Padania

di Afterhours · 2012

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

La rimetto in macchina, in tangenziale, quando il paesaggio scorre sempre uguale. Mi serve il contrasto fra la voce raccolta e il ritornello che si apre: prima mi fa avvicinare, poi alzare il volume. Non è una canzone che tengo sotto una conversazione; se qualcuno parla, preferisco ricominciarla. Nel 2012 il disco che porta il suo nome ha vinto la Targa Tenco come album dell'anno, a pari merito. Mi piace ritrovarci questa possibilità della canzone d'autore: far pensare anche attraverso il suono, senza dover scegliere fra le parole e il rumore delle chitarre. Ci torno quando ho ascoltato troppa musica distrattamente e voglio tornare ad ascoltare un brano fino in fondo.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Il videoclip di Padania esiste in due versioni ufficiali, entrambe sul canale YouTube degli Afterhours: nella prima il protagonista è Manuel Agnelli, nella seconda Giorgio Prette, allora batterista della band.
    Fonte: it.wikipedia.org
Due ciminiere. Ogni volta che la canzone parte io vedo quelle, prima ancora di arrivare alla parola del titolo: una pianura d'inverno, la neve che non resta bianca, il fumo che sale dritto. Non è un paesaggio brutto. È fermo. Ed è proprio questa immobilità che la canzone mette sotto accusa.
Qui è dove sono nato e qui morirò
Detta così sembra una dichiarazione d'appartenenza, quasi un giuramento alla propria terra. Per me è il contrario: è la frase di chi ha paura di non essersi mai mosso, anche se magari ha corso tutta la vita. Il titolo prende un nome che la politica degli anni Novanta aveva caricato di bandiere e lo svuota. Manuel Agnelli, quando il singolo è uscito, ha detto a Rockol che la sua Padania non ha confini geografici: è uno stato della mente. Io la prendo alla lettera. La Padania della canzone è il posto dove si vive inseguendo qualcosa, senza sapere più che cosa.

Il cuore, secondo me, sta in questi due versi:
Se un sogno si attacca come una colla all'anima
Tutto diventa vero, tu invece no
Di solito nelle canzoni il sogno è la parte buona, quella che ci salva dalla realtà. Qui è una colla, una cosa che si attacca e non si stacca più. Il sogno si avvera, ogni cosa diventa vera, e l'unica che resta finta è la persona che sognava. Mi viene in mente Gianni Celati, che in Verso la foce cammina lungo il Po e guarda la pianura come se la vedesse per la prima volta, senza volerne fare niente. È l'atteggiamento opposto a quello della canzone: lì si guarda, qui si conquista, e chi conquista smette di vedere.

Poi c'è il ritornello, che è quasi una presa in giro gentile. Puoi quasi averlo, ripete, e intanto ti ricorda che hai dimenticato che cosa volevi. Il quasi è la condizione permanente: abbastanza vicino da non mollare, abbastanza lontano da non arrivare mai. È un meccanismo che riconosco nel lavoro, nelle carriere, perfino nei rapporti, e la canzone lo descrive senza moralismi, con una voce che sembra più stanca che arrabbiata.

Dove mi convince meno è la terza strofa, quella che allarga il discorso a tutto ciò a cui ci si aggrappa: dopo un inizio così preciso rischia di diventare un elenco. Ma forse serve proprio l'elenco, per arrivare a quello che resta quando lo si è svuotato. Non so se la canzone ci chieda di smettere di correre o soltanto di ricordarci perché siamo partiti. Io continuo a pensare alle due ciminiere, ferme lì mentre tutto il resto corre.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Foto: William Domenichini, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

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  1. Quando la dittatura è dentro di te
    da Padania, Afterhours

    Questa è la riga che per me sposta tutta la canzone. Fino a qui sembra la storia di uno contro qualcosa: un demone, un luogo, un destino. Poi arriva la parola più politica che c'è, dittatura, e invece di indicare un...

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  2. Lotti, tradisci e uccidi per ciò che meriti
    da Padania, Afterhours

    Tre verbi in fila, sempre più pesanti, e alla fine una parola che li giustifica tutti: meriti. È il lessico di chi si sente in credito con la vita. A me colpisce che non ci sia nessun giudizio esplicito, nessun...

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  3. Liberarti dalla fede e cadere finalmente
    da Padania, Afterhours

    Quel finalmente mi sembra la parola più strana della canzone. Cadere di solito è una disgrazia, qui è un sollievo atteso da tempo. Io non la leggo come una frase contro la religione: fede, nel verso, mi pare qualunque...

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  4. Tanto è furbo più di noi
    Questo nulla, questo niente
    da Padania, Afterhours

    Il nulla qui non è un vuoto astratto da filosofi, è un avversario con un carattere: è furbo. Mi piace questa piccola personificazione, quasi da favola, perché toglie solennità all'idea. Dopo aver elencato tutto ciò a...

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