Ci vuole un fiore

di Sergio Endrigo · 1974

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Un verso spiegato, ogni sera

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Oggi la ritrovo nei posti dove si impara. Nel 2023 il Comune di Reggio Emilia ha dato il suo titolo all'offerta culturale per le scuole della provincia, Ci vuole un fiore! Ambiente, natura e responsabilità: un anno scolastico sulla sostenibilità che parte da una canzone del 1974. È la stessa città a cui Rodari aveva dedicato la Grammatica della fantasia.

Poi c'è un uso che non mi aspettavo: nei materiali per chi comincia a studiare l'italiano la canzone serve a spiegare come si usano ci vuole e ci vogliono, perché ogni verso ripete la stessa costruzione. Mi sembra il segno migliore della sua buona salute: una canzone per bambini che aiuta anche gli adulti appena arrivati a dire che cosa occorre allo sportello o dal medico. Accanto ci metterei Io che amo solo te, per sentire l'altra voce di Endrigo.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Ci vuole un fiore apre l'omonimo album del 1974. Nella copertina apribile c'era un libretto con i testi e ampi spazi bianchi da riempire con disegni o testi ispirati alle canzoni, da spedire a un concorso per le scuole indetto dal Corriere dei Piccoli.
    Fonte: it.wikipedia.org
La prima parola che mi colpisce non è "fiore", è "tavolo". Di tutte le cose di casa la canzone sceglie la più ferma, quella su cui si mangia, si fanno i compiti, si appoggiano i gomiti: un oggetto che sembra esserci sempre stato. E prima ancora di cominciare la catena avverte che il trucco sta proprio lì.
Le cose d'ogni giorno raccontano segreti
Il segreto del tavolo è che ha una storia, e che quella storia si racconta all'indietro. Il legno, l'albero, il seme, il frutto: ogni verso fa un passo indietro nel tempo, come un bambino che a ogni risposta chiede ancora "e prima?". Io la sento come una catena di perché che risale dalle cose fatte dalle persone a quelle che nessuno ha fatto. In cima c'è il tavolo, lavoro di un falegname; in fondo c'è un fiore, che non ha fabbricato nessuno.
Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l'albero
Il disco nasce da una lettera: Endrigo scrisse a Rodari dopo aver amato la sua Grammatica della fantasia. In quel libro c'è un'idea che a me sembra la chiave nascosta della canzone. Per far nascere una storia non basta una parola, ne servono due, e più sono lontane meglio è: Rodari lo chiamava binomio fantastico. Tavolo e fiore sono lontanissimi, uno duro e squadrato, l'altro fragile e profumato. La canzone non li accosta per magia: li unisce con un ragionamento, anello dopo anello, finché l'accostamento strano diventa ovvio. È fantasia che si comporta come la logica, e forse per questo i bambini la imparano al primo ascolto.

Poi arriva il secondo giro, che nella filastrocca di Rodari Che cosa ci vuole, raccolta nelle Filastrocche in cielo e in terra, non c'è: lì tutto si chiude sul tavolo. Qui invece si riparte dal fiore e si sale verso il ramo, il bosco, il monte, la terra, fino a un verso che a guardarlo bene è rovesciato.
Per far la terra ci vuole un fiore
Qualunque giardiniere direbbe il contrario: è la terra che fa il fiore. Ma a me questo errore piace moltissimo, perché la catena smette di essere una fila e diventa un cerchio senza un primo anello, dove nessuna cosa viene davvero per prima e ognuna dipende da un'altra.

Dove la canzone mi convince meno è nel finale. Quel "per fare tutto" ripetuto tante volte allarga la scoperta fino a farla diventare un motto, buono per un manifesto. Il tavolo sorprendeva perché era piccolo e preciso; "tutto" è una risposta così grande che non chiede più di guardare niente. Capisco che ai bambini serva cantarla a lungo, e che ripetere sia il loro modo di farla propria. Io però tengo il tavolo.

Resta una domanda che la canzone lascia senza risposta. Se il cerchio non ha un inizio, in quale punto stiamo noi, seduti a quel tavolo? Forse siamo l'anello che si ricorda del fiore. O forse basta, una sera a cena, appoggiare la mano sul legno e chiedere a un bambino: e prima?

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Frasi commentate

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  1. A chi le sa guardare ed ascoltare
    da Ci vuole un fiore, Sergio Endrigo

    Le cose non parlano, eppure qui si dice che vanno ascoltate, oltre che guardate. Mi piace che i verbi siano due: guardare un tavolo è facile, ascoltarlo vuol dire chiedergli da dove viene e aspettare la risposta. E...

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  2. Per fare il frutto ci vuole il fiore
    da Ci vuole un fiore, Sergio Endrigo

    Conviene fare attenzione agli articoli. Nella catena si dice "il fiore": quel fiore preciso, quello che su quel ramo è diventato quel frutto. Subito dopo, nel ritornello, diventa "un fiore", un fiore qualsiasi, quasi...

    Leggi la nota
  3. Per fare il bosco ci vuole il monte
    da Ci vuole un fiore, Sergio Endrigo

    Nel secondo giro le cose diventano sempre più grandi: il ramo, l'albero, il bosco, il monte, la terra. Nella prima catena si andava verso il piccolo, fino al seme; qui l'inquadratura si allarga come quando ci si...

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  4. Per fare tutto ci vuole un fiore
    da Ci vuole un fiore, Sergio Endrigo

    Il verso più cercato è anche il più semplice. Dopo aver costruito il tavolo e poi la terra, la canzone tira la somma: dietro ogni cosa che usiamo c'è qualcosa di vivo che un giorno è sbocciato. Il fiore qui non è un...

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