Addio Lugano bella

di Milva, Pietro Gori e Tradizione popolare · 1895

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Nel novembre 2022 Francesco Guccini è tornato con un disco nuovo dopo dieci anni, Canzoni da intorto, una raccolta di canti popolari e d'autore che voleva incidere da tempo, e dentro c'è Addio Lugano, con Davide Van De Sfroos nei cori. Il disco, uscito solo in cd e vinile, è diventato disco d'oro. Presentandolo, Guccini ha detto che oggi l'anarchia è "un'idea bella e romantica".

Credo che sia così che la si ascolta adesso: non come un programma, ma come il saluto di chi deve lasciare un posto che amava. Chi ha fatto le valigie per lavoro, o perché da qualche parte non lo volevano più, riconosce quel miscuglio di gratitudine e di rabbia. Lo si sente anche senza nessuna bandiera.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Pietro Gori scrisse Addio Lugano bella nel gennaio 1895, dopo essere stato arrestato in Svizzera insieme ad altri diciassette esuli politici italiani. Dopo quindici giorni di carcere il gruppo fu portato a Basilea ed espulso dal Paese. La canzone nacque da una poesia di Gori intitolata Il canto degli anarchici espulsi.
    Fonte: it.wikipedia.org
Chi viene cacciato di solito se ne va a testa bassa, o in silenzio. Gli anarchici di questa canzone se ne vanno cantando, e la canzone lo dice di sé, come se volesse farsi sentire proprio da chi la caccia:

e partono cantando
con la speranza in cor
Per me sta qui tutto il trucco di Pietro Gori. Un'espulsione è una scena in cui qualcuno decide e qualcun altro subisce; cantarla vuol dire riprendersi la parola proprio nel momento in cui te la tolgono. L'addio diventa una dimostrazione, quasi un corteo che sfila davanti a chi lo ha messo alla porta. E infatti, a sentirla, ha l'andatura di una marcia lenta più che di un lamento.

La seconda cosa che mi colpisce è la tenerezza. Lugano è "bella", le montagne sono "bianche di neve", gli amici che restano sono chiamati per nome di città, luganesi. Il rancore c'è, ma è tutto per il governo e per la "repubblica borghese", mai per il paesaggio o per la gente. È un'idea che la canzone non spiega e che a me pare il suo cuore politico: si può amare un luogo e non riconoscere chi lo governa.

Poi c'è l'immagine che preferisco, verso la fine:
i cavalieri erranti
son trascinati al nord
Il cavaliere errante per eccellenza è Don Chisciotte, e non credo che Gori ci pensasse per caso. Definirsi così nel 1895 voleva dire accettare una parte di ridicolo: gente che parte per raddrizzare i torti del mondo e viene presa per matta. Ma c'è un rovesciamento amaro. Il cavaliere errante sceglie la strada; questi vengono trascinati, scortati verso il confine. L'avventura è diventata una deportazione, e la canzone lo dice con un sorriso storto.

Dove mi convince meno è nella seconda strofa, quando assicura che la loro idea "non è che idea d'amor". Gori era fuggito in Svizzera perché una parte della stampa lo accusava di aver ispirato Sante Caserio, l'anarchico che aveva ucciso il presidente francese Sadi Carnot. In quel clima il verso era una difesa e una sfida insieme. Io lo prendo per vero nelle intenzioni di chi lo scriveva, ma capisco chi allora lo sentiva come una frase troppo comoda.

Mi resta un dubbio sul destino di questa canzone. Nata come canto di espulsi, è diventata una canzone da cantare in coro, anche da chi non è mai stato cacciato da nessuna parte. Forse è la sorte di ogni canto d'esilio: consolare chi resta più di chi parte. O forse è proprio ciò che Gori chiedeva agli "amici che restate", tenere in giro le parole quando le persone non ci sono più. Non so quale delle due sia la lettura giusta, e sospetto che la canzone non voglia scegliere.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Testo

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Addio, Lugano bella,
o dolce terra pia,
cacciati senza colpa
gli anarchici van via

e partono cantando
con la speranza in cor.

Ed è per voi sfruttati,
per voi lavoratori,
che siamo ammanettati
al par dei malfattori;

eppur la nostra idea
non è che idea d'amor.

Anonimi compagni,
amici che restate,
le verità sociali
da forti propagate:

è questa la vendetta
che noi vi domandiam.

Ma tu che ci discacci
con una vil menzogna,
repubblica borghese,
un dì ne avrai vergogna

ed oggi t'accusiamo
di fronte all'avvenir.

Banditi senza tregua,
andrem di terra in terra
a predicar la pace
ed a bandir la guerra:

la pace tra gli oppressi,
la guerra agli oppressor.

Elvezia, il tuo governo
schiavo d'altrui si rende,
di un popolo gagliardo
le tradizioni offende

e insulta la leggenda
del tuo Guglielmo Tell.

Addio, cari compagni,
amici luganesi,
addio, bianche di neve
montagne ticinesi,

i cavalieri erranti
son trascinati al nord.

E per te cosa significa?

Racconta come la leggi tu: cosa dice, cosa ti ricorda, a chi la dedicheresti.

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