Dentro Marilyn

di Afterhours · 1995

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Non la metterei come sottofondo. Mi piace riascoltarla quando ho il tempo di seguire una voce, non solo di riconoscere una melodia. L'attacco acustico lascia spazio alle parole; poi il canto prende forza, e io mi ritrovo a cantare qualcosa che pochi secondi prima stavo soltanto ascoltando. Per me è una canzone che restituisce attenzione, anche nelle giornate passate a saltare da un brano all'altro.

La rimetterei anche accanto a Quello che non c'è: Rolling Stone le ha scelte come le prime due canzoni della sua lista dedicata al gruppo. Non è una gara da prendere alla lettera, ma un buon invito a fermarsi su due modi diversi di farsi ascoltare.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Nel 1997 Mina incise la canzone con il titolo Tre volte dentro me, nell'album Leggera. Manuel Agnelli ha raccontato che fu lei a telefonargli di persona, che fu la più grande soddisfazione della sua vita e che quella scelta fece capire al gruppo di saper scrivere canzoni.
    Fonte: rollingstone.it
Ci sono canzoni che si capiscono dalla prima strofa e canzoni che si capiscono solo mettendo in fila i ritornelli. Dentro Marilyn, per me, è della seconda specie. Il ritornello torna tre volte e ogni volta Agnelli cambia poche parole, come chi sposta un pezzo sulla scacchiera e intanto guarda altrove. Ecco le tre righe che aprono i tre ritornelli, una sotto l'altra:
Che io m'accorga che so respirare
E non mi accorgo che so respirare
Mentre ti scordi che puoi respirare
Prima un augurio, poi una resa, poi un rovesciamento. All'inizio lui spera di accorgersi che sa ancora respirare; a metà ammette che non se ne accorge; alla fine è lei a dimenticarlo. E nello stesso giro i pronomi si scambiano di posto: il sovversivo amore che nei primi due ritornelli era "mio" nel terzo diventa "tuo", e chi lo subiva adesso lo è. Chi era sovvertito diventa il sovversivo. Non c'è una storia raccontata, c'è un potere che passa di mano.

La versione inglese, uscita prima, si chiamava Inside Marilyn Three Times. Mi piace pensare che quel "tre volte" sia proprio questo: tre passaggi nello stesso amore, ognuno con un padrone diverso. È una lettura mia, non ho trovato parole di Agnelli che la confermino. E Marilyn nel testo non compare mai: c'è solo una lei che "è qua", presente come una cosa che non si vede e intanto contamina. Il titolo promette di entrare dentro un'icona; la canzone ci porta dentro una persona che nessuno, nemmeno chi la ama, riesce a guardare senza esserne cambiato.

Il lessico dell'amore qui è quello della biologia. Il disco si chiama Germi, e la chiusa di ogni ritornello suona come una pagina di Darwin più che come una dichiarazione:
Non c'è torto o ragione
È il naturale processo di eliminazione
Io ci sento la selezione naturale applicata alla coppia: nessuno ha colpa, semplicemente qualcuno si adatta e qualcuno no. Lui lo sa, e infatti si presenta come un errore, una mutazione sola, inadatta al volo. È un modo crudele e anche consolante di guardare a un amore che finisce male, senza colpevoli, come una legge che non chiede il permesso.

Dove la canzone mi convince meno è nella seconda strofa: certe righe sembrano scelte per il suono più che per il senso, e non sempre riesco a seguirle. Forse è il prezzo di un disco che scriveva per frammenti, e la melodia, dolcissima, copre il buco. Mi resta però una domanda che non risolvo. Se è un processo di eliminazione, chi viene eliminato alla fine? Lui, che era l'errore, o lei, che si scorda di respirare? A ogni ascolto cambio risposta, e forse la canzone vuole proprio questo.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Foto: William Domenichini, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

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