Il titolo è una parola sola, ma secondo me in Paura la paura ha due indirizzi. C'è quella di lei, chiusa sotto le lenzuola, e c'è quella che lei potrebbe avere di lui. La canzone sta tutta nello spazio fra queste due, ed è per questo che il ritornello, che sembra una carezza, a me suona come una promessa fatta da chi conosce bene il pericolo.
Qui nessuno, nessuno, nessuno potrà
Farti più, farti più, farti più male
Ripetuto così, a balbettii di tre, "nessuno" non rassicura soltanto: insiste, come chi deve convincere anche se stesso. E chi è che fa paura? Il ritornello lo dice prima: forse proprio io. È una ninna nanna cantata dal lupo, e lo dico senza ironia. Chi ha visto la propria parte peggiore è l'unico che può davvero fare da guardia.
Fabri Fibra ha detto a Open che, fra i due, lui potrebbe essere un Picasso, perché è spigoloso, e Neffa un Kandinsky, perché è tutto immagini. In Paura la differenza si sente benissimo. La strofa di Neffa lavora per sensi: chiodi e vetro nel letto, la polvere rimasta, l'odore della paura che arriva alle narici come a un animale che fiuta. Lui non spiega cosa sia quella sostanza che "nemmeno la sai dire", la fa sentire. E chiude con una specie di benedizione notturna: resto qui fino all'alba.
Poi entra Fibra e il quadro diventa spigoli. La paura qui ha un nome, la bestia che c'ho dentro, e ha un'abitudine precisa: esce all'improvviso e prende alla gola. Il paradosso del sogno in cui non si riesce a dormire, il risveglio con il sangue dal naso, il sorriso di chi si è salvato per poco: è il racconto della dipendenza visto da chi dice di essersi salvato, ma non si illude di averla chiusa fuori. La bestia aspetta, mese dopo mese, e bussa con un regalo in mano.
La riga che mi ha fermato di più è l'ultima della strofa.
A volte penso che non ti avrei mai incontrata
Se non mi fossi drogato
Qui secondo me si chiude il cerchio. L'amore che il ritornello vuole proteggere è nato dentro la cosa che fa paura: lei era attratta proprio da quello sbagliato. Non c'è pentimento di maniera e non c'è vanto: c'è un debito scomodo con il proprio passato, che non si può cancellare senza cancellare anche lei. È un pensiero che non si dice volentieri, e infatti arriva con un "a volte", a mezza voce.
Non sono sicuro che la donna della prima strofa e quella della seconda siano la stessa persona: il testo lascia il dubbio, e forse è voluto. Io le sento come la stessa notte vista da due lati del letto. Da una parte qualcuno che ha paura, dall'altra qualcuno che di quella paura si sente responsabile, e prova lo stesso a restare.
A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.









