Desolation Row

di Bob Dylan · 1965

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Desolation Row la rimetto quando le notizie del giorno sembrano una sfilata in costume. Sono undici minuti che non hanno fretta, in un tempo in cui tutto deve stare in pochi secondi: si ascolta per intero o niente, e proprio per questo chiede un'attenzione che oggi è rara, e la ripaga.

Intanto continua a cambiare pelle. Nel 2009 i My Chemical Romance ne hanno fatto tre minuti di punk per la colonna sonora del film Watchmen, e nel 2021 Rolling Stone l'ha messa all'83° posto delle sue 500 canzoni più grandi di sempre. Chi vuole sentire da dove veniva il Dylan di quell'estate trova sul sito Like a Rolling Stone, che apre lo stesso disco che Desolation Row chiude.

Ettore · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • 4 agosto 1965
    I ricami di chitarra acustica che accompagnano Dylan per tutti gli undici minuti sono di Charlie McCoy, musicista di Nashville che era a New York in vacanza per vedere l'Esposizione universale. Il produttore Bob Johnston lo invitò alla seduta del 4 agosto 1965 e McCoy improvvisò la sua parte. Anni dopo Johnston gli confessò di averlo usato come esca per convincere Dylan a registrare a Nashville.
    Fonte: en.wikipedia.org
Nell'estate del 1965 Bob Dylan, per una parte del suo pubblico, aveva appena tradito la causa: a Newport era salito sul palco con la chitarra elettrica. Poi, in fondo al disco nuovo, mette undici minuti acustici. Sembra un ritorno a casa, e invece è la canzone più lontana da quella casa che avesse scritto fino ad allora. Non c'è una protesta, non c'è un nemico da indicare col dito: c'è una strada, e una folla che ci sfila sopra.

The circus is in town
"Il circo è in città." Per me è la chiave di tutto. Quella che Dylan mette in fila è una parata da fiera di paese: Cenerentola, Romeo, Ofelia, Einstein, Noè, Caino e Abele, Nerone, perfino due poeti in carne e ossa. Nessuno è dove dovrebbe essere, nessuno è vestito da se stesso. Molti anni dopo lui l'ha definita una canzone da minstrel show, ricordando gli spettacoli di menestrelli con la faccia dipinta di nero che vedeva da ragazzo alle fiere. A me piace prenderlo in parola: Desolation Row è un carnevale, e il carnevale è il modo in cui l'America di quegli anni si raccontava le sue favole.

Al primo concerto in cui la cantò, a fine agosto, il pubblico rideva. Si capisce: le immagini sono buffe, sghembe, sembrano barzellette raccontate a mezza voce. Ma è una risata che dura poco, perché sotto i costumi si sente una città che ha perso il senso della misura, dove chi comanda è cieco, chi cura è un ciarlatano e chi sa troppo viene portato via di notte.

The Titanic sails at dawn
"Il Titanic salpa all'alba", e a bordo tutti gridano "Da che parte stai?", che è il titolo di un vecchio canto dei minatori del Kentucky, del 1931, diventato un inno della sinistra americana. Ecco la risposta di Dylan a chi lo voleva in prima fila: che importa da che parte stai, se la nave è quella. Non è cinismo, secondo me. È la stanchezza di chi ha capito che anche gli schieramenti fanno parte della recita.

Yes, I received your letter yesterday
E poi, in chiusura, una lettera. Qualcuno gli ha scritto da fuori, dal mondo in costume, e lui risponde con garbo e con fermezza: d'ora in poi solo lettere spedite da laggiù. Io la capisco così: Desolation Row non è l'inferno, è l'unico posto dove nessuno recita. Chi ci abita guarda la sfilata dalla finestra e la vede per quello che è.

Quando, a dicembre di quell'anno, gli chiesero dove fosse questa strada, rispose che era da qualche parte in Messico, famosa per una fabbrica di Coca-Cola. Era il suo modo di non spiegare, e aveva ragione. Nove anni dopo Fabrizio De André e Francesco De Gregori la portarono in italiano come Via della povertà, e già quel titolo è una lettura: la desolazione diventa povertà, il posto di chi non ha niente da difendere. Riascoltato oggi, l'originale mi sembra meno un enigma e più un invito: uscire un momento dalla parata e chiedersi che costume abbiamo addosso.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Frasi commentate e traduzione

Le frasi più importanti, con la traduzione in italiano e il commento della redazione e dei lettori.

  1. They're selling postcards of the hanging
    da Desolation Row, Bob Dylan

    TraduzioneVendono cartoline dell'impiccagione

    Il primo verso è il più duro, e si potrebbe prenderlo per una trovata surreale. Non lo è del tutto. Molti critici lo collegano a quello che accadde a Duluth, la città dove Dylan è nato, la notte del 15 giugno 1920:...

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  2. Einstein, disguised as Robin Hood
    da Desolation Row, Bob Dylan

    TraduzioneEinstein, travestito da Robin Hood

    Di tutti i travestimenti della canzone questo è quello che mi fa sorridere di più, ed è anche il più amaro. L'uomo che aveva cambiato il modo di pensare il tempo e lo spazio, morto da dieci anni e già diventato...

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  3. Now at midnight all the agents
    da Desolation Row, Bob Dylan

    TraduzioneOra a mezzanotte tutti gli agenti

    Qui la fiera si fa buia. A mezzanotte arrivano gli agenti con la loro squadra di superuomini e portano via chi ne sa più di loro. Pensando al 1965 io ci sento l'eco ancora vicina delle liste nere e delle schedature...

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  4. And Ezra Pound and T. S. Eliot
    da Desolation Row, Bob Dylan

    TraduzioneEd Ezra Pound e T. S. Eliot

    Sul Titanic che affonda Dylan mette due poeti veri, i padri della poesia moderna in inglese, e li fa azzuffare nella torre del capitano. Eliot aveva scritto La terra desolata, e il titolo della canzone sembra fargli...

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