Andare oltre

di Niccolò Fabi

1 interpretazione, 4 annotazioni, letta 3 volte.

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Fatti e curiosità

  • Con Andare oltre Niccolò Fabi vince nel 2023 la sua prima Targa Tenco per la migliore canzone. Ne aveva già vinte due come miglior album: nel 2013 con Ecco e nel 2016 con Una somma di piccole cose. Nel 2023 la Targa per l'album va invece a Vinicio Capossela, con Tredici canzoni urgenti.
    Fonte: clubtenco.it
Prima di tutto ho notato una cosa di grammatica, e da lì non mi sono più mosso. Nelle strofe nessuno dice "io". Ricominciare, comprarsi, aprirsi, entrare, raccontarsi, permettere: una fila di verbi all'infinito, senza soggetto, come le istruzioni di un elettrodomestico o i compiti scritti alla lavagna. È la lingua di chi racconta una cosa che succede a tutti, e proprio per questo non riesce ancora a dire che sta succedendo a lui.

Fabi ha spiegato che pensava alle conseguenze più che alla separazione, e l'infinito è il tempo esatto delle conseguenze: quello che tocca fare dopo. Uscire la sera, gli inviti a cena, i vestiti nuovi, le vacanze di infanzia da raccontare di nuovo a qualcuno che non c'era. Confesso che la prima strofa all'inizio mi convinceva poco: un elenco di luoghi comuni, quasi da rubrica di rivista. Poi ho capito che il punto è quello. I rituali del corteggiamento sono luoghi comuni per definizione, e da adulti li rifai sapendolo, con l'imbarazzo di chi conosce già la battuta.

Il ritornello sembra un dialogo e non lo è.

Tu mi perdonerai mai?
Sì che mi perdonerai

La domanda e la risposta sono della stessa voce. E nella risposta il "mai" sparisce: chi chiede teme che non succeda mai, chi risponde si concede un futuro semplice, quasi un'abitudine. Poi, l'ultima volta, il "tu" diventa "io": e io mi perdonerò mai? Lì per me sta il cuore della canzone. Il perdono che manca davvero è quello verso se stessi. Fabi l'ha spiegato così, in un'intervista: è un perdono che ci si concede da soli, o che non si riesce a darsi, quando si rinuncia a qualcosa per andare verso altro.

E nel finale quell'io, che si era affacciato solo per chiedersi perdono, dice finalmente dove si trova.

E intanto sono già al di là del ponte
La mia condanna, lo sai, è andare oltre

E lo dice quando il ponte è già alle spalle. Non c'è il momento della scelta, c'è il dopo: ci si accorge di essere partiti quando si è già dall'altra parte. E quel "lo sai" è la parola più tenera del pezzo, perché chi lo sa è l'altra persona, quella che lo conosce abbastanza da averlo capito prima di lui.

Ho pensato a Sisifo, alla pietra da spingere di nuovo in cima, al ricominciare da capo come pena. Camus chiude Il mito di Sisifo dicendo che bisogna immaginarlo felice. Fabi non arriva fin lì, e fa bene: a chi gli chiedeva se quella condanna fosse coraggio, ha risposto che il coraggio c'è, ma la sfumatura finale è la fatica di ricominciare.

Resta una cosa che non so risolvere. Andare oltre è la condanna di chi non sa restare, o il solo modo che ha di restare fedele a se stesso? La canzone chiude ripetendo "andare oltre", da solo, quattro volte, e poi tace, come se la risposta fosse ancora dall'altra parte del ponte.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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    da Andare oltre, Niccolò Fabi

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    da Andare oltre, Niccolò Fabi

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