Canzone per te

di Sergio Endrigo · 1968

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Sanremo non riesce a lasciarla andare. Ogni tanto il Festival se la riprende, come si riprende in mano una vecchia fotografia: Elisa l'ha cantata nel 2010, Simone Cristicchi nel 2013 nella serata dedicata alla storia del Festival, e nel 2015 Il Volo, appena vincitore con Grande amore, ne ha fatto un singolo con il suo video. Chi sale su quel palco la sceglie per misurarsi con la storia, e lei regge ogni voce, anche le più lontane da quella di Endrigo.

Poi c'è il 2020. Bugo e Morgan la portano nella serata delle cover e proprio dal suo arrangiamento nascono i dissapori che la sera dopo finiscono con Bugo che lascia il palco. Fa sorridere, ma dice anche qualcosa: su questa canzone ci si scalda ancora, più di cinquant'anni dopo.

Ettore · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • A Sanremo 1968 le due versioni vincitrici non avevano lo stesso testo. Secondo Sergio Bardotti, Roberto Carlos aveva imparato e inciso la prima stesura, poi riscritta con Endrigo senza che nessuno avvisasse in Brasile: alle prove cantava parole per metà diverse, e la parte che non sapeva se l'era scritta sulle mani.
    Fonte: canzoneitaliana.it
Chi ha fatto una festa in casa, negli anni in cui le feste si facevano in salotto con il giradischi, conosce il momento che c'è in questa canzone. Gli ospiti se ne sono andati, le luci sono accese, i bicchieri stanno ancora sul tavolo. E c'è sempre qualcuno che non riesce ad andarsene. Io questa canzone l'ho sempre sentita così: non come il lamento di un addio, ma come la canzone di chi resta quando la festa è finita.

La festa appena cominciata è già finita
Endrigo comincia dalla fine, senza preamboli. Non racconta come si sono conosciuti né perché si sono lasciati: ci mette subito nella stanza vuota. Poche righe dopo dice la cosa più strana di tutte, che l'amore "non sa morire". Non dice che non morirà, che sarebbe una promessa da innamorati: dice che non ne è capace, come un ospite che non trova il momento di salutare. La festa è finita, ma l'amore non ha capito che deve andarsene.

C'è poi un rovesciamento che mi colpisce ogni volta.
Il nostro amore era l'invidia di chi è solo
Era il mio orgoglio, la tua allegria
Al tempo della festa lui stava dalla parte dei fortunati, quelli che gli altri guardavano con un po' d'invidia. Adesso è passato dall'altra parte: il solo è lui. E di quella stagione non ricorda la felicità, ricorda l'orgoglio, che è un sentimento curioso per un amore. È l'orgoglio di chi camminava accanto a lei e si sentiva guardato. A lei, invece, lascia l'allegria. Mi sembra il ritratto più onesto di tante coppie di allora, e anche di adesso: uno porta la gioia, l'altro se ne vanta.

Poi arriva la domanda che, in una canzone d'amore di quegli anni, non era affatto scontata.
Se a un'altra io dirò
Le cose che dicevo a te
Tante canzoni giuravano che dopo di lei non ci sarebbe stato nessuno. Qui no: lui mette in conto che un'altra possa arrivare, e quello che lo spaventa non è restare solo per sempre, è ripetere le stesse parole a un'altra persona. È una specie di pudore: le parole dette a lei vorrebbe che restassero sue. Chiunque abbia ricominciato dopo una storia lunga conosce quell'imbarazzo, il nomignolo che ti scappa e che apparteneva a qualcun altro.

Per questo non la sento come una canzone soltanto triste. Chi è rimasto nella stanza dopo la festa non sta piangendo: mette in ordine, e intanto canta. Il canto è il modo che ha trovato per non dire più a lei quelle cose e per continuare a dirle lo stesso, ad alta voce, davanti a tutti. A riascoltarla oggi sembra davvero uno che parla da solo in cucina, a notte fonda, mentre lava i bicchieri.

Resta da capire se, quando la musica finisce, l'ultimo ospite se ne sia andato. Io credo di no. Credo che sia ancora lì, con le luci accese, e che per lui la festa non sia mai finita del tutto.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Frasi commentate

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  1. Per questo canto e canto te
    da Canzone per te, Sergio Endrigo

    Il titolo dice "per te", come una dedica scritta sulla prima pagina di un libro. Qui invece la preposizione sparisce: "canto te". Lei non è più soltanto la persona a cui la canzone è rivolta, è diventata la materia...

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  2. La solitudine che tu mi hai regalato
    Io la coltivo come un fiore
    da Canzone per te, Sergio Endrigo

    Il verbo che conta è "regalato". Di solito la solitudine te la lasciano, te la infliggono; qui lei l'ha regalata, come si regala una cosa a cui si tiene. E un regalo non si butta via. Così lui fa l'unica cosa che si...

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  3. Chissà se finirà
    da Canzone per te, Sergio Endrigo

    Tre parole, e manca il soggetto. Che cosa dovrebbe finire? La solitudine appena coltivata, il dolore, oppure quell'amore che poco prima "non sa morire"? Io credo tutte e tre insieme, perché per lui sono diventate la...

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  4. Ma oggi devo dire che ti voglio bene
    da Canzone per te, Sergio Endrigo

    Due parole fanno tutto il lavoro. "Oggi": domani forse sarà diverso, ma lui parla solo di adesso, senza promesse. E "devo": non vorrei, non posso fare a meno, devo, come un debito da pagare o una verità da confessare....

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