Diavolo in me

di Zucchero · 1989

1 interpretazione, 4 annotazioni, letta 3 volte.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Per il secondo live di X Factor del 29 ottobre 2026, a Giacomo Calò sono assegnati Diavolo in me e X colpa di chi?, entrambi di Zucchero. Mi incuriosisce che due canzoni nate in momenti diversi arrivino nelle mani della stessa voce: in un programma del genere pochi minuti possono cambiare il modo in cui una generazione incontra un pezzo.

Chi lo conosce già riconoscerà il gioco fra solennità e festa; chi lo sente per la prima volta potrà partire dal ritmo e chiedersi che cosa ci facciano insieme quelle immagini così diverse. La rilettura televisiva non sostituisce l'originale: è una buona occasione per tornare ad ascoltarlo e sentire quanto spazio lasci a chi lo canta.

Ettore · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • 6 maggio 2004
    Nel concerto alla Royal Albert Hall di Londra del 6 maggio 2004 Zucchero ha eseguito Diavolo in me con Solomon Burke. Il brano figura nella scaletta pubblicata sul sito ufficiale dell'artista.
    Fonte: zucchero.it
A me sembra di entrare in chiesa. Prima ancora che parta la band c'è un predicatore che parla in inglese di pace, amore e gioia, chiama fratelli e sorelle, chiede di santificare l'anima. Amen. E subito dopo la voce di Zucchero risponde con la confessione opposta: dentro di me c'è il diavolo.

Io questa canzone la sento così: come una messa che a un certo punto prende la strada sbagliata, e nessuno si alza per andarsene. Per cogliere lo scherzo bisogna avere a memoria il Gloria della domenica, quello che dopo i cieli promette la pace in terra agli uomini di buona volontà. Zucchero ne tiene la prima metà e rovescia la seconda.
Gloria nell'alto dei cieli
Ma non c'è pace quaggiù
Lassù va tutto bene, quaggiù no. E il motivo non è la guerra né la fame: il motivo è una donna. La liturgia diventa la lingua del desiderio, con angeli, santi e tentazioni presi pari pari dal catechismo e spostati di qualche metro, dal banco della chiesa alla pista da ballo.

Qui sta, secondo me, la cosa più fine. L'angelo è lei, ma il diavolo non viene da fuori: lei lo accende, però c'era già. Il ritornello lo dice due volte di fila, prima con sicurezza, perché c'è, poi con un mezzo passo indietro, forse c'è. Il peccato è un sospetto più che una condanna, quasi una scusa detta sorridendo, e infatti a un certo punto il processo si chiude prima ancora di aprirsi:
Dai che non siamo dei santi
È l'assoluzione che ci si dava tra amici, a fine serata, senza bisogno di confessionale.

Poi c'è quel coro che compita una parola lettera per lettera, T-R, O-U, B-L, E: trouble, il guaio. È il pezzo che si canta anche senza sapere l'inglese, perché tra una lettera e l'altra la voce italiana infila il galateo di casa, saluta i tuoi e bacia i miei, e una sigaretta spenta mentre lei accende lui. Il guaio arriva in inglese, la vita resta di casa nostra. A me sembra il ritratto di un emiliano che aveva nelle orecchie i cori gospel americani e intorno, ancora, la piazza del paese con le sue buone maniere.

Quando la riascolto oggi, la provocazione religiosa mi sembra meno importante di quella piccola esitazione: perché c'è, forse c'è. Prima ci si dichiara colpevoli e un istante dopo si ritratta, senza aver rinunciato a niente. Io ci sento il piacere di restare contraddittori: il chierichetto e il diavolo nella stessa sera. Non so se sia un'assoluzione o soltanto un modo allegro di rimandare la domanda. La festa continua anche senza deciderlo.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Foto: Danielle dk, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

Qui trovi le frasi commentate dalla redazione e dai lettori.

  1. Non ho bisogno di veli
    da Diavolo in me, Zucchero

    A me questo rifiuto dei veli sembra più un invito alla chiarezza che una promessa di innocenza. Subito dopo arriva un'immagine angelica, ma il tono non è quello di chi vuole allontanare il desiderio. La semplicità...

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  2. Le strade delle signore
    da Diavolo in me, Zucchero

    Qui mi diverte lo scarto da una formula religiosa familiare: le vie del Signore diventano le strade delle signore. La promessa di un disegno superiore si trasforma in una battuta sulle persone che ci attraggono e che...

    Leggi la nota
  3. Che confusione
    da Diavolo in me, Zucchero

    È un'esclamazione piccola dopo un gioco di voci e di lettere. Io la sento come il momento in cui la canzone smette di fare ordine fra ciò che è giusto e ciò che attrae: non offre una soluzione, lascia che le due cose...

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  4. Sono cose piccanti
    da Diavolo in me, Zucchero

    La parola piccanti abbassa il tono della predica e porta tutto a tavola, fra amici. Secondo me funziona proprio perché non pretende di essere scandalosa: tratta la tentazione come un sapore, qualcosa da assaggiare più...

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