Giornate perse

di Marco Mengoni

1 interpretazione, 4 annotazioni.

Che bello l'attimo in cui l'uragano smette

Da «Giornate perse» di Marco Mengoni·annotazione di Nina
Dopo due ritornelli chiusi, è la prima volta che la canzone dice che bello. E non lo dice di una cosa grande: lo dice del momento in cui il rumore finisce. Non è felicità, è tregua. Subito dopo si sentono da lontano i freni delle biciclette, i suoni minuscoli di una strada qualunque. Io l'ho sentita così: quando l'uragano smette non torni come prima, ma ricominci a sentire il mondo, a partire dalle cose più piccole.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Le altre annotazioni di «Giornate perse» (3)

  • Che ci vuole coraggio a non avere coraggio
    Da «Giornate perse» di Marco Mengoni·annotazione di Nina

    Sembra un gioco di parole, invece è una cosa che si impara a fatica. Il coraggio di cui parla non è quello di reagire o di rialzarsi subito. È quello di ammettere che adesso non ce la fai, e di dirlo prima di tutto a te stesso, come chiede il verso dopo. Io la trovo una frase...

  • Sono cazzate, non perle
    Da «Giornate perse» di Marco Mengoni·annotazione di Nina

    Qui si toglie dal piedistallo da solo. Prima chiede di non fare caso a quello che dice ultimamente, poi chiama le sue parole con il nome più brutale che trova. Le perle sono le frasi giuste, quelle da ricordare. In certi periodi non ne hai: dici cose storte, rispondi male,...

  • Non ti rivedrò, ci sono troppi muri intorno
    Da «Giornate perse» di Marco Mengoni·annotazione di Nina

    La canzone comincia da una certezza, ed è la più dura: non ti rivedrò. Non c'è un forse. Poi arrivano i muri, e per me è il dettaglio che conta. Non dice soltanto che il tu non c'è più, dice che intorno a chi resta si è alzato qualcosa. I muri sono anche suoi: quelli che...