Un giorno dopo l'altro, significato

di Luigi Tenco
Significato della canzone Un giorno dopo l'altro di Luigi Tenco
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Quando tutto diventa ripetitivo e noioso , quando si pensa sia inutile aspettarsi qualcosa di nuovo e si hanno solo rimpianti, allora davvero la vita non ha più senso. Il segreto quindi è la curiosità, lo stupore e la certezza che domani , in ogni caso, sarà un giorno migliore

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è l'interpretazione più idiota di questa canzone che abbia mai sentito !

È una visione dolorosa e depressa della vita, che però nella scelta della modalità poetica sembra dichiarare suo malgrado il desiderio di riscatto. 
Rox
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Una chiave di lettura. 
Mi soffermo spesso con il pensiero e con il cuore su Luigi Tenco, un uomo che ha vissuto, così credo, una vita molto sofferta e piena di indecisioni. 
Lo dimostra anche il suo percorso di studi. 
Veniva fuori da un’epoca in cui si cercavano dei punti fermi che lui non riusciva a trovare seppure li cercava con assiduità. Poi giunse l’amore che è stato la sua malattia. 
Tutto si riversò in quell’amore che gli toglieva il respiro: innamorato come mai di quella donna che gli aveva rapito il cuore. Nel 1965 iniziò la loro storia d’amore che sarebbe finita nel 1967 il 27 gennaio in una camera d’albergo. In quell’amore Tenco aveva riposto tutto, era il suo rifugio dall’incomprensione umana, dal desiderio di essere felice con questa donna che era la “sua” donna. Il perché sia finita tra loro nessuno può saperlo, come nessuno potrà mai credere che davvero Tenco si sia suicidato per una canzone che era stata esclusa dal Festival. Ne aveva scritte e cantate altre e certamente quella non era tanto importante quanto l’amore che Dalida ora gli stava negando perché lei era la “sua “ donna. 
Ma avete letto le canzoni del 1966 e la loro sequenza storica prima della sua morte? Mi riferisco a “Un giorno dopo l’altro” e a “Lontano lontano”. 
Nella prima termina dicendo che la speranza è ormai un’abitudine” perché sa di avere perduto il suo amore seppure spera, come cantò Califano “tanto pe fa qualche cosa”!. Nella seconda invoca quasi il ricongiungimento facendo presente a Dalida che un giorno lontano un altro volto gli farà ricordare il suo e l’amore che nutriva per lei. Quasi un’invocazione a Dalida perché tornasse sulla decisione di chiudere il rapporto che da una parte esaltava Tenco, ma dall’altra lo distruggeva. Perché l’amore fa questo e, ci crediate o no, è così! 
Tenco piange sulla sua vita. Sui sogni che sono rimasti soltanto fumo negli occhi e nel cuore; e quella nave che va lontano è la sua vita che sa che sta per finire perché così ha deciso se Dalida non torna. Potenza dell’amore, potenza di una donna che sapeva il perché Luigi si era ucciso tanto che tentò il suicidio un mese dopo anche lei: è così difficile capire che Dalida si sentisse in colpa per averlo lasciato? 
Il resto sono tutte storie inventate per allontanare la verità vera che non può essere che questa. Un poeta non scrive chiacchiere, non inventa versi senza viverli nell’anima. Dicono che esistesse un’altra donna…. O questa era un semplice passatempo come può accadere ad un uomo (ma anche a duna donna) che può viverlo o è soltanto una storia inventata dallo stesso Tenco per non umiliarsi raccontando dell’abbandono di Dalida. Quando un poeta ama, soffre, e quando soffre scrive versi non a e per una sconosciuta, ma per chi ama perché nell’amore per lei si strugge e si consuma. 
Tutto il resto non conta. Non l’amore per la madre, non quello per il successo, non quello per i suoi fans: Tenco sa di avere perduto tutto senza di lei e l’avvenire, scrive, è “ormai quasi passato”. 
Dalida disse che lo amava alla follia, che era pazza di lui… parole di circostanza sempre per negare non le sue colpe, perché ognuno ha la libertà di agire come crede, ma per non far intendere che a causa di queste Tenco si uccise. 
Ettore.- 
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L'interpretazione del suicidio di Tenco che è stata fatta è, a mio avviso, centrata solo o prevalentemente sul sentimento che Tenco provava per Dalida. Chi puo' affermarlo? Certo era depresso, tanto da arrivare al suicidio, ma sulle cause della sua sofferenza non si può annoverare al primo posto una " banale" storia d'amore finita male. Banale perchè non sono mai banali le canzoni di Tenco, anche se moltissime parlano proprio del sentimento amoroso, argomento che egli ha vissuto e ha espresso, in tutte le sue emozioni : il timore dell'abbandono, la felicità, il dolore. Anche se Tenco potrebbe essere definito un poeta dell'amore "sic et simpliciter", troviamo nelle sue canzoni anche la ricerca continua dell'interpretazione psicologica dell'amore in tutti i suoi aspetti.
Ma c'è ben altro che questo: c'è l'affermazione sociologica dell'amore negli aspetti che interferiscono con la vita. La sua infelicità aveva radici profonde proprio nella delusione per la vita intesa come "vita sociale".  Tante e belle sono le sue canzoni che parlano della vita di tutti i giorni, dando giudizi netti e dimostrando "da che parte stava" e assumendo a volte un atteggiamento pedagogico: cosa si dovrebbe fare, come si dovrebbe vivere e con quali valori "E se ti dicessero...". 
E così per me la canzone più bella e profonda nel significato è proprio quella del Festival, e forse proprio per questo non ha suscitato pochi o nessun apprezzamento. Certo: il Festival di quei tempi era penoso, fatto per ascoltatori tipo "Non è mai troppo tardi...". E' la canzone dove si racconta la vita di un contadino, che deve crescere il grano e arare i campi per tutto l'anno e forse per tutta la vita. E poi se piove o c'è il sole, c'è la povertà o la sopravvivenza. E poi lasciare il cortile, trovarsi in strade grigie e buie e poi passare dai carretti agli aerei, non capire niente e sentirsi nessuno. Allora, con un dolore inesprimibile, cede alla nostalgia e si rende conto che vorrebbe ma non può tornare a casa perchè alla fine è una condizione peggiore di quella in cui si trovava prima. Ed ecco che anche l'amore, che non è come prima e forse non ci sarà mai più.
Questa come ho detto, è la sua canzone più bella: ha la profondità di una riflessione sul un tempo passato, con dolcezza anche se amara: Ciao amore, ciao! Una poesia, insomma.



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