Diamante

di Zucchero · 1989

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

La riascolto quando penso a chi c'era prima di me e a cui non posso più fare domande. Diamante non chiede di conoscere la storia di quella famiglia: ognuno ci mette i suoi nonni, la loro cucina, il loro modo di chiamarci per nome. Per questo la metterei a una cena di famiglia come in macchina da solo, nei giorni in cui il passato torna senza essere invitato.

Mi colpisce che sia tornata anche nella voce di chi l'ha scritta: nel 2021 Francesco De Gregori l'ha incisa con Gianna Nannini, in un singolo di lei. Una canzone di memoria che continua a cambiare voce resta viva così, passando di mano come le cose che si ereditano.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Nel finale si sente la voce di Diamante, la nonna di Zucchero, che lo chiama a casa. Zucchero ha raccontato che la nonna non ha mai ascoltato la canzone, ma ne fa parte grazie a quella registrazione, e che per lui il richiamo ha un doppio significato: è lei che lo chiama a sé.
    Fonte: iitaly.org
Bisogna contare i verbi, in questa canzone. Respirerò, sarò, sarai, si chiariranno, fioriranno, impareremo, aspetterò, vedranno. Quasi tutto è al futuro. Ed è strano, perché Diamante la sentiamo tutti come una canzone sul passato: la nonna di Zucchero, a cui è dedicata, la campagna, il dopoguerra. Io credo che il suo segreto stia proprio qui: è un ricordo scritto come una promessa.
Respirerò l'odore dei granai
E pace per chi ci sarà e per i fornai
Chi parla non guarda indietro. Sta dentro quel tempo, ancora fra le macerie, e immagina la vita che verrà: il pane, il vino, la pioggia che non fa più paura. Non c'è nostalgia, c'è attesa. Chi ascolta sa già come è andata a finire, chi canta no. È questa distanza a commuovermi: noi siamo il futuro che quei due si stavano promettendo.

C'è poi un dettaglio che cambia l'ascolto. Le parole non sono di Zucchero: ha raccontato lui stesso di averle chieste a Francesco De Gregori, perché si sentiva più musicista che scrittore. Così la canzone più intima del suo repertorio porta le parole di un altro, un ricordo prestato. A me sembra la scelta giusta. Chi è troppo vicino a una persona fatica a raccontarla senza retorica. Nelle parole di De Gregori io ritrovo gesti semplici: camminare per mano, aspettare che aprano i vinai, ballare piano la domenica.

Mi torna in mente Lessico famigliare di Natalia Ginzburg, dove una famiglia si riconosce dalle sue frasi, quelle che fuori di casa non significano niente. Diamante finisce allo stesso modo. Dopo tanti verbi al futuro arriva un nome di casa, Delmo, il diminutivo di Adelmo, il nome di battesimo di Zucchero. Il futuro si chiude in un richiamo, e il richiamo arriva dal passato.

Devo dire dove mi convince meno. Le rime in -ai, granai, fornai, nevai, vinai, danno un passo da filastrocca che nella prima strofa incanta e alla lunga somiglia a una cartolina della campagna, tutta pane e vendemmia. Il dopoguerra vero aveva anche la fame e i conti da fare con chi non era tornato. La canzone li lascia fuori, forse per pudore, forse perché una nonna si ricorda così.

Resta la domanda che mi porto via. Chi pronuncia tutti quei verbi al futuro? Due ragazzi del dopoguerra che si promettono una vita, oppure qualcuno che guarda da lassù e promette a chi resta che lo rivedrà? Io la ascolto come la prima, ma il finale mi tira verso la seconda, e non ho ancora deciso quale delle due mi faccia più compagnia.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Foto: Danielle dk, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

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  1. Più grande ti sembrerò e tu più grande sarai
    da Diamante, Zucchero

    In questo verso conto i tempi e le parole, e trovo una piccola asimmetria che mi sembra voluta. Lui promette di sembrare più grande, lei lo sarà davvero. Da una parte un'apparenza, dall'altra una sostanza. Io ci leggo...

    Leggi la nota
  2. Dall'alto di un cielo, Diamante
    da Diamante, Zucchero

    Qui il nome sta dove ci aspetteremmo un aggettivo. Un cielo diamante è un cielo limpido e duro come una pietra, quello che si vede dopo un temporale, o dopo una guerra. Ma la virgola cambia tutto: Diamante diventa...

    Leggi la nota
  3. Passare insieme soldati e spose
    da Diamante, Zucchero

    Due figure che la guerra aveva separato: chi è partito e chi ha aspettato. La parola che conta per me è insieme. Non passano prima i soldati e poi le spose, sfilano nello stesso corteo, e così il ritorno a casa e il...

    Leggi la nota
  4. Fai piano, i bimbi grandi non piangono
    da Diamante, Zucchero

    In una canzone fatta di futuri arriva un imperativo, ripetuto tre volte. Fai piano è quello che si dice vicino a un bambino che dorme; qui lo si dice a qualcuno che bambino non è più. La seconda parte è la frase con...

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