San Lorenzo

di Francesco De Gregori · 1982

Traccia 9 di 9 dell'album Titanic

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Nel 2023, per gli ottant'anni dal bombardamento, papa Francesco ha ricordato all'Angelus San Lorenzo e le bombe del 19 luglio, e ha chiesto: "Abbiamo perso la memoria?". A me questa canzone sembra una delle risposte più semplici a quella domanda: quattro minuti che tengono a mente un quartiere, con i nomi di luoghi che chi vive a Roma attraversa ancora ogni giorno, il Verano, San Pietro, Cinecittà.

E non è rimasta chiusa nel suo disco. Nello stesso anno è uscita anche dal vivo in Il Concerto, il disco di De Gregori con Antonello Venditti, accanto alle canzoni più note dei due. Io la rimetto quando le notizie di una guerra lontana mi arrivano tra una cosa e l'altra, sul telefono: mi ricorda che ogni bombardamento ha un indirizzo, e delle persone che ci abitavano.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • La foto più nota di Pio XII a braccia spalancate tra la folla, per decenni legata al bombardamento di San Lorenzo del 19 luglio 1943, fu scattata in realtà davanti a San Giovanni in Laterano dopo il secondo bombardamento di Roma, il 13 agosto 1943. Lo precisa il Centro di documentazione dei cimiteri storici del Verano.
    Fonte: gliscritti.it
La riga che non riesco a togliermi di testa non è quella delle bombe. È quella dopo, quasi detta sottovoce:
E un uomo stava a guardare la sua mano
De Gregori non dice altro. Non spiega di chi sia la mano, perché quell'uomo la guardi, se sia ancora attaccata al braccio. Lo capiamo poche righe più in là, quando l'uomo la raccoglie come si raccoglie un oggetto caduto, e a me ogni volta si gela qualcosa. Credo che il cuore della canzone stia qui: l'orrore raccontato con la voce più calma possibile, come farebbe un testimone che non ha ancora trovato le parole e allora descrive solo quello che vede.

Subito accanto c'è l'altro sguardo, quello da lontano:
Viste dal Vaticano
Sembravano scintille
Due distanze nella stessa strofa. Da vicino una mano per terra, da lontano qualcosa di quasi bello, come un fuoco d'artificio. Non leggo questi versi come un'accusa a qualcuno in particolare. Mi sembrano piuttosto una domanda su di noi: da quale finestra guardiamo il dolore degli altri, e quanto basta allontanarsi perché una strage diventi luce.

Poi arriva il ritornello, e cambia tutto. Parla la gente del quartiere, o forse una madre a un figlio, perché quel "credi" in apertura è rivolto a qualcuno che ha bisogno di essere convinto:
E un giorno, credi
Il futuro che promette è minuscolo: il burro sulla tavola, il pranzo della domenica fuori porta, qualcuno che si sposa. Nessuna bandiera, nessuna giustizia della storia. Mi commuove proprio questo, che la pace venga misurata con le cose di casa. E la parola più onesta di tutta la canzone, per me, sta nell'ultimo verso:
Magari si sposerà
Quel "magari" toglie ogni retorica. La speranza c'è, ma non giura niente.

Mentre la riascoltavo mi è tornata in mente La Storia di Elsa Morante, che attraversa la stessa Roma dei quartieri bombardati, San Lorenzo compreso, dalla parte di chi non conta nulla: una maestra, un bambino, un cane. Lì come qui la grande storia passa sopra le persone, e quello che resta da raccontare è la vita minuta che prova a ricominciare.

Dove la canzone mi convince meno è nella ripetizione. Il ritornello torna identico la seconda volta, dopo che abbiamo visto il papa in mezzo a San Lorenzo, e io avrei voluto sentirlo incrinarsi, cambiare almeno una parola. Non succede. Forse è una scelta: chi consola ripete sempre le stesse frasi, perché sono le uniche che ha. O forse De Gregori ci lascia il dubbio che quella promessa, cantata due volte uguale, cominci già a suonare come una cosa che ci si dice per non pensare.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Il disco Titanic · 1982 Contiene San Lorenzo

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Foto: Iaconianni family, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

Qui trovi le frasi commentate dalla redazione e dai lettori.

  1. Cadevano le bombe come neve
    da San Lorenzo, Francesco De Gregori

    È il verso che la gente cerca, e ha qualcosa di stonato apposta. A luglio non nevica, eppure il paragone regge: le bombe scendono tante, fitte, quasi lente viste da sotto, e coprono il quartiere come una nevicata...

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  2. Tornano a galla i morti
    da San Lorenzo, Francesco De Gregori

    Il Verano è il grande cimitero di Roma, proprio accanto a San Lorenzo, e le bombe colpirono anche lì. Così succede la cosa più assurda: le tombe si aprono e i morti di prima risalgono in superficie, mescolati a quelli...

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  3. Oggi pietà l'è morta
    da San Lorenzo, Francesco De Gregori

    Questa frase non è di De Gregori: viene da "Pietà l'è morta", il canto partigiano scritto da Nuto Revelli. Lì era un grido di guerra, senza consolazione. Qui succede una cosa che mi commuove: De Gregori prende quel...

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  4. Sembrava proprio un angelo
    Con gli occhiali
    da San Lorenzo, Francesco De Gregori

    Il papa è Pio XII, che uscì dal Vaticano e andò in mezzo alla gente del quartiere colpito. Sono le righe più cercate della canzone, e anche quelle su cui ho più dubbi. L'angelo con le ali spalancate è un'immagine di...

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