La verità che ricordavo

di Afterhours · 1999

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

La rimetto quando una giornata è filata via liscia e non mi ha lasciato niente. Non consola: fa una domanda, e la fa a voce alta, con le chitarre che spingono. Serve a non abituarsi troppo in fretta a una vita comoda, ed è per questo che non invecchia insieme a chi l'ha ascoltata da ragazzo.

E non è rimasta chiusa nel suo disco. Gli Afterhours hanno continuato a suonarla: OndaRock, raccontando il tour del 2017, ne ha sottolineato la grinta alt-rock, e la sera dei trent'anni del gruppo al Mediolanum Forum, poi uscita nel doppio dal vivo Noi siamo Afterhours, era in scaletta accanto a Quello che non c'è e Male di miele.

Ettore · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Il testo è di Manuel Agnelli e la musica è firmata da Agnelli, Xabier Iriondo, Giorgio Prette, Andrea Viti e Dario Ciffo. Nelle note di presentazione di Non è per sempre, Agnelli descrive La verità che ricordavo come il brano dalla struttura più tradizionalmente Afterhours del disco, ma con molta elettronica.
    Fonte: rockol.it
Un uomo si fa la domanda che di solito fa il medico, e non sa rispondersi. A guardarla da vicino, La verità che ricordavo è tutta qui: tre minuti di chitarre tirate intorno a una domanda che nessun dottore gli porrebbe mai, perché agli occhi di tutti lui sta benissimo.
Sono sano così?
È così ch'esser sani?
Il punto non è che stia male. Il punto è che sta meglio, e non se lo perdona. La vita, racconta lui stesso nei primi versi, è diventata un po' più facile, ma è finta. Io ci sento la salute come resa: si guarisce perché si è smesso di fare resistenza, perché ci si è sistemati, e la serenità di quando si era bambini sembrava più vera della calma di adesso.

Bisogna rimetterla nel suo disco. Manuel Agnelli, presentando Non è per sempre, scrisse che "vero e falso" erano i concetti che tornavano più spesso in tutto il lavoro, seguiti da "soldi" e "solo". Con quella chiave in mano la canzone si apre. Era un disco dalle melodie più morbide del precedente, e dentro quel disco questo pezzo ruvido sembra chiedersi quanto costi, a un gruppo e a una persona, diventare più facili da ascoltare. È una lettura mia, ma mi pare che il disco la autorizzi.

Poi c'è il verso che dà il titolo, e io lo trovo il più onesto di tutti:
Voglio la verità che ricordavo
Perché questa è troppo brutta
Non chiede la verità. Chiede quella che ricordava, cioè una verità custodita dalla memoria, quella dell'infanzia, quando era sereno. E la memoria, lo sappiamo tutti, è una brava restauratrice: toglie le crepe, ravviva i colori. Lui lo sa benissimo e la vuole lo stesso, perché la verità di adesso non si lascia guardare. C'è qualcosa di tenero e di disperato in uno che preferisce un ricordo forse abbellito a un presente esatto.

E guardate come finisce ogni ritornello. Dopo le due domande, la risposta che arriva è soltanto "Sono così". La parola sano è caduta per strada. Non c'è più nessuna diagnosi da chiedere: c'è un uomo che si accetta per stanchezza, non per pace.

Allora, alla svolta del millennio, sembrava la canzone di chi temeva di vendersi. Riascoltata adesso parla a una platea più larga: a chi ha un lavoro che funziona, una casa in ordine, le giornate che filano, e ogni tanto si sorprende a rimpiangere il disordine di quando aveva vent'anni. Non so se la risposta alla sua domanda sia no. So che chi se la fa, quella domanda, non si è ancora rassegnato del tutto. E forse è proprio questa la parte sana.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Foto: William Domenichini, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

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