Amara terra mia, significato

di Domenico Modugno
Significato della canzone Amara terra mia di Domenico Modugno
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Amara terra mia è una canzone che parla di emigrazione.
Di quegli anni in cui il fenomeno coinvolgeva l'Italia in senso contrario a quanto osserviamo ora.
Canta del dolore di abbandonare la propria terra, della struggente consapevolezza che lasciare il proprio paese è come abbandonare un amore.

Conosciuta grazie alla straordinaria interpretazione di Modugno, che nel 1971 ha inserito questa canzone nell'album Con l'affetto della memoria, è successivamente stata negli anni riproposta da diversi cantanti tra cui segnalo le recenti versioni di Ginevra Di Marco (prima voce dei CSI accanto a Lindo Ferretti) ed Ermal Meta. Quest'ultimo a proposito della sua versione ha dichiarato:

"Non ricordo quando è stata la prima volta che ho ascoltato questa canzone, ma ricordo lucidamente che mi regalò immediatamente un’emozione fortissima. Forse non è tra i brani più noti di Modugno, ma a mio avviso è uno dei più belli in assoluto.
L’ho scelta perché parla di distacco, di lontananza, racconta la sofferenza di chi è stato costretto ad andare via e celebra la voglia di tornare. È un sentimento molto simile all’amore, quando si verifica un distacco dalla propria amata.
Ma c’è di più. In un periodo di ostentata solidarietà, il mio è stato un gesto sentito, nato in modo molto naturale. Ogni volta che la canto non posso fare a meno di pensare a tutte quelle persone che hanno subito immensi disagi a causa del terremoto e dei guai causati dal maltempo. Se ci pensate, anche loro hanno dovuto subire una forma di emigrazione forzata, magari a soli cento chilometri dalla loro abitazione abituale, ma comunque con tutti i disagi che comporta un fatto del genere. Insomma, cantando Amara terra mia vorrei omaggiare quelle decine di migliaia di persone che in pochi secondi si sono visti crollare il mondo attorno. Purtroppo in senso letterale."
Fonte.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che più di ha colpito di Amara terra mia.
Quando Modugno canta:

addio addio amore, io vado via, amara terra mia, amara e bella


mi sembra che si possa scorgere una perfetta fusione tra l'amore verso una persona e verso le proprie radici. 
La terra nella sua versione antropomorfa diviene così quella "metà" da cui non ci si riesce a separare e che fa di un essere umano un'entità completa.

"Il brano è una rielaborazione della canzone tradizionale abruzzese nata nei primi anni del 1900 come canto di lavoro delle raccoglitrici di olive della zona della Maiella. Il nome originario è “Nebbia alla valle”, ma il brano è anche conosciuto come “Addije, addije amore”, e “Casca l’oliva”". Fonte.

Immagine: maiella.jpg
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"Addije, addije amore, ancor prima di Modugno, era stata già portata su un palco nel 1964 con il titolo Casca l’oliva grazie a una versione di Giovanna Marini inserita in uno spettacolo sul canto popolare intitolato Bella Ciao, messo in scena al Festival dei Due Mondi di Spoleto". Fonte.

Rispetto alle versioni tradizionali, Domenico Modugno ha rivisto la musica e il testo (quest'ultimo insieme a Enrica Bonaccorti).
Fonte.

Qui di seguito vi riporto alcune delle versioni tradizionali:

Addije, addije amore

Casca l'oliva

Immagine dell'utente Giulio | 12 Punti
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Saudade de sua terra. Saudade dos seus.
Immagine dell'utente Tancredi | 1 Punti
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