La cometa di Halley

di Irene Grandi · 2010

1 interpretazione, 4 annotazioni.

Sponsorizzato

Su Instagram

Un verso spiegato, ogni sera

Trenta secondi su una canzone e su come la leggono le persone che la amano, come qui. Ci trovi su @significatocanzone.

Seguici su Instagram

Perché l'ascoltiamo ancora oggi

La rimetto ogni volta che sento dire di una coppia "stanno insieme per abitudine". È una frase che si dice con leggerezza, tra amici o in una chat, e questa canzone le toglie la leggerezza: restare per comodità è già un modo di andarsene. Irene Grandi del resto non l'ha mai lasciata ferma: nel 2019 l'ha rimessa in Grandissimo in una versione registrata dal vivo nel tour, più rock e più lunga di quella del 2010.

E poi c'è la cometa, che non è un'invenzione poetica. Ha toccato il punto più lontano dal Sole alla fine del 2023 e adesso sta tornando: sarà di nuovo vicina nell'estate del 2061. Chi la ascolta oggi sa che quella meraviglia ha una data, e si chiede che cosa avrà fatto, nel frattempo, delle proprie sere.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • 28 gennaio 2022
    Nel 2022 Francesco Bianconi dei Baustelle, che l'aveva scritta con Irene Grandi, ha reinciso La cometa di Halley nel suo album di cover Accade, in una versione per voce, pianoforte e orchestra, senza chitarre né batteria. Irene Grandi ha detto a OndaRock che quelle versioni più cantautorali le sono piaciute molto.
    Fonte: it.wikipedia.org
Bisogna avere un certo coraggio per mettere un idraulico in una canzone che si chiama come una cometa. Il titolo promette il cielo, la notte, una delle poche meraviglie che una vita umana può vedere al massimo una volta; e alla fine della prima strofa, invece del cielo, compare il lavandino:

Questo nostro esistere a metà
Che la casa ha i rubinetti da cambiare

A me questo verso piace moltissimo, perché dice in una riga quello che un saggio sulla coppia direbbe in cento pagine: un amore non muore di tragedie, muore di manutenzione rimandata. Lui vive "per inerzia e per comodità", ama con tranquillità, come un dio lontano che non ha problemi né miracoli da fare. Lei vede la casa che perde acqua, e non soltanto dai rubinetti.

Poi il ritornello cambia registro. Il passato remoto in una canzone pop si sente poco, e qui pesa: la cometa "ferì il velo nero". Non lo illuminò, lo ferì. Io ci sento dietro la cometa vera, quella del 1986, l'ultima volta che è passata dalle nostre parti: se ne parlò tantissimo e si vide poco. È il tipo di ricordo su cui si regge questa coppia, una sera in cui lui indicava il cielo e le disegnava possibilità, e poi più niente, per settantacinque anni.

C'è un dettaglio che si nota solo all'ultimo giro. Le prime due volte il ricordo comincia con "Eppure un tempo ridevi"; l'ultima volta diventa "Ed una notte piangesti". Stesso cielo, stessa cometa, ma la memoria ha cambiato segno. La leggo così: a forza di restare dentro una cosa finita, anche il ricordo bello si guasta, e lei non sa più se quella notte fosse felicità o già malinconia.

Francesco Bianconi ha sempre avuto il gusto di mettere il cosmo accanto alla cucina, un po' come Montale negli Xenia, dove un milione di scale scese dando il braccio a qualcuno dicono più di qualsiasi elegia. Irene Grandi ha raccontato che nella scrittura la sua parte fu piccola, qualche parola cambiata; eppure il personaggio le sta addosso, perché non è una vittima. Chiede cose minime, quasi comiche: la radio accesa, cantare, qualcosa da mangiare. In quella lista c'è più vita che in tutto il pontificare di lui.

E arriviamo alla fine, quando lei saluta e lui risponde con una parola più leggera della sua. Qui ho un dubbio che non riesco a sciogliere. Una che se ne va davvero non chiede di lasciarle la radio accesa e qualcosa da mangiare: chiede di restare sola in quella casa, magari con gli stessi rubinetti. Forse l'addio è vero solo nella sua testa, e la risposta distratta di lui è la più esatta che la canzone potesse darle. O forse è lei ad aver capito per prima che si può partire anche senza uscire dalla porta.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
Rispondi a Airoldo

Argomenti

Altre di Irene Grandi

Ascolta il disco La cometa di Halley

In qualità di Affiliato Amazon, Significato Canzone riceve un guadagno dagli acquisti idonei.

Foto: Zdravkopetrov, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

Qui trovi le frasi commentate dalla redazione e dai lettori.

  1. E pontifichi su ciò che ci fa male
    da La cometa di Halley, Irene Grandi

    Pontificare viene da pontefice, e pontefice, alla lettera, è chi costruisce ponti. Mi piace pensare che Bianconi lo sapesse, perché qui il verbo dice il contrario della sua origine: lui parla dall'alto di quello che...

    Leggi la nota
  2. Che non ha francamente neanche un asso da giocare
    da La cometa di Halley, Irene Grandi

    La coppia come una partita a carte, e una mano in cui non è rimasto niente. Non è una sconfitta clamorosa, è peggio: non c'è più nulla da rischiare. Mi colpisce quel "francamente", una parola da conversazione, quasi...

    Leggi la nota
  3. Lasciami da sola, fallo solo per un po'
    da La cometa di Halley, Irene Grandi

    Qui la voce cambia, ed è il momento che preferisco. Fino a ora lei accusava, adesso chiede. E chiede poco: non di andarsene lui per sempre, ma di lasciarle spazio "per un po'". Sola e solo, a un respiro di distanza,...

    Leggi la nota
  4. Io ti dico addio
    Tu mi dici ciao
    da La cometa di Halley, Irene Grandi

    Chi conosce i Beatles sente subito Hello, Goodbye, rovesciata: là era l'altro a dire goodbye e chi cantava rispondeva hello, qui è chi canta a dire addio. Ma in italiano il gioco funziona ancora meglio, perché "ciao"...

    Leggi la nota

E per te cosa significa?

Racconta come la leggi tu: cosa dice, cosa ti ricorda, a chi la dedicheresti.

Scrivi la tua interpretazione

Consigliati

Potrebbe interessarti anche

Le canzoni più viste di oggi