Knockin' on Heaven's Door

di Bob Dylan · 1973

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Mi colpisce il salto fra una voce sola e un coro. I Guns N' Roses l'hanno cantata al concerto per Freddie Mercury; a Dunblane, dopo la strage nella scuola, musicisti del posto l'hanno incisa insieme a un coro di bambini, con una strofa nuova di Ted Christopher autorizzata da Dylan. La stessa canzone può cambiare destinatario e perfino parole, senza perdere la capacità di radunare chi ascolta.

Per questo mi viene voglia di riascoltarla in versioni diverse, non soltanto nell'originale: cambia chi prende fiato, cambia chi risponde. In una voce ruvida e in un coro di bambini sento due modi diversi di farsi coraggio insieme. Non serve cantarla bene per sentirsi parte del coro. Basta trovare il momento in cui unirsi agli altri.

Airoldo · A cura della Redazione ·

C'è un oggetto, in questa canzone, che pesa più di tutto il resto: un distintivo. Non una pistola, non una croce, non una bandiera. Un pezzo di metallo appuntato sul petto, che dice agli altri chi sei e cosa puoi fare. La prima cosa che l'uomo che canta chiede è che qualcuno glielo tolga. Per me la canzone sta tutta in quel gesto: prima di morire, smettere di essere un ruolo.

Nel film per cui Dylan l'ha scritta, la canzone accompagna lo sceriffo Baker: un uomo di legge non più giovane, ferito a morte in una sparatoria, che aspetta la fine sulla riva di un fiume. Accanto a lui c'è sua moglie, e "Mama" è lei: non la madre, ma la donna con cui ha diviso la vita, chiamata così come la chiama lui nel film. Il biografo Clinton Heylin l'ha definita un esercizio di splendida semplicità, e ha ragione: due strofe brevi e un ritornello che ripete una sola azione.

Lo sceriffo non dice di avere paura, non dice di essere pentito. Dice una cosa molto più semplice:
I can't use it anymore
Non posso più usarlo. È la frase di chi ha finito, non di chi si arrende. Io ci sento la stanchezza di un mestiere fatto di armi e di ordini, e quasi il sollievo di poterlo posare. Non c'è un bilancio, non c'è un'ultima parola solenne: c'è un uomo che restituisce gli attrezzi.

Poi arriva il ritornello:
Knock, knock, knockin' on heaven's door
Busso, busso, busso alla porta del cielo. Il verbo è quello che conta: bussare non è entrare. La canzone non ci dice cosa c'è dall'altra parte, né se la porta si apre. Resta sulla soglia, con un uomo che bussa e una donna che lo guarda. Confesso che, a lungo andare, quella ripetizione a me sembra più una ninna nanna che una preghiera, e a volte mi stanca. Forse però è proprio questo il punto: si canta per accompagnare qualcuno, non per convincere il cielo.

Mi viene in mente l'Antologia di Spoon River, dove i morti di un paese parlano in prima persona dalla collina, e che De André trasformò in un disco. Lì però i morti raccontano la vita intera, regolano i conti con chi è rimasto. Lo sceriffo Baker non racconta niente: non sappiamo chi ha amato, chi ha arrestato, chi ha ucciso. E fuori dal film la canzone perde perfino il suo nome.

È qui, secondo me, il motivo per cui è diventata la canzone di tutti gli addii. Senza nome e senza storia, quell'uomo può essere chiunque: un padre in un letto d'ospedale, un amico, un soldato. Ognuno ci mette il proprio distintivo da togliere, il proprio peso da posare. Non c'è dottrina, non c'è promessa di paradiso: c'è solo il permesso di smettere. Mi chiedo se sia questo che cerchiamo, quando la scegliamo per salutare qualcuno. Non una risposta su dove va, ma la certezza che adesso può riposare.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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Foto: Raph_PH, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate e traduzione

Le frasi più importanti, con la traduzione in italiano e il commento della redazione e dei lettori.

  1. Mama, take this badge off of me
    da Knockin' on Heaven's Door, Bob Dylan

    TraduzioneMamma, toglimi di dosso questo distintivo

    A me colpisce che non se lo tolga da solo. Il distintivo è appuntato sul suo petto, ma è un'altra persona a doverlo staccare: forse non ne ha più la forza, forse non ha più l'autorità per farlo. Chi glielo ha dato non...

    Leggi la nota
  2. It's gettin' dark, too dark
    da Knockin' on Heaven's Door, Bob Dylan

    TraduzioneSi fa buio, troppo buio

    Nel film è il tramonto sul fiume, e insieme è la vista che se ne va. Io però mi fermo sulla ripetizione. Prima dice soltanto che si fa buio, come si direbbe di una sera qualunque. Poi si corregge: troppo buio. In quel...

    Leggi la nota
  3. Mama, put my guns in the ground
    da Knockin' on Heaven's Door, Bob Dylan

    TraduzioneMamma, metti le mie pistole sotto terra

    Non chiede di buttarle o di darle a qualcuno: chiede di seppellirle. Le pistole ricevono la sepoltura che spetterebbe a lui, come se dovessero morire con l'uomo che le ha usate. Io ci sento un ultimo desiderio molto...

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  4. That long black cloud
    da Knockin' on Heaven's Door, Bob Dylan

    TraduzioneQuella lunga nuvola nera

    La morte qui non ha una falce né un volto: è un fatto del cielo, una nuvola lunga e nera che scende piano. Mi piace che Dylan la racconti come il tempo che cambia, con le parole di chi ha vissuto all'aperto e sa...

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