Sotto il segno dei pesci

di Antonello Venditti · 1978

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

La sento tornare ogni volta che una compagnia di vecchi amici si ritrova e, senza dirlo, fa i conti: chi ha cambiato strada, chi è rimasto fedele a qualcosa, chi preferisce non parlarne. Non serve aver vissuto quegli anni per riconoscersi in Marina e Giovanni, perché il confronto tra quello che volevamo a diciott'anni e quello che siamo diventati tocca a ogni generazione. Al concerto romano per i quarant'anni del disco Rolling Stone ha contato tre generazioni sugli spalti, a cantare quei personaggi come se fossero loro.

Io la rimetterei la sera dopo una cena di classe, vicino a Compagno di scuola: lì Venditti guarda i compagni con ironia, qui con una tenerezza che lascia aperto il conto con le nostre scelte.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Uscito come primo 45 giri dell'album omonimo, con Sara sul lato B, Sotto il segno dei pesci arrivò al primo posto della classifica settimanale dei singoli. Nella classifica annuale del 1978 di Hit Parade Italia è sesto: al primo posto compare Una donna per amico di Lucio Battisti.
    Fonte: hitparadeitalia.it
Mi sono accorto tardi di una parola che cambia. Il ritornello sembra sempre lo stesso, e invece la prima volta il narratore dice che tutto quel che vuole, "pensavo", è solamente amore. Due strofe dopo è diventato "dicevo". Alla fine non è più lui a volerlo: è Marina, è Giovanni, è qualcuno che "cerca e che vuole". In tre verbi la canzone racconta il percorso di un desiderio: prima un pensiero, poi una frase detta ad alta voce, infine la vita di altri. Chi la canta a memoria di solito non se ne accorge, perché la melodia resta identica mentre la grammatica si sposta.

Lo stesso succede agli aggettivi. All'inizio la vita che ci spetta è questa:
Che meritiamo un'altra vita
Più giusta e libera se vuoi
Sono parole da assemblea, da volantino. Poi, dopo i diciott'anni e le discussioni, la stessa vita diventa "violenta e tenera". Io lo leggo come il punto più vero del testo: gli aggettivi della politica lasciano il posto a quelli del corpo, di un amore, di una rissa. La vita giusta resta un progetto; quella violenta e tenera è quella che si vive davvero.

Mentre la riascoltavo mi è tornata in mente la fine dell'Educazione sentimentale di Flaubert, dove due amici ormai maturi ripensano a un episodio stupido della loro giovinezza e concludono che è stato il meglio che hanno avuto. "Ti ricordi quella strada" ha lo stesso movimento. Ma Venditti non si ferma alla memoria: va a vedere che fine hanno fatto gli altri, e qui la canzone mi convince un po' meno. Giovanni ha bruciato la laurea e vive di parole in una radio, una sconfitta quasi romantica. Marina insegna, vive male, e il testo aggiunge che capisce perché è sola. È l'unico verso che pronuncia una sentenza, e la pronuncia su una donna. Due disillusioni, ma una sola ha l'aria di una colpa.

Poi arriva l'ultimo ritornello, e manca qualcosa. Sparisce "un'altra vita". Al suo posto:
Stretti in libera sorte
Violenti e teneri se vuoi
Gli aggettivi sono passati dalla vita alle persone, e al plurale. L'altra vita non è arrivata: sono diventati loro quella vita, con le sue contraddizioni addosso. Il segno dei Pesci si disegna con due pesci legati da un filo che nuotano in direzioni opposte, e io non riesco a sentire "stretti in libera sorte" senza vederli: legati e liberi, insieme e ognuno per conto suo.

Non so se sia una sconfitta o l'unico compimento possibile. La canzone lascia la risposta in quel "se vuoi" che ritorna nei ritornelli, una condizione che non si scioglie mai. Forse è rivolto a chi ascolta: la vita violenta e tenera c'è già, sta a noi decidere se chiamarla un fallimento o il nostro modo di essere rimasti fedeli.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Foto: Io, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

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  1. Mi chiedevi che ti manca
    da Sotto il segno dei pesci, Antonello Venditti

    È la domanda che arriva sempre da chi sta bene, e la canzone la mette in bocca a qualcuno che conosce il narratore da vicino. Casa, donna, famiglia: l'elenco dice che non gli manca niente. Io trovo bello che lui non...

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  2. Nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci
    da Sotto il segno dei pesci, Antonello Venditti

    Molti la sentono come il ritratto di una ragazza, ma nel testo nessuna donna viene detta nata sotto i Pesci. Io guardo la grammatica: il femminile segue subito "un'altra vita", ed è quella vita, per me, a essere nata...

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  3. Ed il rock passava lento
    da Sotto il segno dei pesci, Antonello Venditti

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  4. Figli di una vecchia canzone
    da Sotto il segno dei pesci, Antonello Venditti

    È l'ultima riga ed è l'unica senza il ritornello intorno: la canzone finisce dichiarando di avere dei genitori. Io non ci leggo un titolo preciso. Ci leggo i cori cantati insieme per strada, le canzoni di chi aveva...

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