La gatta

di Gino Paoli · 1960

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Un vecchio sito internet può diventare la soffitta di una canzone. Daniele Silvestri lo ha fatto in La chatta, nel disco S.C.O.T.C.H. del 2011, con Gino Paoli a cantare la parte parodiata. A me sembra un buon motivo per riascoltare anche l'originale: il posto che perdiamo non deve per forza avere quattro pareti.

Penso a una chat di amici rimasta ferma, a un forum dove tornavamo ogni sera e al quale non sappiamo più accedere. Non erano posti ideali, eppure ci abitavamo. La parodia di Silvestri permette di accostare queste piccole sparizioni alla soffitta senza dover fingere di aver vissuto negli anni di Paoli. La si può cantare pensando a un indirizzo diverso, anche uno che non compare su nessuna mappa.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Pubblicata nel 1960 dalla Ricordi sul 45 giri La gatta/Io vivo nella luna, La gatta non fu un successo immediato: la prima edizione vendette pochissime copie.
    Fonte: corriere.it
Ho cantato questa canzone per anni senza chiedermi di chi fosse la soffitta. La prima strofa lo dice chiaro, se la si legge con un po' di pedanteria. Dopo la gatta il verbo è uno solo, e regge tutte e due le cose:
Che aveva una macchia nera sul muso
E una vecchia soffitta vicino al mare
La macchia e la soffitta appartengono alla gatta. Il ragazzo con la chitarra, in quella casa, è un ospite. Nella soffitta il padrone è l'animale, e lui ci vive come si vive accanto a un gatto: in punta di piedi, accettando le sue regole. Forse per questo era felice. Non possedeva niente, e niente gli chiedeva di essere difeso.

Poi arriva il presente, e con il presente la prima persona del verbo avere:
Ho una casa bellissima
Bellissima come vuoi tu
Adesso la casa è sua, finalmente, ed è proprio adesso che smette di esserlo: è bellissima, ma secondo il gusto di un altro. Il giorno in cui comincia a possedere, il narratore perde il diritto di scegliere. Qui la canzone mi convince un po' meno. Quel "tu" resta senza volto e si prende tutta la colpa della casa nuova, come se il narratore ci fosse finito per caso, mentre il successo e il trasloco li ha voluti anche lui. La nostalgia della povertà è un sentimento sincero, però si prova con più facilità da una casa bellissima.

Il verso che mi resta è un altro, quasi nascosto. In soffitta una stellina scendeva, sorrideva e tornava su. Nell'ultima riga non si dice che la stellina se n'è andata: si dice che lui "ora non" la vede più. La stella c'è ancora, magari proprio sopra la casa nuova. È lo sguardo che ha perso l'abitudine di alzarsi. Sotto il tetto bastava girare la testa; da un appartamento di lusso il cielo bisogna andarlo a cercare, e quasi nessuno ci va.

Mi è tornato in mente il finale del Piccolo principe, quando il bambino dice all'aviatore che, siccome lui abiterà in una delle stelle, per lui tutte le stelle rideranno. Il sorriso di una stella dipende da chi la guarda e da quello che ha amato. Anche qui la stellina sorride a chi suona in soffitta con una gatta accanto. Cambiata la vita, non sorride più a nessuno, oppure sorride e lui non se ne accorge.

Resta la chitarra. Nel presente della canzone nessuno suona, la casa bellissima è silenziosa. Eppure quello che ascoltiamo è musica: qualcuno, di nuovo, suona e racconta. Forse è l'unico modo di tornare lassù: rifare la musica che la gatta ascoltava. Non so se basti. Ricordare una casa non è abitarla, e la canzone, con onestà, non promette di più.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Foto: Elena Torre from Viareggio, Italia, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

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  1. C'era una volta una gatta
    da La gatta, Gino Paoli

    È l'attacco delle fiabe, e non credo sia un caso. Le fiabe cominciano con "c'era una volta" per arrivare a "vissero felici e contenti": la felicità sta in fondo, come un premio. Qui l'ordine è rovesciato. Il "c'era...

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  2. Con una finestra a un passo dal cielo blu
    da La gatta, Gino Paoli

    La soffitta è la stanza più povera della casa, sotto il tetto, fredda d'inverno e calda d'estate. Qui diventa la più vicina al cielo. Mi piace la misura: non "vicino", ma "a un passo", come se dalla finestra si...

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  3. Tutto è cambiato, non abito più là
    da La gatta, Gino Paoli

    La riga dice due volte la stessa cosa, e la dice subito dopo il verso che l'aveva già annunciata. Io ci sento qualcuno che si ripete una notizia per convincersene, come capita dopo un trasloco, quando le gambe ti...

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  4. Ma io ripenso a una gatta
    da La gatta, Gino Paoli

    All'inizio era "una gatta" perché si apriva una fiaba. Qui, quando torna nel ricordo, resta "una gatta", con l'articolo indeterminativo, senza nome. Mi colpisce: di solito chi rimpiange un animale lo chiama per nome,...

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