Giornate perse

di Marco Mengoni

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Giornate perse oggi è la porta d'ingresso di un disco nuovo: Felice sì, ma tutto sbagliato esce l'11 dicembre e Giornate perse è il singolo che lo anticipa. Mengoni l'ha cantata dal vivo per la prima volta a Che tempo che fa, poi l'ha portata sul palco del primo live di X Factor, il programma dove tutto era cominciato per lui diciassette anni fa.

Il suono acustico, con strumenti suonati dal vivo, anticipa anche le 26 serate di Allo Sbagliato che Mengoni comincia il 5 novembre al Teatro Principe di Milano: niente palco, niente scaletta prestabilita, il pubblico tutto intorno. Se vuoi sentire quanta strada c'è tra questa voce e quella degli inizi, riascolta L'essenziale e poi torna qui.

Nina · A cura della Redazione ·

Se sei arrivato qui per capire di cosa parla Giornate perse, ti dico subito come la sento io: è una canzone sul tempo che si ferma quando perdi qualcuno, mentre fuori tutto continua a correre. Non la racconta con le parole del dolore. La racconta con una stanza, uno specchio, una fila.

Mengoni, a Che tempo che fa, ha detto che questo brano arriva dal periodo più difficile della sua vita, da una perdita e da un distacco. I giornali l'hanno legata alla morte di sua madre. Io mi fermo lì, perché la canzone fa lo stesso: non nomina mai chi manca. C'è un tu che non rivedrà, e c'è soprattutto un uomo che parla da solo.

La cosa che mi ha colpito di più è come si perde il conto dei giorni:
Non so più se ci siamo visti ieri, non ricordo
Forse è passato quasi più di un anno
Ieri o un anno fa, in certi mesi è uguale. Il calendario va avanti, ma dentro il tempo non scorre più in fila. Le giornate diventano perse proprio così: non sprecate, ma senza un posto dove metterle. Nel ritornello lui si mette in coda da solo, sempre, facendo finta che non sia successo niente. Anche il videoclip, come racconta Tusciaweb, si apre nella sala d'attesa di un ufficio postale. Aspettare il proprio turno senza sapere per cosa: a me sembra il ritratto più onesto di quella fase che abbia sentito da tempo in una canzone pop.

Poi c'è il silenzio. Due volte si chiama per nome, Marco, e si ordina di non pensare e di fare silenzio in questa stanza. È un modo di difendersi: se stai zitto, forse il pensiero non arriva. Ma non funziona, e lui lo sa. Urla, e non basta. Il silenzio qui non è pace. È un coperchio appoggiato sopra a tutto.

Per questo il ponte mi commuove. Per un attimo il rumore smette, e tornano udibili le cose piccole di una strada qualunque. E alla fine la frase della stanza ritorna, cambiata:
Ora, Marco, non ti serve più il silenzio in quella stanza
Non è più questa stanza. È quella. La stanza è rimasta indietro, e lui non ci abita più. Non vuol dire che sia tutto superato: il ritornello torna uguale, il vuoto resta. Però ha smesso di aver bisogno di tacere per reggersi in piedi.

Lui stesso ha raccontato che col tempo si capisce che anche le giornate perse servono, a capire cosa ti fa bene davvero. Io te la consiglio così. Non quando stai bene, ma in uno di quei giorni in cui non sai nemmeno che giorno è. Ti fa compagnia senza prometterti che passerà presto.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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Foto: Edoardo Miccichè, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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Qui trovi le frasi commentate dalla redazione e dai lettori.

  1. Non ti rivedrò, ci sono troppi muri intorno
    da Giornate perse, Marco Mengoni

    La canzone comincia da una certezza, ed è la più dura: non ti rivedrò. Non c'è un forse. Poi arrivano i muri, e per me è il dettaglio che conta. Non dice soltanto che il tu non c'è più, dice che intorno a chi resta si...

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  2. Sono cazzate, non perle
    da Giornate perse, Marco Mengoni

    Qui si toglie dal piedistallo da solo. Prima chiede di non fare caso a quello che dice ultimamente, poi chiama le sue parole con il nome più brutale che trova. Le perle sono le frasi giuste, quelle da ricordare. In...

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  3. Che ci vuole coraggio a non avere coraggio
    da Giornate perse, Marco Mengoni

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    da Giornate perse, Marco Mengoni

    Dopo due ritornelli chiusi, è la prima volta che la canzone dice che bello. E non lo dice di una cosa grande: lo dice del momento in cui il rumore finisce. Non è felicità, è tregua. Subito dopo si sentono da lontano i...

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