Jay-Z

di Fabri Fibra e Neffa · 2026

Traccia 3 di 23 dell'album Zarathustra Style

1 interpretazione, 5 annotazioni.

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Perché ascoltarla

È la canzone che metterei in cuffia prima di entrare in un posto dove mi sento fuori posto: una festa troppo elegante, una cena di lavoro, una sala piena di gente sicura di sé. Jay-Z dura due minuti e trentanove secondi e non chiede di crederci: presta una spavalderia da indossare giusto il tempo di varcare la porta.

Non è un pezzo luminoso: OndaRock, nella recensione di Zarathustra Style, ne sottolinea il tono cupo, e sotto il ritornello da filastrocca la base di Neffa cammina pesante. È proprio quel fondo scuro a rendere credibile il gioco. Ci si torna per il ritornello, che resta in testa dopo un ascolto, e per scovare ogni volta un doppio senso sfuggito la volta prima: in così poco spazio ce ne sono più di quanti se ne contino al primo giro.

Dante · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Jay-Z è il brano con cui Fabri Fibra e Neffa hanno fatto ascoltare per la prima volta il loro disco insieme: lo hanno eseguito dal vivo nel giugno 2026 a Party Like a Deejay, la festa di Radio Deejay, sullo stesso palco da cui hanno annunciato l'album. Zarathustra Style è poi uscito il 9 ottobre 2026, con Jay-Z come terza traccia.
    Fonte: ansa.it

Dare a una canzone il nome di un altro rapper è una mossa rischiosa: o è un omaggio, o è una presa in giro. Secondo me Jay-Z è tutte e due le cose insieme, e il bello sta nel non scegliere. Fabri Fibra e Neffa non raccontano Jay-Z: se lo mettono addosso come un costume, e poi lasciano che si vedano le cuciture.

Il costume è quello del rapper diventato impero, l'uomo che ha trasformato le rime in un'etichetta, in un marchio, in una fortuna da miliardario. Il ritornello lo fa entrare come un messia:

E viene Jay-Z, forse Gesù
Sono nel jet set poi vedi tu

Quel "forse" è la prima cucitura. Non è una bestemmia, è un dubbio detto con il sorriso: il dio del rap che fa i soldi arriva, ma nessuno giura che salverà qualcuno. Mi viene in mente che uno dei soprannomi di Jay-Z è Hova, che suona come Jehovah: non so se il gioco sia voluto, ma l'accostamento a Gesù gli calza fin troppo bene.

Poi arriva il catalogo del lusso, quello che il rap americano ha reso quasi un genere a sé: il privé, lo champagne, le Bentley, Prada, il caviale. Lo elencano con la faccia seria, ma ogni tanto la scenografia cede. La riga che a me dice tutto è questa:

Abbiamo donne ma siamo brutti

In un pezzo davvero celebrativo non la scriveresti mai. Qui invece sta nel ritornello, accanto ai soldi da contare e ai pugni da fare: è l'autoironia di chi sa di recitare una parte presa in prestito, e la recita lo stesso, perché diverte e perché intimidisce. Succede di nuovo quando il Cristal finisce accanto all'acqua Perrier, o quando il caviale si ritrova nella giungla: il lusso, messo così, viene sempre un po' storto, e loro lo lasciano storto apposta.

C'è però un verso di Fibra che sposta il discorso dal portafoglio alla scrittura:

Tu c'hai le collane, io scrivo perle

Le collane sono la ricchezza da esibire, le perle sono le rime. Per me è la chiave dell'intera canzone: la ricchezza che rivendicano è fatta di parole. Tutto il resto, i jet, i privé, le tipe con le doppie vite, è scenografia ritagliata dal video di qualcun altro.

Resta da capire perché proprio Jay-Z, e non un nome qualsiasi del lusso rap. Una risposta la dà Fibra stesso, parlando del disco a Open: il rap è sempre stato trattato come un genere per ragazzi, ma Jay-Z ha passato i cinquantacinque anni e rappa ancora. Io leggo il titolo anche così: non solo il simbolo dei soldi, ma la prova che si può invecchiare dentro questa musica senza smettere. E infatti la strofa di Neffa si chiude su una legge di sopravvivenza:

La sai la legge com'è: il forte sopravvive a morte prematura

Detta da Neffa, che i dischi li faceva già nel 1994, non suona come una minaccia da film di gangster. Suona come un bilancio. Non sono sicuro che tutto il pezzo regga questa lettura, perché gran parte è gioco e spavalderia pura; ma secondo me sotto il costume di Jay-Z c'è proprio questo orgoglio: essere ancora qui, brutti, con le perle in tasca.


A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Il disco Zarathustra Style · 2026 Contiene Jay-Z

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Foto: Andrea Di Quarto, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

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  1. Non voglio fare un million, ma un Elon Musk
    da Jay-Z, Fabri Fibra, Neffa

    Il gioco è tutto nel suono: "un million" e "un Elon" stanno nella bocca quasi uguali, e Fibra ci passa da una cifra a una persona. Il milione è il traguardo classico del rap che conta i soldi; Elon Musk è l'uomo che...

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  2. In piste Rockefeller
    da Jay-Z, Fabri Fibra, Neffa

    Per me qui Fibra restituisce un cognome al suo proprietario. Jay-Z ha costruito la sua carriera su Roc-A-Fella, l'etichetta fondata nel 1994 con Damon Dash e Kareem Burke, e quel nome era già un doppio senso:...

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  3. Tu c'hai le collane, io scrivo perle
    da Jay-Z, Fabri Fibra, Neffa

    Per me è la riga che chiude la strofa di Fibra e ne tira le somme. Le collane sono il simbolo più vecchio del rap che si vanta: le catene d'oro al collo, la ricchezza da far vedere. Fibra non le contesta, le lascia...

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  4. Finché morte non ci separa nessuno vada in para
    da Jay-Z, Fabri Fibra, Neffa

    Neffa prende la formula del matrimonio e la sposta dalla coppia al gruppo: il patto per la vita diventa un giuramento tra soci, come nei film di mafia che tanto rap americano ha imitato. "Andare in para" è gergo per...

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  5. Gloria, alleluia, champagne e 'nduja
    da Jay-Z, Fabri Fibra, Neffa

    Questa riga, secondo me, è il ritornello visto da vicino. Prima la liturgia, "Gloria" e "alleluia", che riprende il Jay-Z "forse Gesù" del ritornello; poi il lusso, lo champagne; e infine la 'nduja, il salume piccante...

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