Vedrai, vedrai

di Luigi Tenco · 1965

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Un verso spiegato, ogni sera

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A me questa canzone sembra fatta tutta di sguardi. Lei lo guarda, lui non vuole essere guardato, e alla fine le promette una cosa da vedere. Il titolo stesso è un verbo degli occhi coniugato al futuro: non ti dico che cambierà, ti dico che lo vedrai. È l'unica cosa che quell'uomo, la sera, ha ancora da offrire: una visione rimandata.

La parola che mi ferma ogni volta è tenerezza. Di solito in una canzone d'amore è un dono; qui è quasi un'accusa. Lui, appena rientrato, le chiede di non guardarlo con quella tenerezza, e poco dopo arriva la frase più dura di tutto il testo, perché è la più onesta: preferirebbe saperla in lacrime, e arrabbiata. Il verso è "Che mi rimproveri di averti delusa". Secondo me il cuore della canzone sta qui. Il rimprovero ti tratta da adulto, ti riconosce una colpa e quindi una responsabilità. La dolcezza che accetta tutto, invece, ti perdona in anticipo, e chi viene perdonato in anticipo si sente il bambino deluso di cui parla la prima strofa. È una vergogna sottile, che raramente ho sentito dire così bene in una canzone.

Non riesco a dare un nome alla donna che ascolta, e non voglio ricavarlo dalla biografia di Tenco. Ascoltandola, sento una persona con cui si era fatto un progetto. Il testo parla di una vita sognata per noi: io ci sento un progetto condiviso, anche se quel pronome non basta a stabilire chi sia la destinataria. Forse non conta scegliere. Conta che lei, chiunque sia, non parla mai: la sentiamo solo attraverso il fastidio di lui per la sua bontà, e questo è il punto in cui la canzone mi convince meno. È tutta dalla parte di chi promette, e chi aspetta resta un viso dolce sulla soglia.

Il ritornello, per me, ha la struttura di una promessa che ha bisogno di rinnovarsi per restare credibile. Il cambiamento e' possibile, ma non ha ancora una data o una forma. Non sento una rassicurazione tranquilla: sento la fatica di non arrendersi davanti a chi continua ad aspettare.

E poi ci sono due piccoli spostamenti, che si notano solo leggendo i due ritornelli uno accanto all'altro. Nel secondo compare un no prima della dichiarazione di non essere finito: "No, non son finito, sai". Quel no risponde a un'obiezione che nessuno ha fatto ad alta voce, quindi la fa lui a sé stesso, e il dubbio nel frattempo è cresciuto. E l'ultimo verso cambia: la prima volta chiude con "Ma vedrai che cambierà", la seconda con "Ma un bel giorno cambierà". Il vedrai sparisce proprio alla fine. La promessa non è più rivolta a lei, diventa una speranza detta al vuoto, quasi una formula.

Non so se sia un dettaglio voluto o solo una variazione per non ripetersi. Ma a me piace pensare che la canzone finisca nel momento in cui lui smette di chiederle di guardare. E mi resta la domanda se quella sia una resa o, per la prima volta, un modo di essere sincero.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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Foto: autore sconosciuto, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

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