paesi: ognuno ci mette dentro la sua.

Sotto le parole c'è anche una melodia che non è nata con lei. Dylan stesso ha raccontato di averla presa da un vecchio spiritual degli schiavi, No More Auction Block. A me piace pensarla così: una domanda sulla libertà cantata sull'aria di chi la libertà l'aveva aspettata davvero. Forse è anche per questo che la gente la sente sua prima ancora di averla capita.

Oggi la riascolto e le domande sono rimaste tutte lì, intatte, e non per colpa della canzone. Un inno fatto di sole domande ha un vantaggio sugli altri: non invecchia quando arriva la risposta, perché la risposta non è arrivata. Ce la riconsegna ogni volta come un compito lasciato aperto. Tocca a chi ascolta chinarsi a raccogliere quel foglio.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Foto: Raph_PH, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate e traduzione

Le frasi più importanti, con la traduzione in italiano e il commento della redazione e dei lettori.

  1. How many roads must a man walk down
    Before you call him a man?
    da Blowin' in the Wind, Bob Dylan

    TraduzioneQuante strade deve percorrere un uomo prima che tu lo chiami uomo?

    È la domanda con cui si apre tutto, e a me sembra la più personale delle nove. Non parla di guerre né di leggi: parla di diventare grandi. Quante strade bisogna fare perché gli altri ti riconoscano come un uomo? Detta...

    Leggi la nota
  2. Before they're forever banned?
    da Blowin' in the Wind, Bob Dylan

    TraduzionePrima che vengano messe al bando per sempre?

    Il verso chiude la domanda sulle palle di cannone: quante volte dovranno volare, prima di essere bandite per sempre? Io mi fermo sulla parola "forever". Non chiede una tregua, chiede la fine delle armi, una volta per...

    Leggi la nota
  3. Before they're allowed to be free?
    da Blowin' in the Wind, Bob Dylan

    TraduzionePrima che sia loro permesso di essere liberi?

    La domanda è su quanti anni certe persone dovranno vivere prima di poter essere libere. Il peso, per me, sta tutto in "allowed", permesso. La libertà qui non si conquista: qualcuno la concede, e intanto la tiene in...

    Leggi la nota
  4. That too many people have died?
    da Blowin' in the Wind, Bob Dylan

    TraduzioneChe sono morte troppe persone?

    È l'ultima domanda, ed è la più amara. Il verso prima chiede quante morti ci vorranno perché lui sappia: e la risposta che arriva è questa, che sono già troppe. Mi colpisce il tempo del verbo. Non "moriranno", ma...

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