Gli uomini non cambiano

di Mia Martini · 1992

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Nel 2020, nella serata delle cover di Sanremo, a cantarla sono stati Achille Lauro e Annalisa, un uomo e una donna uno accanto all'altra. A me quella scelta ha detto molto. Sentire una voce maschile cantare "gli uomini non cambiano" trasforma l'accusa in un'ammissione, e la canzone smette di essere una faccenda tra donne.

È per questo che la si riascolta: non per nostalgia di un festival, ma perché pone una domanda che ogni famiglia si rifà da capo. Chi deve cambiare, e chi fa la fatica? La farei ascoltare a un padre con una figlia piccola. La canzone comincia proprio lì, da una bambina che vorrebbe soltanto essere guardata bene, e quello è il punto in cui un padre può ancora scegliere.

Ettore · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Per Sanremo 1992 Mia Martini preferì questo brano ad altre canzoni che aveva preso in considerazione: Fammi sentire bella, Uomini farfalla e In una notte così, che al Festival fu poi cantata da Riccardo Fogli. Data per favorita, arrivò seconda dietro Portami a ballare di Luca Barbarossa.
    Fonte: en.wikipedia.org
Nel febbraio del 1992 Mia Martini portò a Sanremo una canzone che io ascolto come un conto da chiudere. Non tanto con un uomo soltanto, quanto con l'abitudine di chiedere sempre alla stessa persona di portare pazienza. Il titolo suona come una sentenza, e così la ricordano in tanti: un atto d'accusa. Io, riascoltandola adesso, ci sento anche altro, e lo sento in una parola piccola che apre tutte e due le strofe.

"Sono stata anch'io bambina", comincia. E la seconda strofa: "Piansi anch'io la prima volta". Quell'anch'io cambia il peso di tutto il resto. Chi canta non racconta un caso suo, eccezionale: si mette in fila con le altre. Dice che è successo a lei come a tante, forse anche a chi ascolta. Non è il lamento di una donna sola, è una storia comune detta in prima persona, ed è per questo, credo, che tante l'hanno sentita subito come propria.

Poi c'è il gioco del ritornello, che a forza di cantarlo non si nota più.
Gli uomini non cambiano
Prima parlano d'amore e poi ti lasciano da sola
Gli uomini ti cambiano
Basta togliere un "non" e mettere un "ti", e la frase si rovescia. Loro restano uguali, sei tu che diventi un'altra. A me sembra la cosa più amara di tutta la canzone, più delle parole dure che arrivano subito dopo: la fatica di cambiare tocca sempre alla stessa parte. La bambina che provava a cambiare il padre, la ragazza che sogna di andar via con il primo che le dice una bugia, la donna che col tempo diventa un po' più dura.

E c'è una strofa su cui, riascoltandola, io mi fermo ogni volta.
Lui faceva e non capiva
Perché stavo ferma e zitta
Non c'è una parola esplicita, e non serve. Io sento in quel "faceva" senza complemento qualcosa che chi racconta fatica a nominare. Leggo quell'immobilità e quel silenzio come paura, non come un sì. La canzone non nomina esplicitamente la violenza; a me la fa sentire proprio con questa reticenza, che pesa più di un grido.

Il testo lo scrissero tre uomini, Giancarlo Bigazzi, Beppe Dati e Marco Falagiani. A me piace ricordarlo, perché aiuta a capire il finale, quello su cui torno dopo le parole più dure.
Amore gli uomini che cambiano
Sono quasi un ideale che non c'è
Sono quelli innamorati come te
Dopo tutta la requisitoria la canzone si volta e parla a qualcuno. Amore: un uomo c'è, ed è lì davanti a lei. Non lo sento come un ripensamento ma come una speranza di cambiamento, non una certezza. È una speranza piccola, detta con un "quasi" prudente, da chi ha imparato a non fidarsi troppo. Ma c'è, ed è l'ultima cosa che resta nell'aria quando la musica finisce.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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Foto: autore sconosciuto, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

Qui trovi le frasi commentate dalla redazione e dai lettori.

  1. La sua figlia sgangherata
    da Gli uomini non cambiano, Mia Martini

    Sgangherata è una parola che di solito si usa per le cose: una sedia che balla, una porta che non chiude, una macchina che perde pezzi. Detta di una figlia, è lo sguardo di un padre che vede qualcosa di montato male....

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  2. La pazienza delle donne incomincia a quell'età
    da Gli uomini non cambiano, Mia Martini

    Qui la canzone fa una cosa rara: dà una data di nascita a una virtù. La pazienza, che per generazioni si è lodata come una dote naturale delle donne, viene raccontata come qualcosa che si impara, e presto, in casa,...

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  3. Che se l'uomo in gruppo è più cattivo
    Quando è solo ha più paura
    da Gli uomini non cambiano, Mia Martini

    È la scoperta di chi ha smesso di avere soltanto paura e ha cominciato a guardare. Il branco, gli amici con cui si va a ridere di lei nel ritornello, dà coraggio e cattiveria; tolto il gruppo, resta un uomo...

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  4. Sono figli delle donne
    Ma non sono come noi
    da Gli uomini non cambiano, Mia Martini

    È la domanda più semplice e più senza risposta della canzone. Gli uomini li mettono al mondo e li crescono le donne, dice, eppure diventano altro. Io ci sento anche un'accusa che torna indietro, verso le madri, verso...

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